sabato 31 maggio 2008

MORIRE PER UNA PREGHIERA

Don Andrea scuoteva leggermente la testa quando da bambino seguendo la lezione di religione non ricordavo bene un Ave Maria o un Padre Nostro. Un po' per distrazione un po' per stanchezza, il filo della preghiera a volte si interrompeva, ma bonariamente il parroco lasciava perdere con un sorriso che voleva dire "ce la farai". Mohammed Atif aveva sette anni e stentava a ricordare le frasi del Corano, ma per lui non c'è stata indulgenza né comprensione: è stato ucciso a botte dal suo "maulawi", che altro non è che un prete islamico. Non sono bastati neppure quei sette anni a far vacillare la rabbia del suo aguzzino, tale Qari Ziauddin, il quale, dopo -secondo lui- troppe interruzioni, lo ha agguantato e legato per i piedi alla pala di un ventilatore e poi, come se non bastasse, lo ha preso a botte per fargli tornare la memoria. A quel punto, chiuso la porta, lo ha lasciato pesto e sanguinate a testa in giù e se ne è andato per il fine settimana. Lo ha trovato morto in quella posizione la polizia la quale, dopo alcune ricerche, ha arrestato il "maulawi" con l'accusa di tortura e omicidio. E' successo nella madrassa di Vihari nella provincia del Punjab, in Pakistan. Ieri, e non quattro secoli fa... (Gericus)
[foto tratta da Il Giornale]

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