1)"Non far togliere il velo alle musulmane per foto da opporre su documenti".
2) "Non rimanere soli -negli uffici?- con una donna musulmana velata se siete un agente maschio, soprattutto se questa è accompagnata dal marito".
3) "Per le impronte, fare tenere le dita della donna solo da un agente donna".
4) "Quando si presentano -in Questura?- marito e moglie, l'agente deve rivolgersi sempre all'uomo anche se la pratica è della donna".
5) "Quando c'è una coppia, non è educato -per l'agente?- guardare la donna in faccia se non per l'identificazione e la corrispondenza alla foto, e comunque, mai negli occhi".
6) "Se c'è il marito, non bisogna stupirsi se la donna non risponde alle domande -dell'agente?- ed è l'uomo che l'accompagna a dare le informazioni".
7) "Non fare passare una donna velata prima di voi se siete agenti uomini".
8) "Durante il mese del ramadan, viene presa come un offesa se si offre cibo o da bere durante il giorno."
Ma il punto che fa scaldare la platea e il numero successivo.
9): "Quando vengono effettuati dei controlli a domicilio, se non per reati gravi e o contro la sicurezza che richiedono l'irruzione, evitare di entrare in casa di una famiglia musulmana se ad aprire la porta è una donna velata in assenza del marito".
Altro consiglio è nel saluto: "non porgere mai la mano ad una donna musulmana" -perché la può toccare solo il marito- e infine, le differenze nel linguaggio non verbale, dove il primo dei gesti elencati, quello cioè di accarezzarsi il mento che nel gergo italiano significa "che noia", nel mondo arabo invece vuol dire "mi vendicherò". Integrazione dunque, che secondo la presidente dell'Associazione Donne Straniere dovrebbe avvenire "secondo la loro cultura" e non attraverso quella del Paese ospitante. Nel frattempo, i delinquenti italiani in fase d'arresto si stanno attrezzando: ogni volta che suona il campanello di casa, mandano sempre la moglie ad aprire la porta, dopo averle fatto mettere velocemente un velo sul viso...
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