
ROMA - Il servilismo, la paura di essere scambiati per xenofobi, il voler apparire "politically correct" ad ogni costo fa brutti scherzi: "
Non voglio degli innocenti in galera" diceva ieri il sindaco di Roma Gianni Alemanno, mentre "La Stampa" titolava "
I 'mostri' romeni scagionati due volte". Il tutto si riallaccia all'esito dei risultati delle analisi compiute sul Dna dei rumeni arrestati per la presunta violenza sessuale della Caffarella, i quali scagionerebbero i due. Ecco la corsa a correggere prematuramente il tiro. Orbene, se gli esami della scientifica sono incompatibili col Dna dei due arrestati, ciò non azzera altre circostanze ormai confermate e messe a verbale. Ma andiamo con ordine. La confessione fatta dal "biondino", tale
Alexandru Isztoika Loyos, 20 anni,
(foto) riporta in maniera precisa fatti, circostanze e azioni che solo l'autore della violenza poteva esserne a conoscenza, circostanze tanto più avallate dalle dichiarazioni fatte in precedenza dalla vittima stessa dello stupro, la giovane quattordicenne, e dal fidanzatino, bastonato e costretto ad assistere allo stupro. Confessione poi ritrattata, poiché come asserisce il rumeno stesso, "
estorta con le botte sia da parte della polizia romena che da quella italiana", salvo poi sapere che l'intero interrogatorio è stato tutto video-registrato. Al di là di questo, c'è un secondo punto inconfutabile: il riconoscimento senza ombra di dubbio da parte della vittima la quale ha indicato il suo violentatore attraverso la visione di un numero imprecisato di foto segnaletiche mostratele dalla polizia: "
E' lui, ma adesso non fatemelo più vedere" ha urlato la giovane davanti a quella foto. Un altro punto poi è il riconoscimento del secondo rumeno, tale
Karol Racz, 36 anni -quello acciuffato a Livorno-, descritto subito dalla vittima "
come uno con la faccia da pugile", e che in effetti, la faccia da pugile ce l'ha, anche se il suo avvocato annulla il tutto asserendo che gli identikit
"lo segnalano con folti capelli mentre il mio assistito è stempiato". E del secondo riconoscimento del suo assistito da parte di un'altra donna violentata un mese prima, il 21 gennaio a Primavalle, dove lo mettiamo? E infine che attendibilità possono avere i risultati del Dna sui tamponi prelevati sul corpo della giovane, quando sappiamo che è stata violentata da più persone? Per concludere, non due colpevoli a tutti i costi, ma nemmeno una corsa alla "beatificazione" dei due soggetti prima che si sia compiuto tutto l'iter inquisitorio...
(Gericus)
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