venerdì 31 dicembre 2010

Morire in Afghanistan, morire perchè?

Un anno che si chiude nel peggiore dei modi per il nostro contingente militare presente nei teatri di guerra in giro per il mondo. Una notizia dell'ultimo minuto conferma l'uccisione di un nostro soldato, Matteo Miotto, (foto) 24 anni, "assassinato" da un cecchino in Afghanistan. Il fatto è accaduto a Gulistan (provincia di Farah), una zona calda affidata al controllo dei soldati italiani. Il nostro militare è stato centrato da un cecchino mentre si trovava di guardia in una torretta all'interno della base, un proiettile che entrato dalla spalla ha leso organi vitali. Con la morte di questo militare, sale a 35 il numero degli italiani caduti in Afghanistan dall'inizio della missione nel 2004. Questi i loro nomi:

31 dicembre 2010: Matteo Miotto;
9 ottobre 2010: Gianmarco Manca;
Marco Pedone;
Sebastiano Ville;
Francesco Vannozzi.

17 settembre 2010: Alessandro Romani.
28 luglio 2010: Mauro Gigli; Pierdavide De Cillis.
25 luglio 2010: suicidio -forse- di un militare.
23 giugno 2010: Francesco Saverio Positano.
17 maggio 2010: Massimiliano Ramadù e Luigi Pascazio.
26 febbraio 2010: Pietro Antonio Colazzo.
15 ottobre 2009; Un militare del IV° Reggimento Alpini
paracadutisti.

17 settembre 2009: Antonio Fortunato;
Matteo Mureddu;
Davide Ricchiuto;
Massimiliano Randino;
Robereto Valente;
Gian Domenico Pistonami.

14 luglio 2009: Alessandro Di Lisio.
15 gennaio 2009: Arnaldo Forcucci.
21 settembre 2008: Alessandro Caroppo.
13 febbraio 2008: Giovanni Pezzullo.
24 novembre 2007: Daniele Paladini.
4 ottobre 2007: Lorenzo D'Auria.
26 settembre 2006: Giorgio Langella; Vincenzo Cardella.
20 settembre 2006: Giuseppe Orlando.
2 luglio 2006: Carlo Liguori.
5 maggio 2006: Manuel Fiorito; Luca Polsinelli.
11 ottobre 2005 Michele Sanfilippo.
3 febbraio 2005: Bruno Vianini.
3 ottobre 2004: Giovanni Bruno.

Onore ai Caduti!

venerdì 24 dicembre 2010

Buon Natale e Felice Anno Nuovo!!!!


Un lieto Natale

a tutti


e un felice

Anno Nuovo.


Gericus (r.g.)




Merry Christmas and Happy New Year. (inglese)
Joyeux Noel. (francese)
Bon Tzalende e Trèinadan. (patois valdostano)
Guetz Nus Yoar. (tich)
Frohliche Weihnachten und ein gluckliches Neus Jahr.
(tedesco)
Hyvaa Joulua. (finlandese)
God Jul. (norvegese)
Boas Festas e Feliz Ano Novo. (brasiliano)
Feliz Natal. (portoghese)
Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom. (russo)
Feliz Navidad. (spagnolo)
God Jull ett Gott Nyatt Ar. (svedese)
Bon Nadal i un Bon Any Nou. (catalano)
Glaedeling Jul og Godt Nytar. (danese)
Kala Christouyenna Kiefthismenos O Kenourios Chronos. (greco)
Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar. (olandese)
Kung His Hsin Nien bin Chu Shen Tan. (cinese mandarino)
Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun. (cantonese)
Sung Tan Chuk Ha. (coreano)
Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo. (eschimese)
Shinnen Omodeto. Kurisumasu Omedeto. (giapponese)
Mele Kalikimaka & Hauoli Makahiki Hou. (hawaaiano)
Meri Kirihimete. (maori)
Merry Keshmish. (navajo)
La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou. (samoa)
Chung Mung Giang Sinh. (vietnamita)
Geseende Kersfees en 'n gelukkige Nuwe Jaar. (afrikaans)
Zorionak eta Urte Berri on. (basco)
Buon Natale e Bon Capu d'Annu. (corso)
Maligayang Pasko. (filippino)
Melkam Yelidet Beaal. (amarico)
Edo Bri'cho o rish d'shato Brich'to. (aramaico)
Hag ha Molad sameah Silvester tov. (ebraico)
Bikpela Hamamas Blong. (Papua Nuova Guinea)


giovedì 9 dicembre 2010

Musica? Roba da infedeli...

La piccola islamica 15enne, alunna delle scuole Medie a Reggello (Fi), assieme ai libri e quaderni nella sua borsa ha pure una cuffietta. E guai a dimenticarla. Ma non è per il freddo di queste latitudini del mondo a lei ostili per temperatura, ma per tapparsi i timpani durante l'ora di musica che ha in programma la classe. Perciò eccola lì, con le sue cuffiette in testa appena entra in classe il maestro di musica, lontana da qualsiasi contaminazione musicale ed estranea al mondo che la circonda. Vede gli amici che magari cantano, solfeggiano, battono i quattro quarti calcolando il giusto tempo tra una minima e semi-minima, una croma e una semi-biscroma, ma lei non c'è, almeno con l'udito. Un'ora intera, poi, quando il maestro saluta e se ne va, via le cuffiette e di nuovo presente. Povera piccola, combattuta tra l'Occidente più libero e e l'Oriente più arretrato, si, perché questa pagliacciata, gliel'ha imposta suo padre Omar, un marocchino "osservante": "Mia figlia è felice di seguire le regole del Corano, e la nostra religione ci obbliga a non studiare la musica, è scritto nei testi sacri..." E per far sembrare tutto lecito aggiunge poi: "Non mi sento un fanatico, ma un fedele alle credenze musulmane, credo di essere il primo in Italia ad aver sollevato questo problema, ma sono contento, e lo rifarei". E bravo il nostro Omar, ma altrettanto "bravo" è l'assessore alle politiche sociali di Reggello Daniele Bruschettini, il quale invece di contestare il gesto, usa il condizionale ammettendo che "gli islamici 'dovrebbero' adeguarsi alla cultura del Paese che li ospita" invece di usare il presente indicativo "devono". La preside dell'istituto scolastico Vilma Natali è ancora più "soft", ed essendo "un'anima bella e molto politicamente corretta" gioisce della soluzione trovata "poiché mette d'accordo padre e insegnanti", senza specificare che anche questa volta la nostra risposta è giunta "chinando la testa e mettendoci proni". Ma a questo punto è stato sentito anche il sommo parere dell' imam locale, il quale non ha sgranato gli occhi dallo sbigottimento del gesto asserendo ma no, ci deve essere un equivoco, anzi, ha appoggiato il volere del suo connazionale, ammettendo lemme lemme che "tutto deve essere correlato alla scelta educativa della singola famiglia", come per dire "se lui vuole così, che così sia". Qualche parere giunto dai lettori del "Corriere online" dove si parla del caso? "Pazzesco" -dice firmandosi 'Lettore 905697'- "ma che ci viene a fare gente così nell'Occidente corrotto e infedele"? "Oriana Fallaci aveva ragione" sentenzia invece 'bapilu', che scrive ancora "siamo un popolo senza dignità nazionale e ci caliamo le braghe di fronte al più ottuso bigotto islamico". Il 'Lettore 1868491' ci scherza su: "Meno male che è una famiglia islamica moderata. Altri avrebbero tagliato le orecchie alla figlia probabilmente. E' proprio necessario riempire le nostre città di questa gente"? Già, è proprio vero, tanto che il 'Lettore 1868484' dà la risposta senza volere al quesito: "con simili presupposti, lo scontro con l'islam sarà inevitabile". E il Ministro della Pubblica Istruzione Maria Stella Gelminini cosa ne pensa? A lei la risposta...

mercoledì 8 dicembre 2010

John Lennon 1940-1980

Trent'anni. Sembra ieri, quando io, nel bar-chalet tra le nevi di Punta Helbronner in Valle d'Aosta, sentii la radio che annunciava la morte di John Lennon, assassinato a New York. Mi sembrò impossibile. Chi può voler la morte del fondatore dei "fab four"? Quale mente malata può chiudere per sempre la voce e l'ispirazione di uno tra i più prolifici autori del secolo? Poi, ascoltando i particolari, l'amara constatazione della fine di un periodo, di un intera generazione cresciuta a "Please please me" e "Twist and shout". Era dunque l'8 dicembre 1980 quando alle dieci e venti di sera, Mark David Chapman, 25 anni di Honolulu, freddò con quattro colpi di pistola John Lennon, mentre questi, con la moglie Yoko Ono, rientrava a casa dopo una seduta di registrazione dell'album "Walking on the tin ice" al Rekord Plant Studio. Nessuna spiegazione da parte dell'omicida, quando il custode del palazzo, richiamato dai rumori degli spari urlò all'assassinino: “Ma lo sa che cosa ha fatto?!!!” La risposta del folle fu lapidaria: “Certo, ho appena ucciso John Lennon”. Finiva lì, dunque, nel freddo androne del Dakota Building che si affaccia sulla 72esima strada, la vita di John Lennon. Non è retorica dire che la sua presenza è tuttora viva più che mai. Che senso avrebbe sennò quel mondo di sensazioni che ancora oggi, a distanza di così tanti anni, proviamo ascoltando le sue canzoni? Sognatori nostalgici? Chissà. Del resto un sogno ce lo ha lasciato proprio Lennon attraverso una delle sue più belle composizioni: "You may say I'm a dreamer, but I'm not the only one, I hope some day youll'join us, and the world will live as one"...

(scritto da Gericus)

domenica 5 dicembre 2010

La Strage di Lamezia Terme

LAMEZIA TERME (Calabria) - Sette corpi sotto altrettanti lenzuoli bianchi stesi sulla strada. Sette vite spezzate e tre in gravi condizioni all'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia. Non è un'azione di guerra in Afghanistan, ma un tragico incidente accaduto nella località calabrese di Sant'Eufemia, dove una Mercedes è piombata su un gruppo di ciclisti che si stavano allenando. Le vittime sono Rosario Perri, 55 anni; Francesco Strangis, 51; Vinicio Pottin, 47; Giovanni Cannizzaro, 58; Pasquale De Luca, 35: Domenico Palazzo e Fortunato Bernardi dei quali non è stata resa nota l'età. I tre feriti in gravi condizioni sono invece Gennaro Perri, Fabio Davoli e Domenico Strangis. Alla guida dell'auto, un marocchino 21enne senza patente e sotto effetto di droga. Secondo una prima ricostruzione dell'incidente, l'autista della Mercedes viaggiando a velocità elevata ha tentato un sorpasso trovandosi davanti il gruppo dei ciclisti che viaggiava nella direzione opposta. Nessun tentativo di frenata è rimasto impresso sull'asfalto e l'impatto è stato devastante. Subito dopo il massacro, l'investitore, leggermente ferito ha cercato di allontanarsi dal luogo dell'incidente, ma ora si trova piantonato in ospedale per alcune leggere ferite. Una strage che riporta alla mente quella dei quattro minorenni falciati in sella ai loro motocicli alcuni anni fa sulla strada di Appignano (Ascoli Piceno) da Marco Ahmetovic, un romeno ubriaco alla guida di un furgone. Le domande ora sono tante: come è possibile che uno straniero senza patente e per di più sotto effetto di droghe fosse alla guida di una vettura? Come è possibile che nonostante il suo "palmares" di reati, fosse ancora in circolazione in Italia? Quale attività "legale" svolgeva per permettersi una Mercedes? Era in regola con il permesso di soggiorno? Se era dedito alla droga, quindi schedato, perché non era stato spedito a casa sua? Domande che resteranno lettera morta per i parenti delle vittime, vittime di questa invasione senza controllo messa in atto da gente senza scrupoli che in Italia -e in Europa- cerca solo l'Eldorado, a qualsiasi prezzo. Anche disprezzando la vita altrui mettendosi alla guida di un mezzo, imbottiti di droga e senza patente.
(foto: la terribile scena dell'incidente)

lunedì 8 novembre 2010

Califano, la Cicala e la Formica...

Ai suoi tempi Franco Califano (foto) non si è fatto mancare niente. Erano gli anni '60, e via Veneto, nel pieno boom era la sua vetrina: donne bellissime al suo fianco e poi alberghi esclusivi, Excelsior, Grand Hotel, oltre a vetture tipo Ferrari, Maserati, Mercedes e Jaguar. Cantante compositore, con al suo attivo brani pregevoli, come "Minuetto", "Un estate fa", La Musica è Finita", e forse la più conosciuta "Tutto il resto è noia". Grande amatore -sostiene di avere avuto più di mille donne- e grande personaggio della Roma dei V.i.p., Franco Califano -proprio per il suo stile di vita soprannominato "il Califfo"- ha attraversato epoche e macinato avventure, poi, con l'età e con il successo che è solo un ricordo, oggi è arrivato il momento dei bilanci, che non sono certo rosei: "Sono diventato povero e chiedo di poter usufruire al sostegno economico della legge Bacchelli". Ma come? Il Califfo, donne, whisky e Ferrari non ha più un euro? "Sono con le spalle al muro e mai, quando le cose andavano bene ho pensato a comprare una casa, perché mi spostavo sempre tra alberghi, residence e città diverse". Ma diritti d'autore dalla Siae non arrivano? "Si, 10.000 euro ogni sei mesi, ma per vivere non sono sufficienti, avendo l'affitto e le altre spese". Siamo sul lastrico dunque, e la motivazione di questo stato di cose Califano lo spiega con quella banale caduta avvenuta in casa il 15 di luglio e che gli è costato la rottura di tre vertebre. "Non posso più fare serate, e quelle erano le uniche e consistenti fonti di reddito per me". Insomma, a 72 anni, l'età dei remi in barca e di una sana e tranquilla vita da pensionato, il "Califfo" si scopre povero nonostante i suoi 20.000 euro al mese. Ma forse non lo sa che ci sono pensionati che vivono con 500 euro al mese, tirano la cinghia e tirano avanti senza contare su legge Bacchelli o aiuto da chicchessia? Da una parte c'è da capirlo il nostro "Califfo", poiché per lui la vita è stata quella dei week end a Montecarlo, shopping in via "Montenapoleone" e aperitivo al bar terrazza "Danieli" di Venezia. Ferrari sotto casa, donna da sballo e "suite" al Grand Hotel. Pertanto? "Tutto il resto è noia...maledetta noia..."

martedì 2 novembre 2010

Un cappio per Sakineh

I mucchi di pietre sono stati portati via. Per Sakineh Mohammadi Ashtiani, 42 anni, (foto) il tribunale di Tabriz (Iran) ha fatto una "benevola eccezione": sarà impiccata e non lapidata. E il suo tempo sta per finire, dando credito alle notizie che arrivano per bocca di Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati Iraniani in Italia: "Abbiamo ricevuto dall'Iran fondate informazioni di un accelerazione dei tempi dell'esecuzione, quindi potremmo essere alla vigilia dell'impiccagione". E atroci sospetti sono anche gli arresti dell'avvocato difensore della donna e del figlio di Sakineh, sbattuti in una cella per motivi tuttora da chiarire ma col perentorio ordine di "non rilasciarli fino a che non sarà stata eseguita la condanna a morte". Il regime iraniano dunque non ascolta appelli giunti da ogni parte del mondo occidentale, dimostrando una volta in più -come se ce ne fosse bisogno- l'assoluto menefreghismo di diritti umani e gesti di clemenza. Da parte loro nessuna dichiarazione in merito, ma una cosa preoccupa ancor di più, poiché si pensa che il regime dei mullah "intenda impiccare Sakineh in grande segretezza e lo annunci al mondo a fatto compiuto". Come già scritto, Sakineh fu condannata in prima istanza a 99 frustate "per adulterio", e in seguito, alla lapidazione decisa dal tribunale di Tabriz il 15 maggio 2006 poiché implicata nell'omicidio del marito, una accusa però mai provata e decisa attraverso una confessione estorta alla donna dopo atroci torture. Il cappio è pronto dunque, e oggi potrebbe essere l'ultimo giorno di vita di Sakineh, anche se l'ultima parola di vita o di morte spetta ora ad un uomo. "Tutto è nelle mani della Suprema Corte, l'ayatollah Alì Kamenei" fanno sapere. Per Sakineh, è l'ultima fiammella nel buio di un Medioevo giunto al terzo millennio...

martedì 26 ottobre 2010

BARBARA 26.10.2008


Ricordati Barbara
Pioveva senza tregua quel giorno su Brest
E tu camminavi sorridente
Raggiante rapita grondante, sotto la pioggia.
Ricordati Barbara,
Pioveva senza tregua su Brest
E t'ho incontrata in rue de Siam
E tu sorridevi, e sorridevo anch'io
Ricordati Barbara,
Tu che io non conoscevo
Tu che non mi conoscevi
Ricordati, ricordati comunque di quel giorno
Non dimenticare
Un uomo si riparava sotto un portico
E ha gridato il tuo nome Barbara
E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia
Grondante rapita raggiante
Gettandoti tra le sue braccia
Ricordati di questo Barbara
E non volermene se ti do del tu
Io do del tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li ho visti che una sola volta
Io do del tu a tutti quelli che si amano
Anche se non li conosco
Ricordati Barbara, non dimenticare
Questa pioggia buona e felice
Sul tuo viso felice
Su questa città felice
Questa pioggia sul mare, sull'arsenale
Sul battello d'Ouessant
Oh Barbara, che cazzata la guerra
E cosa sei diventata adesso
Sotto questa pioggia di ferro
Di fuoco acciaio e sangue
E lui che ti stringeva fra le braccia
Amorosamente
E' forse morto disperso o invece vive ancora
Oh Barbara, piove senza tregua su Brest
Come pioveva allora
Ma non è più così e tutto si è guastato
E' una pioggia di morte desolata e crudele
Non è neppure più bufera
Di ferro acciaio e sangue
Ma solamente nuvole che crepano come cani
Come cani che spariscono
Seguendo la corrente su Brest
E scappano lontano a imputridire
Lontano da Brest
Dove non c'è più niente. (Jaques Prévert)

sabato 23 ottobre 2010

Sarah e il baraccone mediatico.

Giornate intere di Sarah, talk show nella stessa ora su ogni canale, scoop, nuove verità, nuove ammissioni... Se con il delitto di Cogne pensavamo di aver toccato il fondo, con quello di Avetrana siamo scesi oltre. Non c'è il minimo particolare di Sarah Scazzi che non sia stato reso pubblico, discusso, interpretato. Di lei, di questa povera vittima ormai sappiamo tutto; voleva fuggire dal paesello, era infatuata di Ivano e delle sue coccole, che con la cugina Sabrina -quella che ora è in carcere accusata dal padre della partecipazione al delitto- si divideva tra gelosie e battibecchi. Da quel funesto 26 agosto, non c'è giorno che Sarah non sia stata l'argomento di ore e ore di trasmissioni. Di lei si parla nei programmi del mattino, nei telegiornali, nella "Vita in diretta" pomeridiana, e nella sera nei salotti dei vari Vespa, Vinci, Sottile, Capuozzo, Sky 24... Ospiti prezzolati che saltano da una trasmissione all'altra e che dicono la loro come fossero tante bocche della verità, giornalisti, psichiatri, psicologi e soprattutto, criminologi, assurti al ruolo di vere e proprie star che "tutto sanno e tutto spiegano", ospiti ormai assunti in pianta stabile visto il ripetersi di delitti "da raccontare". Si parla di diritto di cronaca, ma se tutto questo è cronaca allora significa che il giornalismo è giunto al capolinea, rimpiazzato dal "pettegolezzo", dalla morbosità dei particolari, e ossessionato dal raggiungere lo "share" più alto che equivale a maggior introiti pubblicitari, quindi soldi. Si dice che la televisione offre quello che vuole la gente, mentre invece credo che la gente sia succube di ciò che mostra la televisione. Povera Sarah, come il piccolo Samuele di Cogne anche lei è passata in secondo piano, offuscata in interesse dalle affermazioni, ritrattazioni, confessioni e mezze ammissioni della famiglia Misseri-Addams. Che strana la vita. Qualcuno, subito dopo la scomparsa affermò che nei suoi sogni di bambina c'era la volontà di diventare famosa, e che per farlo aveva escogitato una mezza fuga e un veloce ritorno, lasciando le sue foto migliori che giornali e televisione avrebbero mostrato. Tutto e ancor di più è stato fatto: l'abbiamo vista seduta in jeans e maglietta rosa, primo piano dagli occhi sognanti, allegra con il tuo amato gatto, in gita a Roma, ad una festa danzante, in un negozio di estetista, davanti ad una torta di compleanno. Qui tra i vivi, l'indegno "baraccone" andrà avanti ancora per un bel po'. Riposa in pace Sarah. Se ti è possibile...

venerdì 15 ottobre 2010

Akuku, l'uomo dalle 100 mogli..

Adesso dicono che Acentus Akuku, (foto) meglio conosciuto come "Danger Akuku", avesse un portamento fiero, occhi intriganti e un sorriso accattivante. Sicuramente era così, poiché "Danger Akuku", trapassato a miglior vita alla bella età di 100 anni, ha lasciato dietro di se ben 100 mogli, oltre 200 figli e un numero imprecisato di nipoti e bisnipoti. Un posto di privilegio nel "Guinness" dei primati questo vegeto e prolifico "african lover" sicuramente se lo è meritato, se pensiamo che la prima moglie se l'è impalmata nel lontano 1939 e l'ultima nel 1992, vivendo praticamente tra "lune di miele" e funerali, dato che ben 12 moglie se ne sono andate nel frattempo. E per un "poligamo d'eccellenza" come "Danger Akuku", non ci saranno semplici funerali, tanto che un pronipote del patriarca, tale Nickson Manzo, -un nome che la dice lunga...- ha aperto una pagina su Facebook con la speranza di rintracciare più parenti possibili, affinché "la famiglia" riunita al completo possa accompagnare l'avo alla sua ultima dimora. E si presume che sarà una lunga processione, se pensiamo che per far studiare la numerosa prole, sono nate appositamente due scuole, dove in una di queste tutt'oggi vi sono iscritti circa 70 bisnipoti (su 300 alunni) , così come è stata eretta una chiesa per dare alla famiglia un luogo in cui pregare. E se qualcuno pensa che l'harem di "Danger Akuku" sia stato un qualcosa di simile ad un girone dantesco, con gelosie e guerre interne è proprio fuori strada: "Noi mogli" dice la numero 13, "anche se eravamo tante, non sapevamo assolutamente chi tra noi fosse la sua favorita...Poteva bussare alla porta di camera a metà della notte, e siccome le visite accadevano di rado, noi eravamo sempre felici di accoglierlo...". E il detto tutto occidentale che una moglie basta e avanza? Boh, fatto sta che il funerale di "Danger Akuku" sarà celebrato nientemeno che il 4 dicembre prossimo. L'Africa è grande, e figli, nipoti e bisnipoti sparsi in giro sono tanti. Mi vien da ridere al pensiero di Akuku in mezzo a 100 suocere...

giovedì 14 ottobre 2010

Ivan, la tigre e l'agnello...

In seicento o poco più hanno messo a ferro e fuoco una città, Genova, e fatto annullare un incontro di calcio tra Italia e Serbia. In poche parole, l'Italia ha calato di nuovo le braghe, violentata da quattro imbecilli scambiati per "tifosi esaltati", ma in realtà pericolosi delinquenti con viaggio "tutto compreso" in quest'Italia pavida e senza dignità. E così un certo Ivan, 29 anni, ha avuto l'onore della "diretta televisiva mondiale", dove ha potuto dimostrare indisturbato al mondo come sia possibile fare casino in Italia senza che lo straccio di un agente qualsiasi possa fermarti. E allora eccolo lì, seduto a cavalcioni sulle barriere divisorie dello stadio Marassi, mentre indisturbato a colpi di tronchesi taglia la rete di protezione, incita l'orda di amici serbi e lancia petardi verso la curva dei supporter italiani, sotto lo sguardo esterrefatto di milioni di telespettatori e soprattutto, di una cinquantina di agenti in divisa antisommossa un paio di metri sotto di lui. Lo "show" del pallone questa volta "non è andato avanti", lasciando a Ivan il palcoscenico mondiale, lui, troglodita di altri tempi, cavernicolo sceso dall'Est europeo che in un pomeriggio soltanto è riuscito a mettere a sacco una città e beffato la sovranità -parola che riempie la bocca ai nostri politici- di una nazione. "Non siamo entrati in azione per non provocare un'altra Heysel" hanno tuonato i responsabili italiani della sicurezza, mentre Sepp Blatter, presidente Fifa, ha ribattuto che se "Italia Serbia si fosse giocata in uno stadio inglese, tutto questo non sarebbe accaduto", alludendo alla mancanza di polso delle nostre forze dell'ordine rispetto a quelle di Sua Maestà. La spavalderia di Ivan però è durata solo lo spazio di poche ore, fino a quando gli agenti lo hanno beccato nascosto tra le valige nel bagagliaio del pullman che lo avrebbe riportato a casa. Non più "tigre dei Balcani" ma piuttosto "topo di fogna", il cavernicolo è stato agguantato per le orecchie e portato al carcere di Marassi. Avrebbe dovuto essere dietro le sbarre assieme alla sua tribù d'imbecilli già da diverse ore, se non avesse trovato sul suo cammino la paura tutta italica di chi deve prendere decisioni e invece non le prende. Sicurezza nelle strade e sicurezza negli stadi: ma di quale sicurezza si parla se l'Italia si caga addosso davanti ad una banda di 600 teppisti?
(foto: Ivan Bogdanov)

giovedì 7 ottobre 2010

Il mostro e la bambina.

Un laccio intorno al collo e la vita, i sogni di bambina che volano via. E' finita nel modo peggiore la storia di Sarah Scazzi, (foto) la quindicenne scomparsa da oltre un mese ad Avetrana (Ta), uccisa e gettata in un pozzo dallo zio Michele Misseri, 53 anni. Un mostro tra i parenti stretti, che dopo una giornata intera di stressanti interrogatori ha confessato il suo turpe omicidio. Ed è proprio lui che pochi giorni fa, dopo aver "ritrovato" il cellulare della bambina tra le sterpaglie bruciate in un suo campo, scoppiando in lacrime davanti alle telecamere sfacciatamente aveva ammesso "che ora la gente penserà male di me anche se io non centro nulla con questo fatto". Una maniera subdola per cercare di scacciare i sospetti che si addensavano su di se, tanto che che gli investigatori infatti non hanno abboccato "Ho strangolato Sarah il giorno stesso che è scomparsa, usando una cordicella mentre era di spalle e ho abusato di lei dopo che era già morta" confesserà due giorni dopo l'uomo. Orrore all'orrore, tanto che i carabinieri non diffonderanno altri particolari sull'omicidio ritenuti troppo agghiaccianti. "Se dovessi escludere una persona da questa storia è proprio mio cognato" aveva affermato Concetta Spagnolo, la madre di Sarah dopo che il cellulare della figlia era stato "ritrovato" proprio dal cognato, e che ora lancia invece pesanti accuse: "Mia sorella e mia nipote Valentina forse lo sapevano". Strano destino di questa ragazzina che sognava di fuggire di casa per lasciarsi alle spalle quella vita vuota e anonima di paese, e che invece sulla sua strada ha incontrato un mostro nelle vesti di zio...

lunedì 4 ottobre 2010

Una pietra per la moglie, una spranga per la figlia.

Alla ricerca di una vita migliore portandosi dietro la miseria culturale. E' successo a Novi, un paese in provincia di Modena, e come un copione che si ripete, un'altra giovane extracomunitaria è finita all'ospedale in gravi condizioni, mentre la madre, schieratasi in sua difesa è finita dritta all'obitorio. Motivo di tanto odio esploso in questa famiglia pakistana, un matrimonio combinato e un netto rifiuto da parte della ragazza ai voleri del padre, tale Haman Khan Butt, 53 anni (foto). Per Nosheen, 19 anni, questo matrimonio combinato proprio non andava giù. Aveva ormai capito dopo anni vissuti in Italia, che nel mondo civile non esistono imposizioni di questo tipo, quindi, "quel matrimonio non s'era da fare". E dalla sua parte, si era schierata pure la madre, Begm Shnez, 46 anni, anche lei "occidentalizzata" e contraria alle medioevali usanze del paese d'origine. Le numerose discussioni però erano il pane quotidiano fino a ieri, quando in quell'orticello condominiale di via Bigi Veles al numero 38 di Novi è scoppiato il dramma. A passare alle vie di fatto è stato il figlio maggiore Humar, 20 anni, il quale nel dare manforte al padre per ristabilire la supremazia dell'uomo verso la donna, si è scagliato contro la sorella colpendola ripetutamente con una spranga di ferro. Richiamata dalle urla è sopraggiunta la madre che ha cercato di difendere la figlia, un gesto però che ha fatto scattare la molla omicida del marito, il quale buttatosi a sua volta nella mischia, ha assestato diversi colpi di pietra in testa alla moglie. Per quest'ultima, inutile la corsa all'ospedale dove è giunta ormai cadavere per le gravi ferite riportate, mentre la figlia, in gravi condizioni, è stata presa in cura dai medici del pronto soccorso e ricoverata in terapia intensiva con prognosi riservata al Nuovo Sant'Agostino Estense di Modena. Per i due "integralisti giustizieri", le manette ai polsi fatte scattare dai Carabinieri. Brutti ricordi che riportano alla mente altri drammi, come quello di Saana, la giovane marocchina uccisa dal padre perché innamoratasi di un italiano, e Hina, altra pakistana uccisa sempre dal padre con l'aiuto dei cognati perché "troppo occidentale". Odiare il ricco Occidente ma sfruttarlo nello stesso momento, quasi un razzismo alla rovescia. Souad Sbai dell'Associazione Acmid-Donna e deputata di origini marocchine lo dice a chiare lettere: "In Italia si faccia attenzione, perché questo è solo l'inizio", alludendo al fatto che le seconde generazioni di giovani arabe rifiutano questi modelli di vita, quindi, "possibili nuove vittime". Una situazione quindi che pare stia sfuggendo di mano a chi invece dovrebbe fermare sul nascere questi gesti, messi in atto tra l'altro da extracomunitari in regola col permesso di soggiorno. Ma nel rilasciare tale permessi, non dovrebbe essere incluso anche il "tacito consenso per lo straniero nel seguire usi e costumi occidentali"? Tra i moltissimi commenti giunti in redazione "online" del Giornale, si stigmatizzano gli ingressi selvaggi in Europa con queste parole: "Quale Italia lasceremo ai nostri figli e nipoti"? La risposta purtroppo "è un orizzonte gonfio di nuvole nere..."

martedì 28 settembre 2010

Bastonare la moglie? Un onore per lei...

Per un matrimonio felice? Belle bastonate alla moglie, "date però secondo regole precise: senza lasciare segni visibili e solo per buona causa. Ad esempio se lei si nega". Non è una barzelletta, ma il consiglio dei Saad Arafat, (foto) un predicatore egiziano apparso recentemente in una televisione statale per portare i suoi "illuminati" pensieri. E tutto ciò lo diceva talmente convinto da spiegarne i più sottili misteri: "Vostra moglie, dopo le botte che ha preso, sarà onorata di tutte queste attenzioni nei suoi riguardi, e vi considererà un vero uomo". E il confronto con gli uomini occidentali non poteva mancare: "Perché il 90 per cento delle donne britanniche si lamenta per l'eterna indecisione di quelle mezze cartucce dei loro mariti"? Evvabbene, perché? Ce lo spiega ancora quel sant'uomo di Saad Arafat: "Perché istituendo la punizione delle bastonate Allah ha voluto rendere un onore e un privilegio alle donne". E passiamo dunque all'atto pratico, quello cioè delle bastonate: "Non va colpita in faccia e non va sfigurata" continua il predicatore, "e quando il marito la sta colpendo non deve mai insultarla, mai maledirla, perché lui non la batte per farle del male, ma per regalarle disciplina". Un asino e una donna "pari sono" dunque. Ma c'è anche un codice d'onore per l'uomo: "Mai andare oltre dieci colpi, non bisogna romperle le ossa, spaccarle i denti e ficcarle le dita negli occhi" ammette con premura il predicatore. Ma ora il maschio potrebbe essere assalito da dei dubbi: con cosa pestarla? Pugni, pedate, schiaffi, legnate? In suo soccorso ritorna Saad Arafat: "La miglior cosa è colpirla con un corto bastone e i colpi non devono susseguirsi uno all'altro, però, senza sbagliare la conta". Ma quali possono essere i motivi scatenanti di una "giusta punizione"? Beh, non di certo va legnata se non ha fatto trovare la cena pronta,quindi? Per il predicatore islamico Saad Arafat non ci sono dubbi: "Se non vi vuole più, se a letto fa la neghittosa e si rifiuta di soddisfarvi. Lui la vuole e lei rifiuta, lui la chiama e lei si nega...insomma, se non ci sono altre soluzioni per il marito le botte sono concesse." Tutto questo ed altro in una tivu di Stato, così come da noi a mezzogiorno la Clerici insegna ricette culinarie, in Egitto Saad Arafat insegna come tenere vivo il legame tra moglie e marito: prima bastonandola per poi violentarla. Per chi non ci crede, perda tre minuti soltanto per andare su Youtube e verifichi di persona cosa accade in certe latitudini, oggi, nell'anno Domini 2010...

venerdì 17 settembre 2010

Venerdì 17: Giorno sfigato?!

Ebbene si. Una volta per tutte voglio proprio sfatare il detto del "Venerdì 17", una data che da sempre si crede portatrice di sfiga. E non lo faccio con sterili elucubrazioni, ma con prove di fatto che il "Venerdì 17" porta invece fortuna alla grande! Dunque, cominciamo subito a spiegarne i motivi. Questa mattina, venerdì 17, aprendo la mia posta elettronica ho letto quanto segue: un certo signor Judy Schick, sul letto di morte, ha deciso di devolvere 8.500.000 dollari a mio nome. Il notaio che ha ricevuto questo incarico mi chiede dunque tutte le mie coordinate bancarie per poter eseguire l'operazione. Ma il bello deve ancora venire, perché ancora oggi, Venerdì 17 mi è giunta un'altra mail: Un certo signor James Smith, un manager bancario della Trust Bank of Lagos in Nigeria, mi comunica che è stata trovata una somma abbandonata di 8.711 milioni di dollari appartenente ad un contractor morto assieme a tutta la famiglia nell'esplosione di una bomba. E siccome non ci sono parenti, il signor James ha pensato di farmi partecipare "al banchetto", dietro, logicamente, l'invio dei miei dati. Ma non è ancora finita! Oggi, venerdì 17 altra mail granarosa: Mi informano che dal Giappone è già stato predisposto il pagamento a mio nome di 10.5 milioni di dollari, cioè i dividendi di una mia partecipazione ad alcuni grossi investimenti fatti in quel Paese. Si dice che devo immediatamente contattare un certo signor Bruce Flutcher al numero telefonico +234-8028068*** per definire la trattativa. Ma se credete che questo basti siete fuori strada! Oggi, venerdì 17 ho ricevuto anche questo: Sono il destinatario di un altro testamento con pagamento già predisposto. Il tipo in questione -il nome me lo riferiranno con la seconda lettera- mi ha lasciato unico erede di 10milioni e 600 mila dollari, che io ne entrerò in possesso appena loro riceveranno tutti i miei dati anagrafici. Ma c'è anche la Lotteria di Yahoo, che proprio oggi, venerdì 17 mi comunica di aver vinto il primo premio consistente in 1 milione di sterline inglesi! Devo solo fargli sapere i miei account bancari per il deposito diretto. E per finire, c'è pure una certa Eveline, 24 anni residente in Ucraina, la quale oggi, venerdì 17 mi dice che se ho problemi di...lunghezza o erezione lei ha i rimedi a tutte e due le disfunzioni... Ragazzi! Oggi venerdì 17 sono diventato ricchissimo e ho risolto...alcuni problemucci! Viva dunque il Venerdì 17...

mercoledì 15 settembre 2010

Rom e sindrome di Tafazzi...

Non c'è che dire. L'Europa -esclusa qualche nazione che in questi giorni dimostra di avere superato tale malattia- è afflitta dalla "sindrome Tafazzi". E' una malattia che nonostante il dolore causato, fa si che non faccia smettere il portatore di tale sintomo a "martellarsi sui genitali", quasi come ne trovasse un sadico piacere. E parlo della "guarita" Francia, la quale, oltre ad aver varato proprio in questi giorni una legge "anti-burqa", alcuni mesi fa aveva portato avanti l'iniziativa di rispedire al loro Paese d'origine migliaia di zingari nullafacenti che bivaccavano qua e là. Una certa cifra data ad ogni "partente" oltre al viaggio aereo a spese del governo francese. Dove sta dunque il guaio? Le "anime belle" purtroppo non crescono soltanto in casa nostra, ma anche fuori, tanto che il Lussemburgo ne ha partorita una di quelle "snob", tale Viviane Reding, e che guarda caso ricopre la carica di commissario europeo alla giustizia, la quale dal suo scranno più alto ha tuonato parole al di sopra delle righe contro la Francia: "La mia pazienza sta per finire" ha sostenuto la tipa, paragonando poi il governo di Sarkozy "a quello di Vichy", quello cui l'esecutivo collaborazionista durante l'ultima guerra mondiale avviò ai campi di concentramento migliaia di ebrei e zingari. Un paragone offensivo e fuori luogo -da anima bella e pura- e che la Francia rispedisce al mittente, con un Sarkozy più inviperito che mai il quale replica: "Se a lei piacciono tanto i rom, che se li porti a casa sua in Lussemburgo". A volte le soluzioni ai più intricati problemi nascono così, per caso, perché io nelle parole di Nicolas Sarkozy ho visto la luce in fondo al tunnel del "rom si rom no". Dunque: perché infatti i Paesi che amano i rom non aprono i propri confini e se li prendono in massa? Se tu ami qualcosa o qualcuno, perché devi dividere questo sentimento con altri? Il discorso non fa una grinza quindi, e tra i Paesi che sono tanto ospitanti, ci metto pure il Vaticano, il quale per voce di Papa Benedetto XVI, giorni fa ha esortato i Paesi d'Europa ad aprire le porte "ai reietti", salvo però chiudere ben bene i cancelli d'accesso al ricchissimo Stato Pontificio. Qui dunque non si tratta di far vivere ai nomadi una vita in un ambiente ostile "tra immondi campi infestati di topi e spazzatura" (e auto costosissime di grossa cilindrata cui nessuno ha mai indagato sulla provenienza...), ma piuttosto di farli vivere serenamente in un Paese ospitale, tollerante e amorevole nei loro confronti. Diavolo di un Sarkozy! In quello scatto d'ira verso la Viviane "Tafazzi" Reding hai trovato la verità. E sono certo che alla sera, ripensando all'accaduto, avrai anche aggiunto che -come recita un vecchio e triviale adagio- "è l'ora di finirla di fare i finocchi col culo degli altri"...

giovedì 2 settembre 2010

Sakineh Non Deve Morire

"Woman is the nigger of the world" cantava John Lennon nel '72, e quanta verità -già allora!- c'era in questa canzone. In quel "nigger" c'era tutto, schiavitù e vittima dell'uomo. Oggi, a rappresentare la vittima di turno è Sakineh Mohammadi Ashtiani, la 43enne iraniana condannata alla lapidazione e in attesa di sentenza. Un tribunale l'ha condannata in prima istanza a 99 frustate per "adulterio" e in seguito a morte poiché implicata nell'omicidio del marito, con una confessione estorta alla donna dopo atroci torture. Salvare la vita a Sakineh non è solo strappare un essere umano al boia, ma come ha affermato Isabella Bertolini della Direzione del Pdl, " significa vincere un importante battaglia di civiltà contro l'oscurantismo dell'Islam integralista, che nega la libertà e minaccia la vita di tante donne islamiche in tutto il mondo". Ma se la penna di morte è già per sé una barbarie, la lapidazione lo è ancora di più, dato che si esalta una popolazione a prenderne parte e a rendersi carnefice suo malgrado. Ma per capire cosa sia successo e perché Sakineh si trovi in attesa di morte bisogna risalire al 15 maggio del 2006, quando un tribunale di Tabriz la dichiarò colpevole del reato di "relazione illecita" con due uomini, passando in seguito all'accusa più pesante di "concorso in omicidio", un accusa quest'ultima però mai provata e respinta in fase di giudizio da due giurati su cinque. Da quel giorno, grazie ai movimenti in suo favore nati nel mondo, il boia è stato fermato, in un clima però talmente infuocato da far fuggire in Norvegia il suo avvocato difensore a causa di minacce di morte. Mobilitazione dunque, con proteste partite da Londra, Stati Uniti, Roma e Parigi. Ed è proprio sulla presa di posizione della "premier dame" francese Carla Bruni, moglie del presidente Sarkozy che si sono sollevati gli strali della stampa iraniana, tanto che sul quotidiano ultraconservatore Kayhan in un articolo di fondo del direttore, questi attacca proprio la Bruni definendola "una puttana", creando così un ulteriore strappo tra la diplomazia iraniana e quella francese, come se i rapporti tra i due Paesi non fossero già tesi abbastanza. L'8 luglio 2010 era la data della sentenza, rimandata in seguito alle proteste mondiali, ora per Sakineh Mohammadi ogni giorno potrebbe essere l'ultimo. Glielo ricordano con sadismo e crudeltà i suoi carcerieri ogni sera prima di spegnere la luce: "Preparati, domani è la tua ora". Questo accade in Iran oggi, nell'anno Domini 2004...
(foto: Sakineh Mohammadi Ashtiani)

martedì 31 agosto 2010

Gheddafi: 5 miliardi o Europa africana...

Praticamente è un ricatto, fatto in casa del ricattato e alla faccia della tanto sbandierata amicizia: "Se l'Europa non vuole l'invasione mi sganci 5 miliardi di euro all'anno". A dirlo è "l'amico" Muammar Gheddafi, leader libico, a Roma per celebrare il secondo anno del trattato di "amicizia" tra il nostro e il suo Paese. Un trattato che sulla carta significa il controllo da parte della Marina libica delle proprie coste affinché vengano bloccate le partenze in massa di disperati africani e non verso casa nostra. Anche in questo caso però il Colonnello la spuntò sul nostro Governo: Costruzione a spese degli italiani di un autostrada che attraversi la Libia -ancora per il 'famoso' risarcimento danni di guerra- e poi, una decina di motovedette in dono per bloccare i clandestini. E così è stato. Oggi, con tutti gli onori, squilli di tromba, inni nazionali, abbracci, cene e caroselli, Gheddafi per il secondo anno consecutivo è ritornato in Italia, con tenda beduina da piantare sul verde dell'ambasciata libica, 100 cavalli berberi e il suo seguito di amazzoni per la sicurezza. In mezzo a tutto ciò, l'umiliante richiesta di 200 giovani donne italiane da incontrare durante il suo soggiorno romano, donne, che purtroppo si sono presentate in massa, e che qui sono state indicate come... "hostess", con tutti i significati della parola. Eccola qui dunque l'Italia con le braghe calate e la mente corta, poiché "l'amico" che oggi si omaggia è lo stesso che nel 1970 cacciò i nostri compatrioti -circa 20.000- dalla Libia sequestrando i loro beni mobili e immobili per un valore di 400 miliardi di lire (valore 1970). Ed è sempre lo stesso che alle ore 17,00 del 15 aprile 1986 lanciò due missili SS-1c Scud B contro l'isola di Lampedusa, fortunatamente caduti in mare a 2 chilometri dalla costa. C'è un detto militare che afferma "ponti d'oro per il nemico che fugge", mentre invece noi, schiena piegata e cappello in mano i "ponti d'oro" li facciamo al nemico che viene. Vecchia consuetudine italiana del resto, un "vezzo" che proprio non riusciamo a toglierci di dosso, tanto che Gheddafi lo ha capito da un pezzo, beffandosi di un Andreotti filo-arabo, di D'Alema e Prodi di antica memoria e infine di un Berlusconi in vena d'affari. L'imbarazzo però è palpabile tra i nostri politici, con un Ignazio La Russa che afferma "l'ospite è sempre sacro e non c'è altro da commentare" e una Giorgia Meloni, ministro della Gioventù che a proposito delle nostre donne "reclutate" si limita ad un "che fastidio per l'appello alle nostre donne". Un po' troppo poco mi sembra. Le ragioni di Governo sono una cosa, ma la dignità di una nazione è ben altra cosa.

lunedì 30 agosto 2010

Bristol: un parcheggiatore speciale

C'è un grosso parcheggio fuori dallo Zoo di Bristol (Inghilterra), uno spiazzo dove possono sostare 150 vetture e 8 pullman. Prezzo del ticket di sosta 1 Sterlina per le auto (1 euro e 30), e 5 Sterline per i bus (circa 9 ). Per 25 anni di seguito senza mai mancare un giorno, un gentile e instancabile parcheggiatore vi ha prestato la sua opera, poi, una mattina questi non si presentò più al suo posto di lavoro, e così e così fu per i giorni a venire. A quel punto, la direzione dello Zoo telefonò al Comune per chiedere che mandassero un altro parcheggiatore, poiché in quel piazzale sempre ordinato da un po' di tempo regnava il caos. La risposta però fu disarmante: "In quell'area noi non abbiamo mai avuto un nostro impiegato". Chi era dunque quell'uomo, che una volta installato a sue spese una macchina distributrice di tagliandi/parcheggio, ogni sera si portava a casa l'intero introito? Mistero. Facendo due conti così si è stabilito che il tipo in questione raggranellasse circa 1000 euro al giorno, che moltiplicato per 25 anni fanno la bellezza di oltre 9 milioni di euro, puliti e senza tasse. E nessuno fino ad oggi conosce il suo nome. Tutto ciò lo ha riportato il London Times, e una volta tanto mi sono sentito... affascinato da questa persona, che mettendosi dentro ad una lacuna amministrativa è riuscito a crearsi una fortuna. Poi, a ben vedere, è stato un integerrimo lavoratore e ora, dopo 25 anni di...onorato servizio, è pur giusto che si goda in qualche isola tropicale la sua sudata pensione...

venerdì 13 agosto 2010

Velocità e multa record in Svizzera

Gli svizzeri! Oltre alla cioccolata e la precisione dei loro orologi hanno aggiunto alla loro particolarità -e speriamo che faccia scuola pure da noi!- anche quella di "far pagare le multe secondo il proprio reddito". Infatti il discorso non fa una piega: cosa vuoi che se ne freghi un "Berlusconi" qualsiasi, a sborsare -per esempio- 53 euro di multa per una sosta nel giorno di pulizia della strada in confronto ad un operaio con 1200 euro di stipendio mensile? Il legislatore svizzero lo deve aver pensato e trovato di conseguenza il giusto parametro. E a farne le spese -ma non è il primo- è stato un 37enne svedese, "immortalato" venerdì scorso da un autovelox sull'autostrada A12 Berna-Losanna, mentre a bordo della sua Mercedes viaggiava all'incredibile velocità di 290 chilometri l'ora, molti di più di quelli di un aereo al decollo. L'inglese "Sky News" scrive che per fermarsi all'alt della polizia stradale piazzata poco oltre, la vettura ha impiegato più di 500 metri di strada. Oltre al record di velocità registrata, il 37enne svedese così è diventato anche il primo in assoluto per quanto riguarda la cifra della multa: 928 mila 770 euro e 45 centesimi. "Siamo stati fortunati ad aver installato nel tratto autostradale in questione una telecamera di ultima generazione" ha detto il comandante della polizia locale, "poiché quelle precedenti erano in grado di rilevare velocità non oltre i 200 chilometri all'ora". Un "benefattore" dunque per le casse locali, che distanzia di molte migliaia di euro il precedente record di Anssi Vanjoki, boss di Nokia, che si era preso una multa di 116 mila euro, poiché a bordo della sua Harley Davidson aveva superato nei pressi di Helsinki il limite di velocità. Ma sempre sulla A12 svizzera, anche un francese a bordo di una rossa Ferrari era entrato nel non gradito "club dei multati di lusso", ritrovandosi tra le mani, a causa dei suoi 250 chilometri all'ora, una multa da 70.000 euro. Quella del ricco imprenditore svedese dunque, è "l'amende plus grosses infligée" per questa "vitesse record dans le canton". Onore agli svizzeri dunque, poiché grazie a loro per una volta tanto è stato dato "a Cesare quel che è di Cesare"...

lunedì 2 agosto 2010

Andavamo in Versilia...

Chissà se erano ruggenti quegli anni, fatto sta che nel '60-70 frequentare la Versilia era "un colpo di vita" cui noi giovani non rinunciavamo. La "dolce vita" Toscana cominciavi a respirarla una volta attraversato il canale del Burlamacca e iniziato il lungo vialone di Viareggio. E' da lì infatti che ti si aprivano alla vista locali storici come il "Gran Caffé Margherita", e poi su su salendo, i grandi alberghi stile "Bella Epoque" tra i quali il maestoso "Grand Hotel Principe di Piemonte", e poi a Camaiore sulla sinistra il "Piper Club 2000", per 'perderti' poi più avanti tra il "Seven Apples" di Marina di Pietrasanta, la "Bussola" di Focette, "La Capannina" e il "Bistrot" di Forte dei Marmi... Partivamo in gruppo da Livorno su Lancia Rally 1300, Mini Cooper e Giulia 1600 Alfa Romeo convinti di essere a bordo di macchine "importanti", per venire subito sconfitti nei parcheggi da Porsche, Ferrari, Maserati e Rolls Royce, poveri "tapini" ventenni. E' inutile spiegare le sensazioni che provavamo, ma di certo ci sentivamo "padroni del mondo", di quel mondo popolato da attrici, bellezze provenienti da ogni dove al cui fianco, immancabilmente, trovavi il vecchio e granaroso "cumenda" in vacanza senza moglie. Peppino di Capri, Mina, Celentano, Don Marino Barreto... cara e gloriosa "Bussola" quante volte siamo stati dei tuoi, anche se per vivere le tue emozioni dovevamo passare attraverso le finestre socchiuse della toelette anziché dalla porta principale, visto il prezzo del biglietto non all'altezza delle nostre tasche. Nell'inverno invece puntavamo al Seven Apples, o al "Bussolotto" dove il barman Roberto ci deliziava con i suoi cocktail... E' il mio "amarcord" della Versilia, perché oggi quel "sapore di mare" è ormai svanito: hotel che chiudono trasformandosi in residence e al posto delle ville che una volta ospitavano il 'gotha' internazionale, al loro posto adesso ci sono miniappartamenti, e la Bussola, quella delle notti magiche popolate da Louis Armstrong, Juliette Greco, Ella Fitgerald, oltre a tutti i più grandi artisti nostrani, è stata declassata addirittura a semplice discoteca... Le auto che una volta impreziosivano la Versilia non rombano più nel lungo vialone, e nei parcheggi sono sparite Porsche, Ferrari e Rolls, rimpiazzate oggi da auto giapponesi, tutte anonime e tutte uguali. Mentre magnati russi si stanno comprando anche i nostri ricordi...

lunedì 19 luglio 2010

Falcone e Borsellino, eroi abbandonati...

C'è vandalismo e vandalismo. Quello delle scritte sui muri, delle panchine divelte, delle macchine rigate con la chiave, dei cassonetti rovesciati... Questo è puro vandalismo imbecille, di gente che non sa cosa voglia dire vivere in un contesto civile, quindi da scovare per fargli pagare il danno provocato. Hanno chiamato vandalismo anche l'abbattimento delle due statue del giudice Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, (foto) divelte 24 ore dopo la loro installazione in via Libertà a Palermo. Ma siamo proprio sicuri che questo gesto sia opera di un vandalo? Si, di imbecilli l'Italia è piena, perché anche a Roma, recentemente, una quantità di statue sono state divelte dai loro piedistalli sia Gianicolo che al Pincio, e ritrovate danneggiate sui vialetti. Teppisti ubriachi o sotto effetto di stupefacenti che hanno colpito a casaccio, perché non riesco ad afferrare il perché abbiano preso di mira tale Bartolomeo Filipperi, romano 'de Roma', [nato nel 1833 e morto nel 1877], o il mantovano Achille Sacchi, [1827-1890] e al Pincio, Dante, Leopardi e Macchiavelli. Su quest'ultimi tre si potrebbe pensare a qualche studente liceale "segato" alla maturità su materie riguardanti questi tre personaggi? A Palermo è diverso. Il gesto vandalico è stato compiuto a spregio contro due simboli dell'antimafia, caduti proprio nell'adempimento del loro dovere. Un segnale della Mafia come avvertimento ai siciliani? Un qualcosa come dire "siamo ancora presenti e padroni del territorio"? Un avvertimento intimidatorio? Rita Falcone, sorella del giudice ucciso, ha commentato che i due eroi "fanno paura anche da morti", ma se contiamo quelle sole 100 persone che sabato scorso hanno partecipato alla commemorazione della strage , la "paura" sembra che ce l'abbia Palermo e i suoi palermitani, e non la mafia. Le statue di Giovanni Falcone e del collega Paolo Borsellino sono state restaurate velocemente e rimesse al loro posto, uno seduto sulla panchina e l'altro accanto, in piedi con una sigaretta in mano. Ora a controllare ci sono i Carabinieri, in attesa che anche i palermitani "veglino" sui loro eroi...

sabato 10 luglio 2010

Occhio alle Truffe #14

Secondo denunce fatte alla Polizia Postale, le truffe su internet aumentano a dismisura. Sempre più truffatori dunque si appropriano dati bancari di ingenui naviganti, ripulendo in un attimo conti correnti e speranze di una vita tranquilla. Ancora una volta segnaliamo in questo articolo, 7 e-mail fraudolente -tra le decine!- giunte al mio indirizzo telematico.

1) Occhio dunque ai nominativi di "Christine Haeussler" e "Antony Uwa", i quali, con la stessa lettera, -scritta in inglese-, chiedono "urgentemente la cooperazione per entrare in possesso della somma di 7 milioni di US Dollars depositata presso Metal Trunk Box situata in Inghilterra. Ai "collaboratori" promettono ricche percentuali.

2) Un certo Mr. Mark Francis informa che "vi abbiamo già spedito la somma di 5.000 US Dollars, elargita dalle United Nations/Westwern Union, in acconto della cifra di 900.000 dollari. Per avere l'intera somma, contattare immediatamente l'ufficio sotto scritto attraverso la e-mail [wuonline@omesso]".

3) L'avvocato cinese Chio Hung afferma che un suo cliente, morto recentemente in un incidente automobilistico a Londra con l'intera famiglia, ha lasciato un deposito bancario di 9.8 milioni di sterline in una banca inglese. Essendo (il ricevente della mail) il parente più prossimo del defunto (?), si richiede dunque numero di telefono per sistemare "confidenzialmente" la transazione.

4) Una certa Jennifer Moyes, colpita da cancro e con poche ore di vita, vuole fare opera di carità di tutti i suoi averi, stimati in 6 milioni di dollari. Dice -al ricevente della mail- di tenersi il 5 per cento dell'intera somma e la restante elargirla ad istituzioni caritatevoli a suo piacimento. Per avere maggiori chiarimenti, consiglia di rivolgersi al suo avvocato, un certo Walter Brown, all'indirizzo [barrbwalter@omesso]. Lui saprà spiegarti come ricevere i fondi.

5) C'è anche un prete, tale Reverendo Ben Owusu, che attraverso la International Commercial Bank del Ghana, informa che volendo smuovere la somma di 11,5 milioni di US Dollars, offre la percentuale del 40 per cento a chi lo aiuterà nell'impresa. Inviare quindi nome e cognome, numero telefonico e località di residenza all'indirizzo mail [ben4owusu@omesso].

6) La Canada Lottery informa che il proprio indirizzo e-mai è stato estratto a sorte, regalando al fortunato possessore la somma di 1.000.000 di dollari. Al fortunato estratto quindi, la richiesta di collegarsi velocemente al numero telefonico di un certo Aaron Gray per poter ricevere l'intera somma vinta.

Questo è tutto per il momento. L'invito pertanto è di CESTINARE immediatamente certi "colpi di fortuna improvvisi",
NON RISPONDERE ASSOLUTAMENTE
e nell'occorrenza, informare la Polizia Postale.

lunedì 5 luglio 2010

Pietro Taricone: Santo subito...

Chissà Pietro Taricone (foto) cosa avrebbe detto di tutto quel can can mediatico scatenatosi con la sua morte. Si, perché lui, uscito fuori dal primo Grande Fratello, -la trasmissione televisiva da abolire in quanto specchio del peggio televisivo-, se ne era ben presto allontanato da quel tipo di intrattenimento, consapevole che "il niente non porta da nessuna parte". Pietro Taricone in questo caso era stato intelligente e lungimirante, e lo dimostra fuggendo dalle consuete comparsate televisive, quelle invece dove i suoi colleghi vi bivaccano quotidianamente occupando salotti pomeridiani del "bla-bla", certamente remunerativi ma che a lungo non pagano. Proprio per questo dunque, quell'eccesso di "tariconismo" televisivo esploso con la sua scomparsa lo avrebbe di certo infastidito, perché "u'Guerriero" era un personaggio sanguigno, uno che voleva combattere per ottenere i giusti onori, quegli onori che in piccola parte aveva cominciato ad ottenere in quel suo spicchio di sana popolarità che era riuscito ad ottenere grazie a film e fiction "dignitosi", dove il "tariconismo" dei primi tempi aveva lasciato spazio ad un giovane attore di buone speranze. Andava dunque salvaguardato il suo ricordo, mentre invece la televisione non si è lasciata scappare l'occasione per cavalcare l'onda del dolore, inflazionando il personaggio, l'uomo. Ore ed ore di special "in ricordo", serate dedicate al dramma di questo "ex gf", scombussolamento dei palinsesti con riproduzioni dei suoi film, e poi special sul paese di nascita, su quello che lo ha visto crescere, i suoi abitanti, gli amici di un tempo. Certo, umanamente dispiace sempre per la morte di un uomo, di un giovane in questo caso, ma di una morte farne un avvenimento per avere audience e battere le reti concorrenti questo è sciacallaggio. Cristiano Gatti, nel suo articolo sul Giornale del primo luglio, centra subito il problema, scrivendo che "da due giorni si parla di lui come un santo, un mare di bla-bla che offende la sua memoria". Parole sante, alle quali aggiunge "lo stanno spremendo come un Vip qualsiasi, proprio ciò che non voleva essere". Pietro Taricone, 35 anni da Frosinone, non doveva essere raccontato così, in quel falso misticismo televisivo a metà strada tra Gandhi e San Francesco, no, "u'Guerriero" non se lo meritava proprio...

lunedì 28 giugno 2010

Prato e Chinatown...

Ai miei tempi con gli amici andavo a ballare a Prato. Da Livorno, mia città, erano una manciata di chilometri che in autostrada si macinavano in poco più di mezz'ora. A Prato c'erano le più belle ragazze della Toscana -si diceva allora- ma sicuramente era solo una nostra convinzione, anche se di belle ragazze ce ne erano veramente tante. Prato, piccola cittadina ma ricca per le sue industrie, rappresentava il meglio della laboriosità dei toscani, tessuti e pellame, un marchio di fabbrica conosciuto in tutto il mondo. Chissà cos'è successo nel frattempo, e com'è che Prato sia diventata tutto a un tratto Chinatown, una cittadina dove su 180 mila abitanti, ben 20 mila sono i cinesi regolarmente censiti, 10 mila quelli irregolari, oltre 3000 sono le ditte a loro intestate (fonte Metropol 2008), ditte che attraverso uffici di Money Transfer -, ogni giorno movimentano da Prato 1,2 milioni di euro diretti in Cina, un flusso di denaro che annualmente ammonta a 500 milioni. Soldi, e tanti, lucrati illegalmente, lontani da ogni tassazione, da ogni controllo, se pensiamo che su 156 ispezioni effettuate dalla Guardia di Finanza nei primi mesi del 2010 su altrettanti laboratori, tutti e 156 sono risultati fuorilegge. Prodotti cinesi "made in Prato" dunque, che proprio in virtù della loro illegalità hanno messo in ginocchio le imprese tenute in piedi da italiani, quelle in regola con tutte le tassazioni immaginabili, costrette a chiudere da questa concorrenza illegale. Ora ci sono anche dei "morti ammazzati", tre nel giro di pochi giorni e dietro a questi omicidi si intravede il ungo braccio della Mafia cinese. Qualcosa non gira più nel verso giusto, tanto che la Magistratura apre un inchiesta battezzata "Permessopoli" per indagare a fondo sul perché tanti cinesi siano approdati a Prato, e i risultati sono sconcertanti, tanto che finiscono in carcere, oltre a due capi della comunità cinese, un vice questore, quattro poliziotti e due carabinieri, con l'accusa di corruzione, cioè, aver rilasciato un infinità di permessi di soggiorno dietro pagamento di forti somme. Bella roba, un putiferio che ha scosso la comunità cinese per i controlli a tappeto messi in atto delle Forze dell'ordine, seguiti da una viva protesta dell'ambasciatore Ding Wei "per i troppi controlli verso la sua comunità da parte della polizia". Cosa dire... forse non c'è proprio niente da dire, ma da fare: cercare gli imprenditori irregolari -oltre ai clandestini- e rispedirli a casa, a spese nostre, sequestrare tutto l'illegale costruito in casa nostra e ristabilire la legalità in questo spicchio di Toscana. Come sono lontani i tempi delle mie trasferte a Prato per "donne, whisky e rock'n'roll", quando a Prato ritrovavi tutto lo spirito toscano della sua gente, quando anche il più mite dei pratesi mostrava sorridendo la sua dignità col detto "Son di Prào e voglio esse rispettào". Oggi di rispetto nei loro confronti non c'è rimasto più niente...

sabato 26 giugno 2010

Azzurri: Bidoni Mondiali

Bambini viziati, vezzeggiati, e anche antipatici. Se poi a tutto ciò ci aggiungi anche la spocchia del ct Marcello Lippi, la frittata è fatta. Un flop annunciato dunque, e più vergognoso che mai se pensiamo che tutto ciò è avvenuto nel girone più facile del Mondiale, dove l'Italia campione del Mondo è stata buttata fuori da una mediocre Slovacchia, 34esima nella classifica di merito delle squadre Nazionali. "Mi assumo tutta la responsabilità" annuncia Lippi subito dopo la disfatta, come se dicesse qualcosa di trascendentale. E chi altri dovrebbe assumersi la responsabilità di questa più brutta pagina del calcio nazionale? Chi se non lui, con la sua aria da saccentone che ha snobbato altamente le critiche dei giornali sportivi su una rosa di giocatori che più di una rosa sembrava un crisantemo e per di più appassito? Chi più di lui si è incaponito nel tagliare giocatori che avrebbero potuto dare respiro e credibilità agonistica ad una squadra di bolliti e giovani spaesati? "Non sono tenuto a dare spiegazioni ai giornalisti sulle mie scelte" ha tuonato più volte in sala stampa l'ex mister, come se la Nazionale fosse cosa sua. Ma se questo comportamento non fosse già il massimo dell'arroganza, arriva Fabio Cannavaro: "Siamo dispiaciuti, abbiamo dato tutto quello che potevamo", senza però spiegare cosa, quegli undici pedalatori di campo "hanno dato", se non quella pessima figura che sovrasta in sdegno quella ottenuta con la Corea nel lontano 1966. Alla domanda perché sia successo tutto questo, lo psichiatra Paolo Crepet non ha peli sulla lungua: "Perché sono dei brocchi". Ma la sua analisi è ancora più spietata: "Perché i nostri giocatori sono dei montati, sono dei viziati, figli di mamma e di papà". E che siano dei bambocci lo conferma -senza volere- Marcello Lippi: "Siamo scesi in campo con il terrore, paura nel cuore e nelle gambe". Caspita! I Campioni del Mondo che hanno paura del Paraguay, della Nuova Zelanda e della Slovacchia! Ma di quale Mondo siamo Campioni? Non del calcio, ma di quello dorato degli ingaggi, con giocatori pagati a peso d'oro e allenatori non da meno. Questa mattina alle 7,45, "l'armata Brancaleone" è ritornata in Italia. All'aeroporto di Fiumicino nessuno ad accoglierli, e quei pochi che proprio non potevano farne a meno, hanno gridato dei sonori "vergognatevi!". Voltiamo pagina dunque; via i bolliti, via Lippi, e perché no? via anche Giancarlo Abete, presidente della FIGC, colui che ha richiamato alla guida della Nazionale il "bel Marcello", sfidando anche la cabala che sulle "minestre riscaldate" ha tutta una casistica nefasta...
(foto: Quagliarella e Cannavaro, l'immagine della disfatta)

mercoledì 23 giugno 2010

Caso Cogne in tivu: ancora?

AOSTA - Una trasmissione di cui non si sentiva assolutamente la mancanza è quella andata in onda lunedì 7 giugno alle ore 21 sul canale satellitare 407 di Sky e ripetuta nelle serate successive. Già il titolo, "Delitti" dava la sensazione del mistero, quel mistero che però il "caso Cogne" -almeno in Valle d'Aosta- non ha sortito nessun effetto, avendolo i valdostani vissuto in prima persona. Qual'è dunque il motivo dei riflettori di nuovo accesi sul delitto del piccolo Samuele Lorenzi? Nessuno, caso ormai chiuso, poiché la madre colpevole dell'omicidio, Annamaria Franzoni è da tempo rinchiusa in carcere per scontare i suoi 16 anni di reclusione, Cogne è finalmente consapevole che il "mostro" non è in giro per la vallata, e i "cognein" liberi una volta per tutte dagli occhi indiscreti di telecamere e taccuini di mezzo mondo. Nella prerogativa degli autori del programma forse c'era l'ambizione di rinverdirne i fasti, dato che ai tempi dell'inchiesta e con la Franzoni che saltava da una rete all'altra l'audience saliva alle stelle. Immaginiamo però che l'altra sera non sia andata così: filmati visti e rivisti fino alla nausea, lacrime dell'Annamaria viste e giudicate ai suoi tempi, e schizzi di sangue in quella villetta "sul monte" ormai sbiaditi dal tempo. E per dare spessore "al già visto e già sentito", illustri ospiti, come l'ex sindaco di Cogne Osvaldo Ruffier, colui che più di tutti si era battuto affinché l'ombra nefasta di questo delitto non scardinasse turismo e usanze, e poi l'ex procuratore di Aosta, dottoressa Maria Del Savio Bonaudo, che ha ricordato il duro scontro -finito poi con una denuncia per diffamazione- con l'avvocato Carlo Taormina, il quale nella trasmissione ha ricordato "quell'aria forcaiola che si respirava ad Aosta in quei giorni contro la Franzoni", adducendo al fatto che sempre più gente si radunava davanti al tribunale gridando "assassina" alla sua assistita ad ogni apparizione. Ma in questa rievocazione non potevano mancare molti altri personaggi della vicenda, la dottoressa Ada Satragni, colei che per prima giunse al cospetto del corpo martoriato del piccolo Samuele e ancora, l'ex comandante dei Ris colonnello Luciano Garofano, che grazie alle sue investigazioni scientifiche ha dato un nome al colpevole del delitto. Non poteva mancare poi in questo caso il primo avvocato della difesa Carlo Federico Grosso, che annunciò "lascerò l'incarico il giorno che dovessi scoprire che la Franzoni non è innocente" e che invece se ne andò per non condividere il patrocinio con Carlo Taormina, voluto dalla famiglia di Annamaria poiché ritenuto "più incisivo" di Grosso. Voce narrante del programma il giornalista Meo Ponte, poi ritagli di interviste televisive, in una delle quali Annamaria Franzoni sussurrava in lacrime "chiedo giustizia per mio figlio". E giustizia è stata fatta: 30 anni in prima battuta ridotti poi a 16, che con il condono scendono a 13. Una domanda in chiusura: nessun cronista valdostano è apparso nella trasmissione. Una dimenticanza, disistima per la stampa locale o paura degli autori del programma per verità scomode che sarebbero potute venire fuori? Chissà, forse è proprio questo l'unico e vero mistero di tutto il programma...