martedì 22 novembre 2005

DANDO PIGNATARO

Dando Pignataro in barcaNon credo che Piersandro "Dando" Pignataro abbia conosciuto la paura dell'ignoto. Lui la morte l'ha guardata in faccia, e non le ha chiesto "perchè"? " come mai proprio a me"? La sua dignità non gli avrebbe consentito di 'morire anzitempo', perciò le ha voltato le spalle e ha continuato a 'vivere'. Era il 1996, e Dando già era uomo sportivo e d'avventura, con un passato recente fatto di scalate sulle vette del Nepal, di grandi percorsi in sud America, in Africa e nel Tibet. Tumore, solo la parola ti piega le gambe e ti annebbia la volontà. Non a lui. "Stò programmando una traversata atlantica" mi disse come se niente fosse un giorno, seduti sui divani dell'Hotel Valle d'Aosta. Nei suoi occhi, nella sua voce, nessuna incertezza, nessuna paura. Pochi giorni dopo il suo ritorno dall'Atlantico lo incontrai di nuovo nei suoi uffici di Quart. Abbronzato, leggera barba, raccontò di quei "diciotto giorni, 22 ore e 55 minuti" impiegati per raggiungere la Martinica partendo dal porto di Hyéres in Francia a bordo della Zeffiraglia, un ketch di 13 metri e 80. "E' formidabile quanto sia diverso qui, nella vastità del mare che, pur al mio occhio, si chiude con il cielo: cosa succederà nell'immenso oceano, schiacciato dal cielo dell'equatore, costellato di veloci e multiforme nuvole? E quanto ridicolo tutto ciò, se è visto dallo spazio siderale, dal quale gli oceani non sono che chiazze di blu intenso sulla tavolozza della terra. Ma la dimensione della vita, della sofferenza, della gioia, del tormento e della morte è qui, nell'immensa tavolozza". Lo scrisse al suo ritorno su Karma, un quasi diario di viaggio e riflessioni.Al di là di tutto però, Dando sapeva di avere 'una vita a termine', anche se l'incubo dell'appuntamento per lui non esisteva, perchè come ebbe occasione di dirmi, "un uomo muore solo nel momento in cui si arrende alla vita". Si iscrisse e partecipò alla Maratona di New York, poi a quella di Madrid e infine a quella di Parigi.
1° febbraio 1994. Dando Pignataro sulla vetta del Kilimanjaro, l'Uhru Peak a 5895 metriAlla mia domanda "cosa bolle in pentola" mi rispose con un "vedremo". Avrebbe voluto certo, se la malattia piano piano non lo avesse indebolito. "Ho appena finito un nuovo ciclo di chemioterapia" mi disse un giorno. Lo intuiva a quel punto che il "viaggio" stava per concludersi, ma nei suoi occhi non si notava nè smarrimento né paura. Martedì 15 novembre "Dando" ha 'sganciato gli ormeggi' ed è partito per un lungo viaggio, verso "quella terra dove l'alternarsi del buio e della luce, delle stagioni, del caldo e del freddo avviene in attesa del mio arrivo".

2 commenti:

dannyboy ha detto...

Sono passati sette anni da quando sei salito sulla vetta che gli uomini non vedono,ma dalla quale tu vedi tutti noi.

Ti porteremo i ricambi della roba che hai lasciato a terra quando saremo anche noi lassù da te.

Ciao a presto

Daniele

Anonimo ha detto...

Sono passati molti anni dall'inizio della nostra storia di amicizia-amore che ancora accompagna la mia vita ora e per sempre.
Ciao Dando
Arrivederci
Paola