sabato 26 giugno 2010

Azzurri: Bidoni Mondiali

Bambini viziati, vezzeggiati, e anche antipatici. Se poi a tutto ciò ci aggiungi anche la spocchia del ct Marcello Lippi, la frittata è fatta. Un flop annunciato dunque, e più vergognoso che mai se pensiamo che tutto ciò è avvenuto nel girone più facile del Mondiale, dove l'Italia campione del Mondo è stata buttata fuori da una mediocre Slovacchia, 34esima nella classifica di merito delle squadre Nazionali. "Mi assumo tutta la responsabilità" annuncia Lippi subito dopo la disfatta, come se dicesse qualcosa di trascendentale. E chi altri dovrebbe assumersi la responsabilità di questa più brutta pagina del calcio nazionale? Chi se non lui, con la sua aria da saccentone che ha snobbato altamente le critiche dei giornali sportivi su una rosa di giocatori che più di una rosa sembrava un crisantemo e per di più appassito? Chi più di lui si è incaponito nel tagliare giocatori che avrebbero potuto dare respiro e credibilità agonistica ad una squadra di bolliti e giovani spaesati? "Non sono tenuto a dare spiegazioni ai giornalisti sulle mie scelte" ha tuonato più volte in sala stampa l'ex mister, come se la Nazionale fosse cosa sua. Ma se questo comportamento non fosse già il massimo dell'arroganza, arriva Fabio Cannavaro: "Siamo dispiaciuti, abbiamo dato tutto quello che potevamo", senza però spiegare cosa, quegli undici pedalatori di campo "hanno dato", se non quella pessima figura che sovrasta in sdegno quella ottenuta con la Corea nel lontano 1966. Alla domanda perché sia successo tutto questo, lo psichiatra Paolo Crepet non ha peli sulla lungua: "Perché sono dei brocchi". Ma la sua analisi è ancora più spietata: "Perché i nostri giocatori sono dei montati, sono dei viziati, figli di mamma e di papà". E che siano dei bambocci lo conferma -senza volere- Marcello Lippi: "Siamo scesi in campo con il terrore, paura nel cuore e nelle gambe". Caspita! I Campioni del Mondo che hanno paura del Paraguay, della Nuova Zelanda e della Slovacchia! Ma di quale Mondo siamo Campioni? Non del calcio, ma di quello dorato degli ingaggi, con giocatori pagati a peso d'oro e allenatori non da meno. Questa mattina alle 7,45, "l'armata Brancaleone" è ritornata in Italia. All'aeroporto di Fiumicino nessuno ad accoglierli, e quei pochi che proprio non potevano farne a meno, hanno gridato dei sonori "vergognatevi!". Voltiamo pagina dunque; via i bolliti, via Lippi, e perché no? via anche Giancarlo Abete, presidente della FIGC, colui che ha richiamato alla guida della Nazionale il "bel Marcello", sfidando anche la cabala che sulle "minestre riscaldate" ha tutta una casistica nefasta...
(foto: Quagliarella e Cannavaro, l'immagine della disfatta)

mercoledì 23 giugno 2010

Caso Cogne in tivu: ancora?

AOSTA - Una trasmissione di cui non si sentiva assolutamente la mancanza è quella andata in onda lunedì 7 giugno alle ore 21 sul canale satellitare 407 di Sky e ripetuta nelle serate successive. Già il titolo, "Delitti" dava la sensazione del mistero, quel mistero che però il "caso Cogne" -almeno in Valle d'Aosta- non ha sortito nessun effetto, avendolo i valdostani vissuto in prima persona. Qual'è dunque il motivo dei riflettori di nuovo accesi sul delitto del piccolo Samuele Lorenzi? Nessuno, caso ormai chiuso, poiché la madre colpevole dell'omicidio, Annamaria Franzoni è da tempo rinchiusa in carcere per scontare i suoi 16 anni di reclusione, Cogne è finalmente consapevole che il "mostro" non è in giro per la vallata, e i "cognein" liberi una volta per tutte dagli occhi indiscreti di telecamere e taccuini di mezzo mondo. Nella prerogativa degli autori del programma forse c'era l'ambizione di rinverdirne i fasti, dato che ai tempi dell'inchiesta e con la Franzoni che saltava da una rete all'altra l'audience saliva alle stelle. Immaginiamo però che l'altra sera non sia andata così: filmati visti e rivisti fino alla nausea, lacrime dell'Annamaria viste e giudicate ai suoi tempi, e schizzi di sangue in quella villetta "sul monte" ormai sbiaditi dal tempo. E per dare spessore "al già visto e già sentito", illustri ospiti, come l'ex sindaco di Cogne Osvaldo Ruffier, colui che più di tutti si era battuto affinché l'ombra nefasta di questo delitto non scardinasse turismo e usanze, e poi l'ex procuratore di Aosta, dottoressa Maria Del Savio Bonaudo, che ha ricordato il duro scontro -finito poi con una denuncia per diffamazione- con l'avvocato Carlo Taormina, il quale nella trasmissione ha ricordato "quell'aria forcaiola che si respirava ad Aosta in quei giorni contro la Franzoni", adducendo al fatto che sempre più gente si radunava davanti al tribunale gridando "assassina" alla sua assistita ad ogni apparizione. Ma in questa rievocazione non potevano mancare molti altri personaggi della vicenda, la dottoressa Ada Satragni, colei che per prima giunse al cospetto del corpo martoriato del piccolo Samuele e ancora, l'ex comandante dei Ris colonnello Luciano Garofano, che grazie alle sue investigazioni scientifiche ha dato un nome al colpevole del delitto. Non poteva mancare poi in questo caso il primo avvocato della difesa Carlo Federico Grosso, che annunciò "lascerò l'incarico il giorno che dovessi scoprire che la Franzoni non è innocente" e che invece se ne andò per non condividere il patrocinio con Carlo Taormina, voluto dalla famiglia di Annamaria poiché ritenuto "più incisivo" di Grosso. Voce narrante del programma il giornalista Meo Ponte, poi ritagli di interviste televisive, in una delle quali Annamaria Franzoni sussurrava in lacrime "chiedo giustizia per mio figlio". E giustizia è stata fatta: 30 anni in prima battuta ridotti poi a 16, che con il condono scendono a 13. Una domanda in chiusura: nessun cronista valdostano è apparso nella trasmissione. Una dimenticanza, disistima per la stampa locale o paura degli autori del programma per verità scomode che sarebbero potute venire fuori? Chissà, forse è proprio questo l'unico e vero mistero di tutto il programma...

venerdì 18 giugno 2010

Vuvuzela, il belato continuo

Fin dal primo collegamento col Sudafrica abbiamo avuto la sensazione che qualcosa disturbasse la visione. Ma cosa? C'è voluto poco a capirlo: era quel ronzio continuo, quell'incessante belato provocato dalle famigerate "vuvuzele", ovvero quelle diaboliche trombette tanto di moda tra gli sportivi africani. Evvabbene, si dirà "la moda è moda", però potremmo controbatte che anche "l'udito è l'udito", e questo strombazzamento non giova ne ai timpani né tantomeno alla riuscita di una trasmissione sportivo-televisiva. E a quanto pare non è solo un mio punto di vista -e chi sono io?- ma il disagio è generale, mondiale, tanto che anche il popolare David Letterman, dal suo "Late Show" andato in onda mercoledì 16 giugno, ha condannato apertamente "quelle maledette trombette", aggiungendo comunque che "il soccer (il calcio) è uno sport che non piace agli americani". Ma al di là di questa affermazione, due emittenti televisive -la Rai e la tedesca Zdf- individuata questa anomalia e messa in evidenza da un coro di proteste giunte da parte di telespettatori esasperati, si sono rivolte alla Fifa chiedendo di abbassare il volume dei microfoni piazzati a bordo campo, cosa che tutt'ora però non è stata fatta. Altre emittenti, come la Bbc e la pay tv francese di Canal+, molto più lesti di noi in quanto a soluzioni, sono già corse ai ripari eliminando il fastidioso suono delle trombette con dei filtri digitali, collaudato con successo nelle partite di martedì scorso. Un filtro peraltro consigliato all'inizio del Mondiale anche alla Rai, ma bocciato immediatamente dai nostri cervelloni a causa di "controindicazioni tecniche". Al di là del fatto che non riesco a capire che polmoni abbiano questi africani per aver la forza di "trombare" per 90 minuti dentro una "vuvuzela", mi chiedo se non c'è un altro sistema per guardare in pace le partite, tipo sequestrare all'ingresso "trombe, tromboni e trombette", come è successo recentemente in uno stadio di Philadelphia dato che una vuvuzela era giunta fin là. In attesa di una decisione risolutrice dunque, facciamo come fanno già in molti: chiudere completamente l'audio del televisore e ascoltare lo svolgersi del gioco attraverso il commento trasmesso dalla radio. Dice che funziona, quindi proviamo... nella speranza però che in tutto quel silenzio si possa udire finalmente il suono di una tromba, quella suonata dall'inquilino accanto ogni volta che l'Italia segna...