giovedì 25 settembre 2008

IL SUPERMARKET DEL DIRITTO

Il "professor Neri", di Lettere, quando entrava in aula non voleva sentir volare una mosca. E noi, ritti al suo apparire, aspettavamo il suo "seduti" dopo che anche lui aveva preso posto alla cattedra. Di poche parole,il suo motto era "chi mi segue viene avanti con me, gli altri, restino pure indietro". Il professor Bellucci, di musica, era un non vedente. E qualcuno degli studenti se ne approfittava. Quando però durante la sua lezione su valori delle note o magari sul solfeggio in "quattro/quarti" si accorgeva che qualcuno non lo seguiva affatto e riuscendo a individuare da quale parte dell'aula fossero giunti certi bisbiglii, si 'fiondava' tra i banchi fermandosi a fianco di colui che aveva trasgredito: "Metti il quaderno sul banco" diceva nervoso al malcapitato. Dopo di che arraffava il quaderno e per punizione lo faceva in quattro pezzi, ritornando subito dopo alla cattedra. A volte ci indovinava, ma altre sbagliava di qualche passo il vero colpevole, riducendo in coriandoli il quaderno di chi non ci combinava nulla. La professoressa Marcacci di Matematica era giovane e bella. Capelli neri fin sulle spalle, la sua ora di lezione era sempre ben attesa, al di là della materia alquanto "perniciosa". Questa nostra benevolenza nei suoi confronti era dovuta a quella gonna che le lambiva le ginocchia, e dal momento che la cattedra non aveva protezione verso gli studenti, quell'ora era spesa benissimo, tanto che si faceva a gara per accaparrarci i primi banchi per una "visione" in cinemascope. L'istruttore di Ginnastica, un certo Conti, quando in palestra vedeva che qualcuno, magari alla scala o alle parallele, non seguiva alla lettera ciò che lui diceva di fare, non si faceva scrupoli. Ti chiamava, e una volta al suo cospetto, mollava uno 'sganassone' sulla spalla facendo traballare il "lavativo". "Questo si chiama effetto Maico" annunciava subito dopo, alludendo all'apparecchio per deboli di udito, Maico appunto, e che significava "ora avrai capito". Mi fa un certo effetto, leggere oggi, che la Cassazione ha confermato la condanna ad un docente di un liceo vicentino (un anno e qualche mese di reclusione!) per aver pronunciato ad una sua studentessa -sicuramente non troppo portata allo studio- "l'oltraggiosa" frase di "io ti boccio". Evvabbene, tempi che cambiano e asini che crescono. Ripensandoci, chissà, avremmo potuto farci furbi anche noi allora, e magari denunciare il professor Neri per la sua "chi mi segue va avanti con me, gli altri restino pure indietro" per questa sua "discriminante" verso i meno "secchioni". Il professore di musica lo avremmo potuto denunciare per danni e intimidazione per quel suo strappare quaderni, e infine, la bella professoressa di Matematica -ma chi mai l'avrebbe denunciata!- per "molestie e adescamento". Sicuramente qualche magistrato "nel supermarket del diritto" avrebbe pescato il giusto "codicillo" per dar manforte ai potenziali asini, che invece di applicarsi, pensavano "a quella del primo banco, la più carina, la più cretina, cretino tu"... (Gericus)

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