martedì 25 novembre 2008

ARANCIA MECCANICA E PIADINA

RIMINI - Volevano farsi una risata i quattro balordi che due settimane fa hanno dato fuoco ad Andrea Severi, 44 anni, un clochard che nel freddo della notte stava dormendo su una panchina. E per "ridere" di cuore, i quattro, Matteo Pagliarani 19 anni, Fabio Volanti 20, Alessandro Bruschi 20, e Enrico Giovanardi 19, (foto: in ordine orario in alto da sinistra) hanno cosparso di benzina il poveretto dandogli fuoco, così, per scacciare la noia e farsi due risate. Ma se il gesto ha già di per sé una crudeltà infinita, le confessioni sono ancora più scioccanti: "Volevamo solo divertirci un po'", diranno a degli sbigottiti magistrati. I quattro "dell'arancia meccanica" erano convinti di averla fatta franca "dopo le risate del momento" scatenate dalla vista di un uomo-torcia, pertanto erano rientrati nella vita di tutti i giorni in quella Rimini fino a pochi mesi fa godereccia ma ora piombata nel deserto dell'inverno. Ma si sa, è proprio in questi momenti di "calma piatta" che le cose "buffe" ritornano a mente, specialmente quando le bionde e disponibili turiste se ne sono andate, tanto che il quartetto, parlando al telefono, ricordava la serata "spiritosa" scambiandosi battute tipo "Hai visto come ha preso fuoco... e come si stava scaldando", e giù risate. Ma non finiva lì: "E che fiammata! Stava dormendo, ma hai visto che salto"? è giù a tenersi la pancia dalle risate. Idioti e fessi, perché non sapevano che i loro telefoni erano sotto controllo, poiché grazie ad un testimone trovatosi quella sera per caso nei paraggi, si era ricordato di un auto partita sgommando, e oltre al modello, anche di una G letta di sfuggita sulla targa. Elementi sufficienti alla polizia per arrivare ai quattro "burloni" e stringer loro le manette ai polsi. Ora sono accusati di tentato omicidio, mentre Andrea Severi, con ustioni di secondo e terzo grado su metà del corpo, dovrà sopportare a costo di atroci dolori una lunga serie di operazioni per ricostruirgli la pelle. Ora bisognerebbe appurare se imbecilli si nasce o se lo si diventa crescendo. Nel primo caso, con un "poveretti, mi dispiace per loro perché non sanno quello che fanno" -di cristiana memoria- si potrebbero internare in una clinica per disastrati mentali e attendere un segnale di miglioramento, mentre nella seconda ipotesi, anni di galera chissà se basteranno a farli rinsavire dal profondo abisso dell'imbecillità umana in cui sono caduti. (Gericus)

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