domenica 30 settembre 2007

SPOSARSI E POI MORIRE (2007)

Un matrimonio in punto di morte per Lorenzo D'Auria, il giovane agente del Sismi rimasto ferito in Afghanistan durante il blitz per la sua liberazione. Da giorni infatti, lo 007 italiano era stato sequestrato assieme ad un collega da un gruppo di predoni afgani. Nel violento scontro a fuoco tra le forze italo inglesi e i sequestratori, Lorenzo D'Auria rimaneva gravemente ferito. Ed è nell'ospedale militare del Celio a Roma che giovedì scorso, attaccato ad un respiratore artificiale per tenerlo in vita, Lorenzo D'Auria si è sposato con rito sia religioso che civile con la compagna Francesca, la madre dei sui tre figli tutti in tenera età. Una cerimonia -possiamo intuire- silenziosa e colma di dolore per questo "Si" pronunciato "idealmente" dallo sposo, un rito previsto nel diritto canonico come "articulo mortis" per urgenza di morte del coniuge. Non ci saranno banchetti nè auguri nè viaggio di nozze per Lorenzo e Francesca, ma un domani che purtroppo non porterà nessuna felicità. (Gericus)
(foto: Lorenzo e Francesca)

STOP KILLING BUDDHIST MONKS! (2007)

Sono più di mille i monaci buddisti rinchiusi nella prigione di Rangoon e circa duecento le vittime rimaste sulla strada, colpite dal fuoco della polizia. Testimoni oculari affermano che per non lasciarli in vista al mondo intero, l'esercito abbia velocemente raccolto i cadaveri e sepolti nottetempo in una fossa comune. La giunta militare birmana dunque mostra il volto peggiore, e con protervia nega pure all'inviato dell'Onu Ibrahim Gambari di "mettere il naso" nel mattatoio di Rangoon, 'dirottandolo' alla volta di Naypyidaw, città 400 chilometri più a nord. Nel frattempo, camion dotati di mitragliatrici e furgoni pieni di miliziani controllano le strade, mentre in tutto il mondo civile sale lo sdegno per questo massacro.
"Stop Killing Buddhist Monks"! (Gericus)

sabato 29 settembre 2007

ALBERTO STASI A CASA (2007)

Una situazione che si ingarbuglia sempre più. L'indiziato numero uno nel delitto di Chiara Poggi se ne torna a casa. Il gip infatti non ha convalidato il fermo. Era nell'aria tutto questo, perchè gli indizi a suo carico non erano, come si dice in termine giuridico, schiaccianti, quindi non rilevanti. Tutto dunque riparte da capo, con il giovane che dopo alcuni giorni passati in una cella del carecere di Vigevano esclama "Sono uscito da un incubo, non dalla disperazione". Computer, essenza di sangue sotto le scarpe e macchie di sostanze ematiche rinvenute sui pedali della sua bicicletta non sono sufficienti ad incrimnarlo, mentre un dubbio, io credo, comincia a balenare tra gli inquirenti. Può un giovane "perbene" come Alberto Stasi aver commesso quel crimine? E se si, può continuare a sostenere la sua tesi di innocenza senza una minima incertezza? In poche parole: può sussistere l'ipotesi di una terza persona nel delitto? Alla notizia della scarcerazione di Alberto Stasi, i genitori di Chiara, con la compostezza di sempre hanno dichiarato che "Non vogliamo un colpevole a tutti i costi, ma vogliamo che si dia una spiegazione alla morte di mia figlia". Veleni e sospetti però crescono a Garlasco, mentre il padre di Alberto, da giorni ormai sotto pressione si sfoga con i fotografi: "Paparazzi di merda!". Sembra di essere ritornati a Cogne... (Gericus)
(
foto: Alberto Stasi mentre torna a casa)