Visualizzazione post con etichetta Immigrazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Immigrazione. Mostra tutti i post

domenica 5 dicembre 2010

La Strage di Lamezia Terme

LAMEZIA TERME (Calabria) - Sette corpi sotto altrettanti lenzuoli bianchi stesi sulla strada. Sette vite spezzate e tre in gravi condizioni all'ospedale Giovanni Paolo II di Lamezia. Non è un'azione di guerra in Afghanistan, ma un tragico incidente accaduto nella località calabrese di Sant'Eufemia, dove una Mercedes è piombata su un gruppo di ciclisti che si stavano allenando. Le vittime sono Rosario Perri, 55 anni; Francesco Strangis, 51; Vinicio Pottin, 47; Giovanni Cannizzaro, 58; Pasquale De Luca, 35: Domenico Palazzo e Fortunato Bernardi dei quali non è stata resa nota l'età. I tre feriti in gravi condizioni sono invece Gennaro Perri, Fabio Davoli e Domenico Strangis. Alla guida dell'auto, un marocchino 21enne senza patente e sotto effetto di droga. Secondo una prima ricostruzione dell'incidente, l'autista della Mercedes viaggiando a velocità elevata ha tentato un sorpasso trovandosi davanti il gruppo dei ciclisti che viaggiava nella direzione opposta. Nessun tentativo di frenata è rimasto impresso sull'asfalto e l'impatto è stato devastante. Subito dopo il massacro, l'investitore, leggermente ferito ha cercato di allontanarsi dal luogo dell'incidente, ma ora si trova piantonato in ospedale per alcune leggere ferite. Una strage che riporta alla mente quella dei quattro minorenni falciati in sella ai loro motocicli alcuni anni fa sulla strada di Appignano (Ascoli Piceno) da Marco Ahmetovic, un romeno ubriaco alla guida di un furgone. Le domande ora sono tante: come è possibile che uno straniero senza patente e per di più sotto effetto di droghe fosse alla guida di una vettura? Come è possibile che nonostante il suo "palmares" di reati, fosse ancora in circolazione in Italia? Quale attività "legale" svolgeva per permettersi una Mercedes? Era in regola con il permesso di soggiorno? Se era dedito alla droga, quindi schedato, perché non era stato spedito a casa sua? Domande che resteranno lettera morta per i parenti delle vittime, vittime di questa invasione senza controllo messa in atto da gente senza scrupoli che in Italia -e in Europa- cerca solo l'Eldorado, a qualsiasi prezzo. Anche disprezzando la vita altrui mettendosi alla guida di un mezzo, imbottiti di droga e senza patente.
(foto: la terribile scena dell'incidente)

lunedì 4 ottobre 2010

Una pietra per la moglie, una spranga per la figlia.

Alla ricerca di una vita migliore portandosi dietro la miseria culturale. E' successo a Novi, un paese in provincia di Modena, e come un copione che si ripete, un'altra giovane extracomunitaria è finita all'ospedale in gravi condizioni, mentre la madre, schieratasi in sua difesa è finita dritta all'obitorio. Motivo di tanto odio esploso in questa famiglia pakistana, un matrimonio combinato e un netto rifiuto da parte della ragazza ai voleri del padre, tale Haman Khan Butt, 53 anni (foto). Per Nosheen, 19 anni, questo matrimonio combinato proprio non andava giù. Aveva ormai capito dopo anni vissuti in Italia, che nel mondo civile non esistono imposizioni di questo tipo, quindi, "quel matrimonio non s'era da fare". E dalla sua parte, si era schierata pure la madre, Begm Shnez, 46 anni, anche lei "occidentalizzata" e contraria alle medioevali usanze del paese d'origine. Le numerose discussioni però erano il pane quotidiano fino a ieri, quando in quell'orticello condominiale di via Bigi Veles al numero 38 di Novi è scoppiato il dramma. A passare alle vie di fatto è stato il figlio maggiore Humar, 20 anni, il quale nel dare manforte al padre per ristabilire la supremazia dell'uomo verso la donna, si è scagliato contro la sorella colpendola ripetutamente con una spranga di ferro. Richiamata dalle urla è sopraggiunta la madre che ha cercato di difendere la figlia, un gesto però che ha fatto scattare la molla omicida del marito, il quale buttatosi a sua volta nella mischia, ha assestato diversi colpi di pietra in testa alla moglie. Per quest'ultima, inutile la corsa all'ospedale dove è giunta ormai cadavere per le gravi ferite riportate, mentre la figlia, in gravi condizioni, è stata presa in cura dai medici del pronto soccorso e ricoverata in terapia intensiva con prognosi riservata al Nuovo Sant'Agostino Estense di Modena. Per i due "integralisti giustizieri", le manette ai polsi fatte scattare dai Carabinieri. Brutti ricordi che riportano alla mente altri drammi, come quello di Saana, la giovane marocchina uccisa dal padre perché innamoratasi di un italiano, e Hina, altra pakistana uccisa sempre dal padre con l'aiuto dei cognati perché "troppo occidentale". Odiare il ricco Occidente ma sfruttarlo nello stesso momento, quasi un razzismo alla rovescia. Souad Sbai dell'Associazione Acmid-Donna e deputata di origini marocchine lo dice a chiare lettere: "In Italia si faccia attenzione, perché questo è solo l'inizio", alludendo al fatto che le seconde generazioni di giovani arabe rifiutano questi modelli di vita, quindi, "possibili nuove vittime". Una situazione quindi che pare stia sfuggendo di mano a chi invece dovrebbe fermare sul nascere questi gesti, messi in atto tra l'altro da extracomunitari in regola col permesso di soggiorno. Ma nel rilasciare tale permessi, non dovrebbe essere incluso anche il "tacito consenso per lo straniero nel seguire usi e costumi occidentali"? Tra i moltissimi commenti giunti in redazione "online" del Giornale, si stigmatizzano gli ingressi selvaggi in Europa con queste parole: "Quale Italia lasceremo ai nostri figli e nipoti"? La risposta purtroppo "è un orizzonte gonfio di nuvole nere..."

sabato 29 maggio 2010

Razzismo alla rovescia

Il fatto: una famiglia sfrattata perché da anni non paga più l'affitto. Proteste e minacce di suicidio (foto) poi, prontamente l'amministrazione comunale attraverso i servizi sociali interviene, trovando per la famiglia una sistemazione a tempo indeterminato presso una Casa di Accoglienza gestita dalle suore, in attesa di un nuovo alloggio. Tutto finito nel meglio dunque? No, grande rifiuto degli sfrattati. Motivo? "Siamo musulmani, e lì non vogliamo andare". Ebbene, succede anche questo nella "rossa" Bologna, e i protagonisti di questa vicenda che ha dell'incredibile sono il marocchino Abdelrahim Gourich, 46 anni, che con tanto di moglie e figlia 16enne si è visto recapitare un ordine di sfratto a causa di un debito di 20.000 euro accumulato con il suo padrone di casa, tra affitti e altre scadenze non onorate a causa della perdita del posto di lavoro. Situazione drammatica senz'altro, ma non unica purtroppo, simile perciò a quella di tante altre migliaia di lavoratori italiani. Ma qui 'brilla' la solerzia dei nostri amministratori a trovare una pronta soluzione, una soluzione che di certo non sarebbe arrivata così velocemente nel caso gli sfrattati fossero stati degli italiani di Vattelappesca. "Chi ci ha proposto questa soluzione non ha pensato che siamo musulmani"? spiega candidamente Hind la figlia 16enne, aggiungendo tra l'altro che "in un istituto gestito dalle suore non potremmo pregare, non saremmo liberi di osservare i nostri principi religiosi". Ma solleva anche problemi sul vitto che sarebbe stato servito "gratuitamente" loro, perché "le abitudini alimentari dei cattolici sono diverse dalle nostre, perciò accettando la sistemazione rischieremmo di mangiare carne di maiale, un alimento proibito per noi musulmani". Non sappiamo a questo punto se il sub commissario al Welfare Raffaele Ricciardi abbia desistito nel cercare un'altra soluzione abitativa o tenti ancora nei suoi sforzi per dare un tetto a questa gente, fatto sta che una situazione simile solleva -oltre ad un certo rammarico da parte di italiani con gli stessi problemi- alcune domande: Ma perché gente che sa di andare in Paesi dagli usi e costumi totalmente agli antipodi, non se ne sta a casa propria? Oltre a ciò, è ammissibile che uno straniero "pretenda" attraverso minacce suicide sistemazioni abitative o lavorative come se fossero atti dovuti? E ancora, perché le amministrazioni si attivano subito verso stranieri e mai con una simile tempestività per le migliaia e migliaia di persone italiane nelle stesse condizioni? E infine: perché non dare un limite di permanenza allo straniero che si trova nell'impossibilità di mantenersi sul suolo italiano? Quando mi recai la prima volta in Inghilterra, la polizia di frontiera a Dover controllò le mie finanze: 400mila lire. Misero un timbro sul mio passaporto con un permesso di soggiorno a 30 giorni: "Con questa cifra lei può restare in Inghilterra solo per un mese". Tutto ciò me lo disse un solerte poliziotto senza nessuna forma di razzismo, se non con la solita proverbiale flemma inglese...

mercoledì 20 gennaio 2010

Tu chiamala, se vuoi... integrazione

Sono oltre 2000, in Italia, le bambine spose, spesso minorenni, che per volere della famiglia sono costrette a ritornare nel loro paese d'origine per sposarsi. Nozze imposte e combinate tra "clan" familiari, e primi in questa riluttante usanza sono indiani, pachistani e marocchini. Almas (foto) invece, la 17enne pachistana "che vuol vivere all'italiana" e per questo picchiata e sequestrata dal padre, non seguirà questa barbara usanza, ma sposerà chi vuole e soprattutto, quando lo vorrà. Di lei si erano perse le tracce alcuni giorni fa, quando suo padre, tale Akatar Mahmood, 40 anni e di professione ambulante, l'aveva "rapita" all'uscita di scuola. Almas, infatti, era stata tolta alla famiglia e affidata ad un centro d'accoglienza, dopo che il padre l'aveva riempita di botte spedendola all'ospedale. Motivo? Non sopportava lo stile di vita all'occidentale della figlia, cioè di amare la vita, vestire all'occidentale, di essere libera di pensare e di agire. Tutto l'opposto di ciò che lui avrebbe voluto, ovvero, casa, silenzi e assensi. Come il matrimonio che le aveva programmato. Dopo l'allontanamento d'ufficio, il sequestro davanti alla scuola per portare avanti il suo disegno, complice la madre e un altro familiare. L'allarme è subito scattato, e le forze dell'ordine hanno immediatamente dato il via alle ricerche in tutta Italia. Ricordando tragici avvenimenti, si è temuto per la sua sorte. Il desiderio di vivere all'italiana costò infatti la vita a Hina e Sanaa, anche loro ribellatesi ad un padre padrone -diventato carnefice- per il solo motivo di essersi innamorate di due italiani. La storia di Almas, fortunatamente, ha avuto un lieto fine, quando ieri la polizia ha bloccato l'auto sulla quale si trovava la ragazza e i familiari. Per lei la libertà, mentre il padre è finito in galera con l'accusa di sequestro di persona, accusa estesa anche alla madre e al parente. Una barbarie in casa nostra, un insidia strisciante per migliaia di giovani straniere -soprattutto provenienti da paesi islamici- combattute dalla libertà di vita "all'occidentale" e i dettami della legge del clan. "A 15/16 anni, quando si sviluppa lo spirito critico e la ribellione" dice Khaled Fouad Allam, docente di Sociologia del mondo musulmano all'Università di Trieste-, gli si impone di essere moglie e madre. Molti casi del genere, in Francia, si sono conclusi con il suicidio delle ragazze".

mercoledì 11 novembre 2009

VADEMECUM PER LE FORZE DELL'ORDINE

AOSTA - Secondo il presidente dell'Associazione Donne Straniere "Rayons du Soleil" signora Rachida Adlani, (foto) le Forze dell'Ordine in Valle d'Aosta dovrebbero operare in due maniere ben distinte: una per gli italiani -ma diciamo pure per tutti gli occidentali- e l'altra per gli stranieri di cultura "arabo-musulmana". Tutto ciò è venuto alla luce da un seminario svoltosi martedì 10 novembre nell'Aula Magna dell'Istituto Tecnico per Geometri ad Aosta, sul tema "Le Forze dell'Ordine e la cultura Arabo-Musulmana". Presenti in sala agenti dei vari corpi di polizia oltre al questore del capoluogo valdostano Maurizio Celia. Perché dunque queste due diversità da mettere in atto dalla polizia? Per le diversità culturali che hanno le due etnie, ragion per cui la signora Rachida Adlani ha lanciato il 'vademecum' dal titolo "Accortezze da tenere in considerazione da parte delle forze dell'ordine". Ma prima di elencare le "accortezze" (11 con vari distinguo), queste arrivano nonostante molti stranieri intervistati abbiano espresso un giudizio molto positivo per quanto riguarda l'atteggiamento delle forze dell'ordine nei loro confronti. Potrebbe bastare dunque, se però non ci fosse qualcosa ancora da... "aggiustare". Ecco quindi "le accortezze" che vengono consigliate agli uomini in divisa quando hanno a che fare con cittadini arabo-musulmani, soprattutto con donne:
1)"Non far togliere il velo alle musulmane per foto da opporre su documenti".
2) "Non rimanere soli -negli uffici?- con una donna musulmana velata se siete un agente maschio, soprattutto se questa è accompagnata dal marito".
3) "Per le impronte, fare tenere le dita della donna solo da un agente donna".
4) "Quando si presentano -in Questura?- marito e moglie, l'agente deve rivolgersi sempre all'uomo anche se la pratica è della donna".
5) "Quando c'è una coppia, non è educato -per l'agente?- guardare la donna in faccia se non per l'identificazione e la corrispondenza alla foto, e comunque, mai negli occhi".
6) "Se c'è il marito, non bisogna stupirsi se la donna non risponde alle domande -dell'agente?- ed è l'uomo che l'accompagna a dare le informazioni".
7) "Non fare passare una donna velata prima di voi se siete agenti uomini".
8) "Durante il mese del ramadan, viene presa come un offesa se si offre cibo o da bere durante il giorno."
Ma il punto che fa scaldare la platea e il numero successivo.
9): "Quando vengono effettuati dei controlli a domicilio, se non per reati gravi e o contro la sicurezza che richiedono l'irruzione, evitare di entrare in casa di una famiglia musulmana se ad aprire la porta è una donna velata in assenza del marito".
Altro consiglio è nel saluto: "non porgere mai la mano ad una donna musulmana" -perché la può toccare solo il marito- e infine, le differenze nel linguaggio non verbale, dove il primo dei gesti elencati, quello cioè di accarezzarsi il mento che nel gergo italiano significa "che noia", nel mondo arabo invece vuol dire "mi vendicherò". Integrazione dunque, che secondo la presidente dell'Associazione Donne Straniere dovrebbe avvenire "secondo la loro cultura" e non attraverso quella del Paese ospitante. Nel frattempo, i delinquenti italiani in fase d'arresto si stanno attrezzando: ogni volta che suona il campanello di casa, mandano sempre la moglie ad aprire la porta, dopo averle fatto mettere velocemente un velo sul viso...

domenica 18 ottobre 2009

NUOVO PROGRAMMA SCOLASTICO...

Orario di classe: Lunedì: h.8,30 Cristianesimo/. h.9,30 Ebraismo/. h.10,30 Induismo/. h.11,30 Islam/. h.12,30 Baha'ì. Pomeriggio: ripasso di Shintoismo, Neopaganesismo, Celtismo, Taoismo, Rastafarianesismo e Buddhismo. Martedì: Inglese: "There is only one religion, though there are a hundred versions of it" diceva il buon George Bernard Shaw, ovvero "C'è solo una religione, benché ne esistano un centinaio di versioni". A quanto pare, tutto ciò non devono saperlo Fini e D'Alema, -attenti a quei due!- i quali -dal tema "è sempre meglio fare il politico che lavorare"!- sono usciti con un idea alquanto bizzarra: "Ora d'Islam nelle scuole italiane". Dunque, volendo fare i "democratici" fino in fondo per apparire "anime candide" sul tema dell'immigrazione, i "nostri due strani alleati" sono passati dal volere uno Stato laico ad uno che invece ne professa addirittura due di religioni, il tutto, con il beneplacito del Vaticano, guida spirituale di un chiesa ormai senza più una bussola. Ma se l'Islam ha diritto ad entrare nelle nostre scuole con l'ora di insegnamento, perché non fare lo stesso per le altre religioni? E poi: chi saranno gli insegnanti? I sedicenti imam di via Jenner a Milano che professano la decapitazione degli infedeli? Se i dati statistici parlano di 1 miliardo e 500 milioni di persone nel mondo che professano il cristianesimo, 800 milioni l'islamismo, 650 milioni l'induismo, 295 milioni il buddhismo e 18 milioni l'ebraismo -oltre ad altre correnti religiose minoritarie-, perché dunque, -in un epoca ormai di globalizzazione forzata e subita- se vogliamo essere "anime belle" fino in fondo, si deve escludere questi altri credenti a solo vantaggio di "coloro che numericamente sono maggioritari sul nostro territorio, e che più degli altri fanno la voce grossa"? Da togliere la religione dalle scuole dunque, a introdurne un altra? E infine, se proprio vogliamo che ciò avvenga, perché in prima istanza non chiedere ai Paesi di religione islamica -Iran, Iraq, Egitto, Emirati, Pakistan ecc ecc- di rispettare la reciprocità? Voce nel deserto... Là, le proprie usanze non si svendono come da noi in un giorno, ma si combatte per mantenerle. Le "mezzeseghe", dunque, sono purtroppo una prerogativa tutta italiana, e guarda un po', vanno tutte a finire nel Governo... (foto: Gianfranco Fini e Massimo D'Alema)

martedì 13 ottobre 2009

MILANO COME KABUL

MILANO - Doveva succedere. Segnali premonitori -purtroppo sottovalutati- già si erano verificati. Che dire della moschea di viale Jenner, di quelle "cellule dormienti" del terrorismo islamico che periodicamente sono state intercettate dalla polizia. E cosa pensare se proprio in quella moschea andava regolarmente a pregare anche il kamikaze Mohamed Game, 35 anni, il libico fattosi esplodere ieri mattina, lunedì 12 ottobre, sul cancello d'ingresso della caserma "Santa Barbara" di piazzale Perrucchetti di Milano? Brutti segnali arrivano, in un crescendo quotidiano da far presagire scenari violenti, visioni di stragi, nuovi anni di sangue. Poteva essere così anche ieri mattina, se solo il caso non avesse volto a nostro favore, facendo brillare solo metà della carica esplosiva che il kamikaze libico portava con se in una rudimentale valigetta. Il caso dunque, ma anche il coraggio e l'intuizione del giovane soldato di guardia all'ingresso della caserma, il caporale Guido La Veneziana, 20 anni di Brindisi, che puntando il suo fucile mitragliatore contro l'energumeno libico, ha fatto sì che questi non varcasse l'ingresso della struttura. Visto andare in fumo il suo proposito, a quel punto il terrorista dopo la farneticante frase "Allah akbar" ha azionato il detonatore. Una bomba stile Kabul alle 7,45 di mattina dunque, una strage evitata, se pensiamo che poco distante, c'era il via vai di alunni che entravano a scuola, una stazione del bus e persone che vanno a lavoro. Ora si dice che il libico è "un terrorista fai da te", anche se la Digos ha arrestato nel giro di poche ore anche due fiancheggiatori, un egiziano e un altro libico, grazie ad intercettazioni nelle quali, appunto, si parlava di far saltare in aria qualcosa che rappresentasse un nemico da abbattere. E proprio lì, nella caserma Santa Barbara infatti, c'è la sede del primo Reggimento trasmissioni impiegato in Afghanistan. Per questa volta a rimetterci le penne è stato il terrorista -ha perso una mano e la vista da tutti e due gli occhi-, mentre per il valoroso soldato che lo ha bloccato, solo ferite lievi. Ma da ora in poi, potremo stare tranquilli?
(foto: "Europa la pagherai. Il tuo 9 settembre sta arrivando")

lunedì 5 ottobre 2009

INTEGRAZIONE? A SENSO UNICO...

AOSTA - Anche in una piccola regione come la Valle d'Aosta -poco più di 125.000 abitanti-, il fuoco brucia sotto la cenere dell'integrazione. Se nel quieto tran-tran della vita locale non ci sono episodi di razzismo strisciante, segnali inquietanti invece arrivano proprio da un extracomunitario marocchino, il quale, attualmente detenuto nella casa circondariale di Brissogne (Aosta), lancia il suo grido: "Aiuto! Vogliono uccidermi". Ma non è una minaccia che arriva da autoctoni nei suoi confronti, bensì da suoi connazionali, e il motivo è di estremismo religioso. Il marocchino in questione, Mohamed Echamali, 29 anni, nato a Khouriba, si è infatti convertito al cristianesimo, da qui la "fatwa" lanciata nei suoi confronti. In una lunga lettera inviata ad un quotidiano locale, Mohamed con toni disperati porta a conoscenza il suo caso che qui sintetizziamo: "Sono passato al cristianesimo dopo aver conosciuto una ragazza italiana con la quale ho avuto una relazione. I miei genitori, appena venuti a conoscenza del mio cambio di religione, mi hanno subito minacciato di morte, perché è la loro unica maniere per ottenere il perdono di Allah. in quanto sono loro che hanno allevato un traditore. Ora vivo nel terrore di incontrare qualche fanatico religioso che possa uccidermi o farmi del male". Un grido d'allarme comunque tutto da verificare, anche se alla luce di fatti tragici recentemente accaduti in Italia -assassinio di Hina Saleem, la pakistana che voleva vivere all'italiana e quello di Sanaa Dafani, 'colpevole' di amare un italiano- non va sottovalutato. Integrazione dunque a "senso unico"? E ancora: integrazione o imposizione di usi e costumi a noi estranei? E' accettabile -una volta appurata la veridicità di quanto scritto- che una persona non sia libera di professare spontaneamente il proprio credo religioso, senza correre il rischio di essere uccisa? Un certo disagio -come si percepisce ormai nel resto d'Italia- germoglia dunque anche in Valle d'Aosta, una regione dove gli stranieri residenti sono 7.500, i clandestini circa un centinaio, e su un totale di 250 detenuti, ben 183 vengono da fuori... (foto: le traduzioni dei cartelli le lascio a voi...)

martedì 28 luglio 2009

MATRIMONIO... ALL'ITALIANA

Qualcosa va rivisto, e soprattutto, va cambiato, perché questa storia costa all'Italia -leggasi: a noi- un qualcosa come 30 milioni di euro al mese. La causa di tutto ciò sono i cosiddetti "finti matrimoni", quel sistema cioè di aggirare l'ostacolo attraverso il quale i clandestini si ritrovano da un giorno all'altro, cittadini italiani a tutti gli effetti. Come? Facile come bere un bicchier d'acqua. Il mediatore, che quasi sempre è anche il testimone alle nozze dello straniero irregolare -uomo o donna che sia- è colui che organizza l'incontro tra i due futuri sposi, due anime che il più delle volte si conoscono per la prima volta soltanto davanti al sindaco, che con la fascia tricolore sul petto li unirà "nel sacro vincolo del matrimonio". Una volta dichiarati marito e moglie, i due se ne vanno ognuno per la propria strada con un distinguo: il testimone straniero si intasca dai 3 ai 5 mila euro per "la combine" e altrettanti vanno a finire nelle tasche del partner che si è prestato all'occasione. Ma se già tutto questo è da codice penale, per lo straniero invece comincia la pacchia. In un mese -avendo fregato leggi e passaggi burocratici- ottiene la cittadinanza essendo diventato "italiano" a tutti gli effetti, con i benefici che questo comporta: il ricongiungimento familiare fino alla quarta -quarta!- generazione. "Secondo i nostri dati sono circa 15 persone che arrivano per ogni nuovo cittadino" spiega Ahmed Alì del centro cultura araba di Milano, "e circa 120 mila di questi chiedono la pensione". Ma l'assurdo si aggiunge all'assurdo: "Molti di questi chiedono anche l'accompagnamento" conclude Ahmed. Pensione da 500 euro al mese e accompagnamento per chi non ha mai prestato un ora della sua vita al lavoro in Italia, un qualcosa a cui gli italiani devono far fronte attraverso una spesa di 29 milioni di euro al mese. Un vero e proprio racket dei matrimoni che sfocia in un prelievo "delittuoso" di risorse economiche dalle nostre tasche. I numeri parlano chiaro: 120 mila persone arrivate in Italia grazie al ricongiungimento percepiscono la pensione di anzianità, 60 mila sono i matrimoni misti tra cittadini italiani e marocchini e 20 mila tra cittadini italiani e egiziani. Un matrimonio su due è falso e solo a Milano, su 894 unioni miste, 496 sono state annullate.

giovedì 21 maggio 2009

IL BAMBINO DI KABUL

Bloccare gli immigrati e riportarli al luogo di partenza, più che doveroso, è umano. Doveroso perché esistono delle leggi chiare e precise in fatto di immigrazione, umano perché si tronca il nauseabondo mercato dei trafficanti di povera gente. Vere e proprie attività di criminali internazionali hanno in mano, da anni, questo lucroso business, un business fatto sulla pelle della povera gente, di disperati pronti a tutto pur di fuggire dalla loro terra, e dove spesso, sogni e bisogni spariscono con loro nella profondità del Mediterraneo. Mohammad, un bambino afghano di otto anni, pur nell'ingenuità della sua età, ne sa qualcosa di questi viaggi verso "l'Eldorado", che poi di "dorado" non hanno proprio nulla. 6.000 dollari ai traghettatori e un odissea lunga sei mesi per arrivare a Venezia, dove alla fine è stato scovato dalla polizia di frontiera italiana nascosto sotto le casse di un Tir. Lui almeno ce l'ha fatta ad arrivare vivo, ma questo, per i trafficanti, è un dato secondario, poiché per loro conta solo intascare soldi. E a vedere dai numeri, sono tantissimi, se pensiamo che solo a Venezia, 1.742 sono state le riammissioni di stranieri irregolari e 59 i respingimenti alla frontiera. Con le nuove leggi sull'immigrazione varate recentemente in Italia dal governo Berlusconi, si nota però un certo calo negli arrivi di immigrati irregolari, un dato, che fa sostenere -come si scrive su La Stampa di oggi- che "l'Italia non tira più, poiché diventato paese ostico, in crisi e sull'orlo di una xenofobia montante". Stravolgere la situazione, ecco, qualcosa che mi ricorda un antico proverbio, quello del "Non guardare il mio dito quando indico la luna"...

venerdì 8 maggio 2009

ITALIA, VENTRE MOLLE D'EUROPA

Io ritengo che ci sia un disegno vero e proprio da parte delle altre nazioni europee, nell'accusare l'Italia di razzismo. E mi spiego. Siamo razzisti se -finalmente!- prendiamo iniziative contro la delinquenza straniera, lo siamo se tentiamo di fare un anagrafe dei bambini rom e siamo razzisti ancora se decidiamo di rispedire al mittente i barconi carichi di profughi. Decretare poi che un clandestino in attesa di riconoscimento rimanga nei Cie. (centri di identificazione ed espulsione) per 2/6 mesi come dovrebbe avvenire in Italia è addirittura, -per certe nazioni belle- da xenofobi fascisti. Orbene, guardiamo dunque cosa legifera il Parlamento europeo in merito, estrapolando la normativa dalla Gazzetta ufficiale: "I clandestini possono essere trattenuti nei centri di identificazione per un periodo fino a sei mesi. Per altri 12 mesi in casi particolari". Così ha deciso la Commissione di Bruxelles, -e confermato dal Parlamento di Strasburgo- e la direttiva è la numero 115 del 2008, in vigore perciò da cinque mesi su tutto il territorio dei 27 Stati dell'Unione, che la dovranno recepire. E arriviamo al dunque: perché tanto baccano dunque se il governo italiano vuole estende la permanenza del clandestino nei Cie fino a sei mesi, quando la Germania ne prevede già 6 oltre ad altri 12 per un totale di 18? Su questa stessa linea c'è anche Malta, con la "democratissima" Spagna che si ferma a 12. Da notare poi che Malta ha a più riprese vietato l'attracco nei suoi porti a "carrette del mare" e nessuno si è sognato di darle della "razzista" per questo comportamento, salvo poi vedere la nostra Marina Militare correre in soccorso e trainare questi disperati in casa nostra. L'immigrazione è un problema umano, certo, al quale non si può rimanere indifferenti, anche se però, bisogna ammetterlo, non ci può essere altra soluzione se non quella di dare un segnale forte affinché questa gente sappia, che una volta arrivata sulle nostre spiagge, non trova l'Eldorado sognato, ma un biglietto per il ritorno a casa. Per concludere? Torna comodo ai Paesi europei tacciarci di razzismo, poiché grazie a questo, noi, per dimostrare il contrario, raccattiamo tutti i diseredati del Mediterraneo e ce li prendiamo in casa nostra, senza pensare che è proprio questo ciò che vogliono i nostri partner europei. Declamano umanità e accoglienza, certo, ma fuori dai loro confini, in Italia, appunto, ventre molle d'Europa.

mercoledì 25 febbraio 2009

NONOSTANTE TUTTO C'E' ANCORA CHI...

A volte io rimango basito, perché nonostante tutto, c'è ancora chi, come l'anonimo che mi ha inviato la lettera che riporto sotto, che non si rende conto della situazione creatasi in Italia sul tema criminalità legata all'immigrazione illegale o non. Questo è ciò che scrive, riferendosi ai dati che avevo riportato io, ovvero che nelle nostre patrie galere, attualmente vi sono 2800 detenuti romeni: "In Italia -scrive l'anonimo- vivono 1 milione di romeni, e quel 2800 rappresenta quasi il 2%. Da 60 milioni di italiani, quanti sono i delinquenti, mafiosi, criminali? Più del 2% credo. La vostra 'oppinione'?"

La nostra opinione 'condivisa' la riporta Enzo Bettiza, giornalista di chiara fama, sulla prima pagina de La Stampa di oggi, mercoledì 23 febbraio il quale, partendo dal presupposto che il presidente del Senato di Bucarest, Mircea Geoana, avrebbe tacciato l'Italia -e gli italiani- di "romenofobia", cioè di xenofobia e razzismo. Con grande classe, Bettiza risponde:

"L'obiezione ci sembra alquanto stonata, al limite, offensiva, dopo le equilibrate e anche severe dichiarazioni congiunte fatte l'altro ieri dal ministro degli Esteri Franco Frattini e dal suo omologo romeno Cristian Diaconescu. Il fatto che i due ministri abbiano deciso di affrontare pubblicamente insieme, a Roma, uno a fianco dell'altro, la più perniciosa piaga immigratoria di cui da un paio d'anni soffre l'Italia, dimostra per se stesso che né i governanti italiani né tanto meno quelli romeni possono più ignorare un problema divenuto ossessivo e, per tanti aspetti, spaventoso: lo stillicidio ininterrotto di crimini con stupro e ferocia spesso mortale perpetrati da cittadini romeni, crimini che, dopo lo scempio della signora Reggiani , sono purtroppo continuati senza esclusione di colpi e di scelta coppie di fidanzati inermi, ragazze quattordicenni, ottuagenarie disabili". Ma prosegue: "Inutile nascondersi dietro un dito o alzarlo per accusare di xenofobia indiscriminata l'ospite, ovvero la società italiana e le sue istituzioni, che semmai dovrebbe venire rimproverata di eccessiva tolleranza legale e umanitaria".

Ma Bettiza poi fa un esame più approfondito di questo fenomeno criminale, ricordando che l'ondata di questa gente proveniente da Paesi europei ex comunisti, "ha brame e pretese di possesso immediato, totale, di carne e danaro, che evocano tempi di guerra più che di pace: le donne di Berlino o di Belgrado assaltate dai soldati russi, le terre bruciate dai tedeschi in fuga dalle nazioni occupate, le bravate crudeli e le sevizie inferte dai servizi segreti francesi in Algeria, da ultimo, dopo le foibe, orrende e infamanti pulizie etniche interjugoslave in Bosnia, in Croazia, in Kosovo".

E ritornando a quei dati rilasciati addirittura dalle autorità di Bucarest, ovvero di quel 40% di criminali fuggiti dalla Romania e sciamati in Italia, Enzo Bettiza dice:

"Si tratta quasi sempre di individui instabili, ubiqui, spesso clandestini, dediti allo spaccio di donne e droga, fuggiti dalla Romania per malefatte impunite, giunti dal profondo del postcomunismo ceauceschiano, taluni già espulsi più volte dall'Italia e poi ritornati indenni in Italia, attirati e rassicurati dall'incertezza della pena con cui sovente li condonano tribunali indulgenti".

Come "oppinioni" in riposta all'anonimo scrivano, mi sembra che possano bastare...
(Gericus)

mercoledì 18 febbraio 2009

LA VIOLENZA CONTINUA.

PAVIA - "Gettare acqua sul fuoco, mantenere un basso profilo per far avvertire il meno possibile l'allarme sociale". E' questo in sintesi il pensiero espresso dal Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza, dopo l'ennesimo brutale fatto di violenza registratosi in Lombardia. Teatro della vicenda, Albuzzano, cittadina Pavese a due passi da Milano. Il delinquente, è un rumeno 31enne, muratore 'quando capita' e senza fissa dimora. Il suo "capolavoro" è stato sfondare la porta di un abitazione e violentare un anziana donna cieca di 83 anni. Ma andiamo in ordine. Il delinquente, dopo un giro di bevute nei bar della zona, verso le otto della sera di sabato scorso, ha un diverbio con il figlio della donna. Non si conosce il motivo, ma forse è da ricollegarsi ai desideri del rumeno di "rimorchiare" la badante straniera che accudisce l'anziana donna, cosa non per niente gradita al figlio. Una volta finita la discussione i due se ne vanno ognuno per la sua strada, ma per il rumeno, la strada è quella che porta all'abitazione dell'anziana signora. Calci e spintoni alla porta d'ingresso, tanto che i vicini, allarmati chiamano i carabinieri. Nel frattempo però la porta cede sotto i colpi dell'uomo il quale, entrato nell'appartamento, si dirige verso la camera da letto dove riposa la donna. Non basta l'età della vittima a farlo desistere, ma in un attimo si cala i pantaloni e si avventa sulla donna, non prima di averla duramente percossa. I carabinieri arrivano che il delinquente è ancora intento a soddisfare i suoi turpi desideri. Ammanettato, è portato immediatamente via, mentre viene allertato anche il 118 per portare i soccorsi all'83enne. In ospedale, alla donna verranno riscontrate varie ecchimosi, gravi traumi al bacino e lesioni agli organi interni. Indignazione e rabbia nel paese: "Non ci sentiamo più sicuri nemmeno in casa nostra" si grida. Prima misura presa dal sindaco Margherita Canini, è stata la chiusura di un bar poco distante dal luogo della violenza gestito e frequentato da rumeni. "Buttare acqua sul fuoco" dunque, per non esasperare gli animi dei residenti italiani che non ne possono più di questa situazione. Sicuramente il buon senso prevarrà, anche se rimane difficile restare impassibili di fronte a delinquenti stranieri che ogni giorno, questo fuoco, lo alimentano con i crimini più orrendi. (Gericus)
(Foto: involuzione dell'uomo)

sabato 14 febbraio 2009

L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA...

AOSTA - Anche i delinquenti -la maggior parte stranieri-, hanno cominciato ad apprezzare la Valle d'Aosta. Niente da vantarsi se non, spaventarsi. Fino a poco tempo fa, questa ex "isola felice", grazie al suo assetto viario, era ritenuta -a ragione- un 'cul-de- sac', dal momento che aveva passaggi di ingresso e uscita facilmente controllabili per ragioni geografiche e di confine. Chi entrava per delinquere, sapeva che la fuga verso i valichi era preclusa grazie ai controlli di polizia, finanza e carabinieri -Monte Bianco/Piccolo Sanbernardo per la Francia e Gran Sanbernardo per la Svizzera- e altrettanto facilmente c'era la possibilità di essere acciuffati uscendo dalla Valle ad est, verso il Piemonte, poiché le arterie di scorrimento -autostrada e statale 26- erano facilmente controllabili. La tranquillità dunque regnava sovrana in Valle, eccetto casi isolati e di poco impatto sociale, poi, con l'apertura delle frontiere, l'internazionalità del crimine ha travolto speranze e certezze. E allora eccoci qui, con intrusioni notturne in baite e abitazioni in alta montagna, sequestri e percosse ai proprietari trovati nel sonno e nessuno, che ormai si sente sicuro. Guido Di Vita, comandante regionale dei Carabinieri non si è lasciato intimorire da queste scorribande, che come lui ha subito affermato, "riportano ad una criminalità proveniente dall'Est europeo", contrastando in maniera decisa questa nuova realtà, attraverso operazioni che ben presto hanno dato buoni risultati. Grande dispendio di uomini e mezzi per assicurare alla giustizia i delinquenti dunque, poi, la doccia fredda: "Tornano liberi i cinque rumeni arrestati dai carabinieri a Bard" titola "La Vallée Notizie" di oggi, riferendosi ai cinque individui catturati dopo un inseguimento rocambolesco per le strade valdostane la notte scorsa. Erano stati individuati mentre cercavano di entrare in una centrale elettrica della zona, sicuramente, -come hanno sostenuto gli uomini dell'Arma- per rubare i preziosi fili di rame, ma sorpresi sul fatto, se l'erano data a gambe ma catturati poco dopo. Ma c'è altro: dopo una brillante operazione di 'intelligence' messa in atto da carabinieri e polizia di Stato, un altro pericoloso delinquente rumeno, tale Gheorghe Bitcos, autore assieme ad un compare -mai catturato- di una selvaggia aggressione compiuta ai danni di una coppia di giovani italiani, era stato finalmente rintracciato e arrestato. Processato, si era beccato una condanna -primo grado- a sei anni e sei mesi di carcere e, inspiegabilmente, messo poi agli arresti domiciliari. "Evaso dai domiciliari. Ora é ricercato" si legge ancora su "La Vallée Notizie". Morale: vale la pena la grande mole di lavoro svolto da polizia e carabinieri, se poi una magistratura fuori dalla realtà -e dalle grazie di Dio...- rilascia con tanta facilità delinquenti duramente acciuffati? Vale la pena il consumo di benzina, mezzi e ore-lavoro degli uomini in divisa per togliere di mezzo simili persone se poi il risultato è questo? Non si farebbe prima a risolvere il tutto con una "ramanzina" a questi delinquenti stranieri, tipo "non lo fare più!" magari alzando anche l'indice della mano per far capire loro il nostro... disappunto? E' l'insostenibile leggerezza di una giustizia da 'paese dei balocchi' e di una magistratura "smollacciata" che genera questo stato di cose, e mi chiedo com'è che le nostre 'teste pensanti' non l'abbiano capito. Una cosa è certa: I delinquenti stranieri lo hanno capito da un bel po'... altroché se l'hanno capito... (Gericus)

mercoledì 11 febbraio 2009

LETTERA APERTA A CRISTIAN DIACONESCU

Gentilissimo signor Cristian Diaconescu, ministro degli Esteri di Bucarest, Romania. (foto) . Abbiamo appreso con stupore la sua presa di posizione contro una presunta "violenza discriminatoria" messa in atto dal governo di Roma, Italia, verso i suoi connazionali. Puntando poi il dito su alcuni componenti del nostro esecutivo, lei ha affermato che questi "inciterebbero alla xenofobia attraverso una retorica aggressiva e provocatrice". A questo punto, gentile signor Diaconescu, ritengo che lei -e il suo ufficio-, non sia molto informato su ciò che quotidianamente succede in Italia ad opera di soggetti provenienti dal suo Paese, ed io, molto sinteticamente -e umilmente-, cercherò di venirle incontro con un piccolo accenno statistico: 2800 sono i detenuti rumeni attualmente nelle nostre patrie galere, 805 dei quali già con pene definitive. Nel Nord Italia poi, la media dei detenuti stranieri è del 70% (!) mentre a Roma è del 50%. E come ciliegina sulla torta, i rumeni sono il 73% dei detenuti comunitari. Non voglio dilungarmi poi sul tipo di crimini commessi dai suoi connazionali, poiché abbracciano tutto l'emisfero penale: furti, raggiri, stupri e assassinii. E dal momento che anche a Bucarest -come mi immagino- arrivano i quotidiani italiani, li sfogli, signor ministro, e vedrà che ogni giorno avrà la conferma di ciò che fanno i suoi fuoriusciti. Pertanto, signor Cristian Diaconescu, non si indigni per i tentativi di linciaggio -sempre bloccati dalle nostre forze di polizia- verso stupratori o assassini rumeni o per le nuove leggi che il governo italiano mette in atto per arginare questo stillicidio di crimini, perché anche una popolazione "agnello" come quella italiana, da sempre propensa alla morale cristiana del "porgere l'altra guancia", può averne le scatole piene e cominci a rendere pan per focaccia. Prima di chiudere questa mia, mi permetta, signor Diaconescu, un appunto... diciamo venale: dal momento che i romeni in cella ci costano 400 euro al giorno, questo è il pensiero degli italiani e del giornalista Paolo Granzotto: "Fuori! Fuori senza la minima esitazione. Accompagnati alla frontiera e consegnati alle autorità romene. Bucarest si riprenda le sue canaglie!". Gentilmente la saluto. (Gericus)

martedì 13 gennaio 2009

DIONIGIO TETTAMANZI: IL MISTERO DELLA FEDE...

Il mistero della fede non è più tale. Alcuni rappresentanti della Chiesa, "misteri" non ne hanno più. Hanno solo verità concrete: distruggere la religione cattolica. Capofila di questa "armada rivoluzionaria" è l'arcivescovo di Milano, Dionigio Tettamanzi, entrato in rotta di collisione con la maggioranza dei cattolici italiani. "Pastore diventato rivoluzionario" scrive La Stampa, bollato poi da Roberto Calderoli come "l'ultimo comunista sul suolo patrio". Ma cosa ha fatto di tanto inopinabile questo cardinale che fino all'ultimo è stato il più accreditato concorrente di Papa Ratzinger nell'elezione pontificale? Presto detto: lo schierarsi apertamente con il movimento islamico in quanto ad aperture incondizionate di moschee e poi, per ultimo, il pieno assenso per quanto riguarda la recente invasione islamica del piazzale antistante il duomo di Milano durante la manifestazione pro Gaza. Un andare contro corrente dunque, oltre che al pensiero comune dei laici soprattutto a quello dei credenti. La gente si chiede come sia possibile, che un alto prelato come lui, non si sia reso conto del gesto blasfemo compiuto sul suolo consacrato della Diocesi più grande d'Europa? E su questo punto, Vittorio Messori, giornalista e scrittore rincara la dose, parlando di quelle preghiere recitate come "un segno di disprezzo sui sagrati delle chiese cattoliche", aggiungendo poi che "certi uomini della Chiesa non capiscono che nascondendo i segni della fede non guadagnano stima dagli islamici, ma il loro disprezzo. E' una prova di debolezza -continua Messori- mentre il loro concetto di religione è virile, guerriero". Non c'è niente di buono dunque "dietro l'angolo", e il peggio lo dovranno affrontare le nuove generazioni, quando -come conclude Messori- "saremo tutti riuniti sotto lo stesso tetto dell'incredulità, dell'edonismo, della secolarizzazione, del relativismo, del politicamente corretto, insomma, nel poco bene e nel poco male". (Gericus)

sabato 8 novembre 2008

UNA RISATA CI SOMMERGERA'...

E' di oggi la notizia che la commissione Giustizia di Palazzo Madama ha approvato un emendamento che prevede per lo straniero irregolare né l'arresto obbligatorio, né il processo per direttissima. Non è più un reato dunque (?) entrare illegalmente in Italia, bensì un infrazione amministrativa e come tale, sanabile con un ammenda. Nel Paese di Pulcinella, i cambi di battuta fanno parte della commedia. Servono a tenere sveglio l'interesse del pubblico e preparano all'applauso. Solo che qui non si tratta di un teatrino di periferia né di uno spettacolo rivolto a 'pensionati, ragazzi e militari', come urlava una volta l'imbonitore. Qui si tratta di leggi dello Stato che vanno e vengono in un altalena tra bastone e carota, e dove la carota, in questo caso, è rappresentata da una semplice multa da pagare. E già mi immagino le risate che si faranno coloro, che senza fissa dimora, né lavoro e nullatenenti, una volta pizzicati si vedranno consegnare dalla polizia un tagliando verde e un ammonimento: "multa da 10.000 euro da pagare entro 30 giorni"... E per quelle centinaia di clandestini che quotidianamente la nostra Guardia costiera va a salvare in mezzo al mare giù dalle parti della Libia, come la mettiamo? Una volta tratti in salvo, si vedranno immediatamente notificare l'ammenda? La Commissione Giustizia di Palazzo Madama ha detto che così facendo, non si ingolferanno maggiormente (38% dei detenuti sono stranieri, fonte Ministero dell'Interno) le nostre galere. Se allora il punto base è questo, chiudiamo le carceri e mettiamo un tariffario al crimine, con un omicidio che al pari di un divieto di sosta viene multato a tot euro, e altrettanto costerà commettere altri reati. Praticità dunque, perché al Ministero, avevano previsto che con la legge della reclusione, i nostri istituti penitenziari avrebbero dovuto farsi carico di circa 50.000 clandestini in più, e tutti da "sistemare" a vitto e alloggio, quindi? Hanno fatto due conti: 10.000 euro moltiplicato 50 mila... un bel gruzzolo... Soldi ipotetici, mentre le risate "a milioni", quelle si che saranno reali... (Gericus)

sabato 11 ottobre 2008

VOLEVO IL ROSSETTO

REGGIO EMILIA - Sarida, una marocchina diciannovenne nata in Italia, non voleva la luna. Voleva solo vivere all'occidentale, niente più e niente meno. Voleva fare come le sue coetanee italiane, raggiungere un indipendenza economica attraverso un onesto lavoro e poi, mettersi semplicemente un po' di rossetto sulle labbra. Ma vaglielo a spiegare ai genitori, padre 57 anni e madre di 48, provenienti da Marrakesh e da una ventina di anni in Italia, che in fin dei conti quella figlia voleva solo essere "libera e indipendente" come milioni di altre ragazze della sua età, ragazze che escono la sera, che vanno a ballare e che hanno un ragazzo, magari per una sola notte o per tutta la vita. L'arretratezza culturale è un brutto ostacolo a questa integrazione "voluta a tutti i costi" e difficile da attuare, là dove usi, costumi e religioni sono agli antipodi e dove il fondamentalismo islamico chiude la porta in faccia a desideri e aspirazioni. Per Sarida quindi (nome inventato), una vita che diventava un incubo giorno dopo giorno, con percosse e sequestri in casa, telefonate del padre al datore di lavoro nelle quali invitava questi a licenziarla "perché non abbiamo bisogno dei tuoi soldi" e infine, calci e pugni alla figlia sferrati da padre e madre davanti alla fermata dell'autobus e sotto gli occhi di altre persone, che telefonavano immediatamente ai carabinieri. Una storia di violenze dunque, tenuta nascosta per anni e poi sfociata in procura, in un fascicolo adesso in mano al pubblico ministero Maria Rita Pantani. Sarà lei a cercare di fare chiarezza in questo caso di "integrazione negata", dove si configurano reati da codice penale quali violenza privata e sequestro di persona. E mentre questa brutta storia compare tra le pagine di cronaca di ogni quotidiano, nessuna condanna arriva invece da parte della comunità islamica locale, tanto che il suo rappresentante, tale Mohammed Yunes, commenta che "Ci sono anche genitori italiani che picchiano la figlia perché mette la minigonna". Bella risposta. Nessuno forse gli ha detto che tutto ciò "e in sporadici casi", avveniva oltre 50 anni fa... (Gericus)

venerdì 12 settembre 2008

VERSO UNA BRUTTA PIEGA...

Una ventina di anni fa, quando ancora l'emigrazione non aveva raggiunto i numeri di oggi -almeno in Valle d'Aosta- un giovane marocchino incontrato dentro ad un bar dove vendeva la sua chincaglieria, lo disse senza tentennamenti: "Ora siamo pochi, ma tra qualche anno le cose cambieranno". Previsione azzardata o ragionamento logico? Oriana Fallaci sull'argomento ha speso fiumi d'inchiostro, inascoltata e in molti casi, derisa. Oggi, la "profezia" del giovane marocchino e l'allarme lanciato dalla scrittrice fiorentina si avverano. Nel Nordest dell'Italia, dove si calcola che ci sia una concentrazione altissima di extracomunitari di fede musulmana, nasce "Seconda generazione", un quasi partito, che racchiude al suo interno giovani integrati di origine araba, ma con precise rivendicazioni politiche: fare proseliti per far valere le proprie rivendicazioni sotto la spinta dell'orgoglio islamico. Questa... associazione, formatasi a Treviso, recentemente ha già fatto sentire la sua voce: libertà di poter indossare il velo e soprattutto, nuove moschee per inginocchiarsi nella preghiera. Un vero e proprio programma dunque, da ottenere al di là di ogni forma di dialogo. E lo scontro con l'amministrazione locale è vicino, poiché come dice il vicesindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini, "hanno adibito a luogo di culto un locale destinato invece a negozio, e se questi si riuniranno lì, come hanno deciso nonostante il nostro divieto, scatterà immediatamente un ordinanza di sgombero e di espulsioni". Ma non è solo Treviso a vivere queste tensioni sociali, poiché un certo malessere serpeggia in altre città, come a Bologna, dove la comunità islamica, rifiutando le "condizioni di trasparenza chieste dal Comune a proposito della costruzione di una nuova mega moschea", ha di fatto costretto l'Amministrazione a bloccare tutto: "Per noi ormai il progetto non esiste più", ha sentenziato l'assessore 'rosso' all'Urbanistica Virginio Merola. Nella stupenda e Medievale Colle Val d'Elsa, nella Toscana più tipica e tanto amata da Oriana Fallaci, la famosa altra mega moschea in costruzione è 'ferma al palo'. Elzir Izzeddin, presidente della comunità islamica fiorentina ha tirato troppo la corda. Voleva ancora più spazio per la nuova struttura e soprattutto, non voleva nelle vicinanze edifici di altri culti religiosi: "Vedere un minareto accanto ai campanili o alla cupola della Sinagoga non è cosa buona". Pertanto lavori fermi. A Genova, dopo la richiesta di un luogo di preghiera all'ombra della Lanterna, accordato -nientemeno- dal sindaco Marta Vincenzi, popolazione in subbuglio e raccolta firme per un referendum abrogativo del permesso del Comune. A Milano, dopo lo 'sdoganamento' di una moschea a cielo aperto in viale Jenner, con intasamento totale ogni venerdì del traffico e dei pedoni, ora i musulmani chiedono un sostegno economico per la costruzione di una moschea: La risposta del Comune è di quelle che non lasciano spazio ad altre interpretazioni: "L'Amministrazione non verserà quattrini alla causa". Maria Giovanna Maglie, nel suo "Giù le mani dalle nostre radici" pubblicato venerdì 12 su Il Giornale, lancia una proposta: "Boicottiamo chi li finanzia". E dal momento che per la moschea di Colle val d'Elsa, tra i finanziatori sembra esserci anche il Monte dei Paschi di Siena, la Maglie suggerisce: "Se è vero che il Monte dei Paschi ha cofinanziato il progetto, chiudiamo i nostri conti correnti presso quella banca..." Tensione dunque, tra "ospitanti e ospiti". Dovevamo arrivarci a questo punto, poiché la lungimiranza non è mai stata una qualità dei nostri politici, di quei politici che versano miliardi a Gheddafi "per riparazione danni di guerra" senza controbattere su espropri e cacciata dalla Libia di italiani colà residenti, e di quelli che fino a ieri hanno spinto per una integrazione che forse non interessa a nessuno. Sia ai locali, ma soprattutto, agli "ospiti". (Gericus)

mercoledì 23 luglio 2008

LA TORTURA DEL "PISTOLINO CIRCONCISO"...

Io non so quanti bambini ancora dovranno arrivare in ospedale con il 'pistolino' martoriato, e morire dissanguati. E' già il secondo caso accaduto in poco tempo in quella che è la civilissima Italia e non uno sperduto villaggio dell'Africa nera. Questa volta, ucciso dall'ignoranza di un rito tribale, è un bambino di due mesi e mezzo di origine nigeriana, arrivato da poco in Italia con la madre. Il luogo, puramente indicativo ma potrebbe essere una città qualsiasi della nostra Penisola, è Bari. E' lì, nel quartiere Japigia che si consuma nella notte il dramma, quando "affidato" alle cure di un "macellaio", al piccolo viene praticata la circoncisione, chissà come, chissà con che cosa e vai a capire perché. Già il luogo dove si svolge l'intervento, fa capire quanta arretratezza culturale c'è in chi compie l'atto, e soprattutto, quanta ignoranza e poco amore c'è nella madre del piccolo: un lercio materasso appoggiato in terra, una ciotola per l'acqua e due sedie. In un ambiente così "sterile" si è compiuto infatti il dramma. Armato di un 'oggetto tagliente' e noce di cocco, l'improvvisato "chirurgo" nell'asportare il prepuzio ha tagliato anche il glande, dando inizio all'emorragia fatale. Urla di dolore del piccolo e pannolino che nella notte si riempiva del suo sangue, poi, con un colpevole ritardo, la sciagurata madre che si decide a chiamare il 118. Il piccolo nigeriano giunge così in ospedale alle 4.20 del mattino, ormai in fin di vita, stroncato da una fortissima emorragia a livello inguinale causata proprio da quell'assurda pratica. Ora la madre è indagata, mentre la polizia ha già messo le manette ai polsi del praticone, un nigeriano 28enne, che per quell'intervento mortale si era fatto consegnare dalla donna 100 euro. Rabbia per questa morte per noi così inconcepibile, nella consapevolezza che le misure restrittive in questo caso sono solo una panacea per placare lo sdegno della gente, ma che in realtà non serve a niente, finché non faremo capire ai nostri "ospiti" che le loro tradizioni e culture (?) devono lasciarle nel Paese di origine, perché in Italia, da secoli, abbiamo le nostre. (Gericus)
[foto tratta da Il Giornale]