sabato 10 agosto 2013

Vivere la vita di un altro...


Una vita più una vita non fanno due vite. Fanno un enigma. Se fosse un film, lo si potrebbe intitolare Una vita di troppo. Ma essendo la pura e semplice verità, nessun titolo può spiegare come si senta oggi, a 49 anni, il bambino che visse due volte, l'uomo venuto dal nulla. Insomma, Paul Fronczak (foto). Dei suoi 49 anni, 48 portano di diritto quel nome e quel cognome, però l'anno mancante è anonimo, un buco nero in una culla. Andò così. Il 27 aprile 1964, in una nursery di Chicago viene rapito un neonato. Pare che a sottrarlo sia stata un'infermiera. Anzi, una donna che s'è fatta passare per infermiera, con tanto di camice e cuffietta. Il dolore dei genitori non riesce a ucciderli. Li ferisce a morte, ma non li ammazza. Fanno bene a resistere, e si meritano l'happy end che va in scena quasi un anno dopo. A Newark, nel New Jersey, quelli dell'Fbi trovano un bimbo abbandonato. Nessuno lo reclama, da quelle parti, è un figlio di nessuno. Qualcuno ricorda il caso di Chicago: che sia proprio lui il «kidnapped baby Paul»? Mamma e papà del rapito, subito contattati, sentono un brivido di speranza correre lungo la schiena, una scossa che ridà loro le forze. E quando amorevolmente esaminano i tratti del volto del fagotto che attende di conoscere il proprio destino, e si soffermano sulla conformazione delle orecchie, esultano: «That's my baby!!!», urla la signora Dora. Una madre non può sbagliare, e la prova del Dna è ancora fantascienza, nel 1968...
In quel momento, inizia la seconda vita di quel bimbo. Ha trovato una famiglia, ha trovato una casa, ha trovato un futuro. E per i 48 anni seguenti metterà fra parentesi il proprio anno mancante. Diventa un bel ragazzino, poi un bel giovanotto, poi un bell'uomo. Si sposa e si trasferisce nel Nevada. Diventa papà, e il suo pargolo, memore di quanto ha passato, non lo perde di vista un attimo. Le sue orecchie sono sempre fatte in quel modo particolare che gli è valso una mamma, un papà e tutto il resto. Soltanto, i suoi capelli non sono più biondi e folti. E sotto i capelli brizzolati, un rovello rimosso chissà quante volte torna ad alzare la voce, a urlare più forte di quanto urlò mamma Dora quella volta, abbracciandolo e scoppiando a piangere...
Paul non può far finta di non sentire. Non può continuare a essere se stesso ma anche un altro, due persone in un corpo. Una vita più una vita non fanno due vite. Fanno un enigma che deve ottenere risposta. E se la sua mamma e il suo papà fossero soltanto putativi? Se putacaso... Adesso la prova del Dna non è più fantascienza: è scienza. Così Paul si sottopone alla prova della verità. Non può dire bugie, non vuole dirle. A parlare per lui sono i geni. E i geni dicono «no». Dicono che Dora e Chester non sono i suoi genitori. «Cari mamma e papà - li chiama ancora così, e non potrebbe non farlo -, so che questa notizia è difficile per voi, eppure io vi amo e sarò sempre vostro figlio. Ma voglio scoprire la verità sulla mia identità», ha scritto Paul all'indirizzo che sappiamo.
Quarantotto anni dopo, un altro brivido è corso lungo la schiena di Dora e Chester. Un brivido di orrore. Hanno perso un figlio. Per la seconda volta. Di solito la vita dà e toglie. A loro ha soltanto tolto: prima il vero Paul, poi, quasi mezzo secolo dopo, l'altro Paul.
«Chi è Paul Fronczak?» è il titolo del profilo Facebook dell'ex trovatello. Vale per lui e vale per l'altro «lui». Ovunque sia, sulla Terra o altrove, sarà sempre il bimbo di Dora e Chester. E il fratello di un tale che si è preso la sua vita. (Da Il Giornale)

sabato 6 luglio 2013

The lovely story of a man and his sick dog.


A single, beautiful photograpf of a man cradling his dog in Lake Superior to help ease the pup’s arthritis has pulled at the heartstrings of all those who have seen it, and now RadarOnLine.com has the real story behind the heart-breaking image that went viral. “I am so surprised at the reaction of all of this,John Unger of Bayfield, Wisconsin told RadarOnline.com in an exclusive interview in response to the outpouring of support for him and his loual canine companion.  The 49-year-old farm caretaker adopted his dog, Schoep, when he was just a puppy, but after a staggering 19 years together, the aging shepherd mix is suffering from arthritis and has trouble sleeping, so the inseparable pair head to nearby Lake Superior so he can be lulled to sleep by te water. “I knew the water relieved the pain, but didn’t know to what extent it was helping at first. It takes all the pressure off the joints  and he is just floating there and doesn’t have any body weight,” explained Unger. “He immediately just zones out and is asleep as soon as he puts his head against my chest. I hold him with my right arm and then I will splash water on him and massage his joints – his feet, his shoulders, and his hips if I can. I have had him out there for over an hour but it is usually about 20 minutes.” The extra mile that Unger goes to for Schoep may surprise some people, but the devoted dog owner told Radar that he owes his life to the pup who brought him back from the brink when he had dark thoughts of suicide.
After a break-up with my then fiancee, I was going through a really bad time. I went down to the break water in Milwaukee at the marina, which is made of up of big boulders,” he confessed. “I was thinking of ending my life, I had Schoep with me and we were down there quite a while. I decided it was time to do this, I was going to head dive into the rocks.”
But one last look at his adopted pet made John rethink his fatal plan.
When I was really at that moment to jump, he looked up at me with a look I’ve not seen since or before,” explained Unger. “It was a look of concern, like a human, his eyes were squinted and his brow was scrunchedoes when they try to think really hard. It was quite amazing.”
It snapped me back to realty and made me think, ‘I shouldn’t be doing this… Who was going to care for this dog if I do this?’
I had just rescued him a year before and I was not going to abandon him again by killing myself. He snapped me out of the frame of mind I was in.”
The brush with death brought John and Schoep even closer together than before. “Everything had new and more meaning for us in every day. I made the commitment when I rescued him that I was doing it for life and to take care of him and I’m sticking to it.”
The now-iconic photo of the inseparable pair was taken by close friend and photographer Hannah Stonehouse Hudson, owner of Stonehouse Photography. “I wanted to give him something to remember Schoep by after he has gone,” she explained to Radar, and she has been blown away by the response. “This is beyond anything that I imagined. I knew he had been taking him out to the lake and I was just going out as a friend as a favor.”
Stonehouse Hudson said she believes the secret to the picture’s universal appeal is its simplicity and the love that pours from it. “People can take whatever they needed from that photo and then and apply it their own lives,” she explained. “It goes with any feeling of love, it’s not just about dogs, it’s about a spouse someone has lost or a friend or a bad time they went through.”
As for Schoep, “He is doing great! I think he feels really good. He is not sick and he is not dying, he is just an old dog and has arthritis,” she said.
He’s still really active, we do three walks a day and we swim as much as we can,” Unger went on to say. “I take him to the berry farm and let him just be a dog when I can.”
The pair is heading for their fourth laser treatment on Tuesday to ease the pain in the elderly shepherd’s joints and donations have now been pouring in to help pay for his laser treatments to combat his arthritis. Prints can be bought at LakeSuperiorCards.com, and a portion of the proceeds will go towards vet bills. 

(By Debbie Emery) Radar Reporter


"Perché vuoi fare la guerra all'America?"


Nell'autunno 1982 una bambina di 10 anni scrive al leader sovietico che le risponde invitandola in Urrs. Il 7 luglio 1983 Samantha Smith (foto) inizia un viaggio che la farà diventare la più giovane e popolare pacifista, impegnata in continui viaggi intorno al mondo.

Spaventata dall'idea che tra Usa e Urss potesse scoppiare una guerra nucleare scrive una lettera a Jurij Andropov, appena eletto segretario generale del Pcus, scongiurandolo di non attaccare l'America. Samantha Reed Smith, dieci anni, è solo una dei tanti americani, soprattutto bambini e adolescenti, che inviano missive al leader comunista per chiedergli di impegnarsi per la pace. Una foglio di carta destinato ad affogare tra migliaia, se non milioni, di altre lettere. Ma il caso volle che Andropov risponda proprio a lei. «Cara Samantha, non ho nessuna intenzione di fare la guerra al tuo Paese, noi russi siamo un popolo pacifico, se non ci credi viene a trovarci». Invito prontamente accolto e il 7 luglio del 1983 inizia il viaggio della bambina verso l'Impero del Male. L'evento ha una copertura mediatica immensa, Samantha diventa una star mondiale, subito impegnata in viaggi intorno al mondo. Una popolarità che le sarà però fatale. Al rientro di uno dei suoi viaggi il suo aereo cadrà al suolo. Ponendo fine, a soli 13 anni, alla luminosa e breve carriere della più giovane pacifista del mondo. Un'avventura meravigliosa iniziata nel più banale dei modi nell'autunno del 1982 a Manchester nel Maine. Samantha è nel salotto di casa insieme a mamma, Jane, assistente sociale, forse è il 22 novembre perché quel giorno usciva Time con il faccione di Andropov, nominato appena dieci giorni prima segretario generale del partito comunista. È un brutto momento per le relazioni Est Ovest, l'Urss è impegnata da tre anni nella guerra in Afghanistan, e l'elezione di Andropov, ex ambasciatore a Bupdapest durante la rivolta d'Ungheria ed ex capo del Kgb, non appare un segnale distensivo. In quei giorni, giusto per infondere un po' di ottimismo ai telespettatori americani, il canale televisivo Abc trasmette «The Day After - Il giorno dopo» su una futuribile guerra atomica tra le due superpotenze. Basta e avanza per spaventare una bambina di 10 anni che, vedendo appunto quella foto sul popolare settimanale, chiede alla madre «Se la gente ha così tanta paura di lui, perché nessuno gli scrive una lettera per chiedergli se vuole o no una guerra?» ottenendo come risposta un sintetico invito: «Perché non tu?». Non era del resto la prima volta che la piccola scriveva a un grande della terra: cinque anni prima aveva inviato una lettera alla Regina Elisabetta II d'Inghilterra, per dirle che le piaceva molto. Perché dunque non anche ad Andropov? Detto fatto. Poche righe sintetiche in cui, dopo avergli fatto i complimenti per il suo nuovo incarico, gli chiede se volesse scatenare una guerra nucleare e, nel caso non fosse vero, di impegnarsi per non farla scoppiare. Quindi conclude chiedendogli anche perché voglia conquistare il mondo e l'America in particolare. La cosa sembrò finire lì, ma nell'aprile dell'83 un giornalista, corrispondente americano da Mosca, le telefonò dicendo di aver letto la sua lettera sulla Pravda. Il tempo di realizzare cosa stesse succedendo e arriva la risposta di Andropov. «Non è vero che vogliamo la guerra o conquistare il tuo Paese - scrive in sostanza il leader sovietico - siamo un popolo pacifico e se non ci credi viene a trovarci. Non ora perché fa freddo, ma appena arriva l'estate». Così, presi i contatti, ottenuti visti e permessi, il 7 luglio la piccola Samantha prende un volo per Mosca con mamma e papà Arthur, docente di letteratura e scrittura creativa presso l'Università del Maine ad Augusta. Visitò Mosca e Leningrado per venire poi ospitata ad Artek, il principale campo dei «Pionieri», l'omologo sovietico dei boy scout, in Crimea. E per non farla sentire isolata, il Governo russo scegle ragazzi che parlano bene l'inglese, tra questi Natasha Kashirina di Leningrado con cui rimase poi in contatto fino alla morte. Non incontra però il su anfitrione: Andropov è già molto malato (sarebbe morto l'anno dopo) e si limita a chiamarla al telefono. Il soggiorno di Samantha e dei genitori è un trionfo, soprattutto per la propaganda sovietica. Parlando ad una conferenza stampa a Mosca, la ragazzina Smith dichiara che i russi sono «proprio come noi». Un affetto ricambiato visto che dopo la morte della ragazzina l'Unione Sovietica le dedica un francobollo, un diamante, una varietà di tulipani e di dalie, un vascello. A Mosca viene addirittura scoperto un monumento per ricordarla e, quando l'astronoma sovietica Chernykh scoprì l'asteroide 3147 ottiene dall'Unione Astronomica Internazionale di darle il nome Samantha.
Il suo rientro in patria non ha minore clamore, anche se non mancano le critiche perché in tal modo gli «orchi sovietici» vengono in qualche modo umanizzati. Samantha diventa un'attivista pacifista, ospitata nel 1984 in uno speciale sulla politica per bambini voluto dalla Disney, intervista candidati alle presidenziali del 1984 come George McGovern e Jesse Jackson. Visita il Giappone con sua madre, dove incontra il primo ministro Yasuhiro Nakasone e interviene al Simposio Internazionale della Gioventù tenutosi a Kobe. Nel suo discorso suggerisce ai leader sovietici e americani di scambiarsi le figlie per due settimane all'anno, perché così «non desidererebbero sganciare una bomba sul Paese che ospita la propria figlia». Scrive un libro intitolato «Journey to the Soviet Union» (Viaggio in Unione Sovietica) e intraprende persino la carriere di attrice, recitando con Robert Wagner nella serie televisiva «Lime Street». La sua breve esistenza si conclude il 25 agosto 1985 quando, al rientro nel Maine dalle riprese della serie Tv, il suo aereo si schiantò al suolo in fase di atterraggio. Nel disastro muoiono i due membri dell'equipaggio e i sei passeggeri, tra cui appunto Samantha e il padre. La sua prematura scomparsa desta un vasto cordoglio, soprattutto nel Maine dove era ormai una celebrità. Lo Stato decise di dedicarle il primo lunedì di giugno di ongi anno e una statua nei pressi del Maine State Museum di Augusta. Samantha è ritratta mentre libera una colomba, con ai piedi un cucciolo d'orso, animale simbolo sia del Maine che della Russia. Anche una scuola elementare dello stato di Washington e un dormitorio dell'Università del Maine ricordano l'adolescente La sua «carriera» dura solo due anni, ma la spontaneità con cui la percorre e gli incredibili successi ottenuti la faranno rimanere per sempre un caso unico nella storia del movimento pacifista internazionale. (Il Giornale)