venerdì 18 dicembre 2009

CHI HA UCCISO CHIARA POGGI?

VIGEVANO - Qualcosa non quadra. C'è qualcosa che tirando le somme non torna. Dal processo di Vigevano non volevo che ne uscisse un colpevole -si badi bene- "a tutti i costi", bensì "il colpevole". Guardando oggi a come è finito il processo, devo ammettere che tutta la storia mi lascia perplesso, perché i casi sono due: o il castello accusatorio è stato tutto un bluff, o Alberto Stasi (foto) merita il premio Nobel per l'interpretazione perfetta nel film 'noire' "Come uccidere la fidanzata e farla franca". Si, perché di lui si è parlato appioppandogli subito gli aggettivi standard del personaggio cattivo: sguardo gelido e mancanza di sentimenti verso la povera vittima, che poi altro non era che la sua fidanzata. Schivo, indecifrabile, Alberto Stasi per gli inquirenti è subito stato l'unico indiziato. Non c'è stata nessun altra pista fin dal primo giorno di indagini, e chissà, questo è stato il primo grosso errore. Ma se così sono andate le cose, quali sono stati i motivi che hanno spinto la direzione delle indagini verso Alberto? Quelle immagini pedopornografiche rinvenute in numero massiccio nel suo computer? Quelle sue scarpe senza una traccia di sangue della vittima nonostante la mattina del ritrovamento del cadavere fosse entrato nella casa del delitto? "Quisquiglie" direbbe il sempre amato Totò, perché "tutto è possibile sotto il sole", come invece non è possibile che tracce ematiche della vittima siano state trovate sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, una bicicletta da donna tra l'altro vista appoggiata al muro di cinta della casa di Chiara Poggi proprio nel giorno dell'omicidio, come dirà una testimone. E su questo punto, Stasi prima ammise che si, forse è sangue di Chiara, "ma di mestruazioni che arrivate improvvise un giorno calpestai, dopo che qualche goccia era caduta a terra". Caspita la fantasia come galoppa, e galoppa talmente forte che anche l'accusa ha preso per buona questa dichiarazione, lasciando sconcertati un po' tutti coloro che credevano ormai di conoscere tutto sul ciclo della donna. Dubbi che restano dunque, rafforzati anche dal sorriso felice di Stasi dopo la lettura della sentenza che lo scagionava, e da quell'indecoroso presentarsi al processo con la nuova fidanzata, il tutto, sotto gli occhi dei genitori di Chiara Poggi. Difficile a questo punto non collegare questa sentenza di assoluzione -pur con il dubbio- alla condanna invece a 25 e 26 anni inflitta a Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Cosa centra direte? Centra invece, perché anche a Perugia, come a Garlasco, il processo si è svolto su prove indiziarie, cioè senza riscontri decisivi e schiaccianti da far sostenere ai giurati la colpevolezza del soggetto "al di là di ogni ragionevole dubbio". A Garlasco ha prevalso "il dubbio" mentre a Perugia, dove i dubbi erano tanti -alla luce anche di un reo confesso, Rudy Guedé già condannato- i dubbi hanno pesato a favore della colpevolezza. "Ci dovranno ora delle scuse" ha tuonato il padre di Alberto Stasi in conferenza stampa -forse dimenticando altri due processi, appello e cassazione-, mentre i genitori di Chiara Poggi, impietriti nel loro dignitoso dolore, hanno solo detto che per loro, "questa sentenza non rende giustizia". Già, la "Giustizia", quella che oggi fa chiedere a molti: Chi ha ucciso Chiara Poggi?

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