Un martedì come tanti. John che saluta la moglie per andare in ufficio,
Jean che porta a scuola il figlioletto e scappa a lavorare. Jason il
pompiere che quella mattina è influenzato ma decide ugualmente di
prendere servizio; Mike, il poliziotto che sale in macchina e comincia
il suo giro di ronda; Stephany che saluta la madre nel suo primo giorno
di lavoro... Un martedì come tanti di un settembre ancora mite, e quella
mattina poi il cielo non ha una nube, azzurro come non mai...
Dall'aeroporto Logan di Boston, quasi contemporaneamente, verso le
ore 8.00 due aerei rullano sulla pista. Sono il volo 11 dell'American
Airlines e il 175 dell'United Airlines. Anche dall'aeroporto di Newark
nel vicino New Jersey nella stessa ora si stacca dalla pista il volo 93
della United Airlines e poi, circa un ora dopo, è la volta del volo 77
che lascia la pista dell'aeroporto Dulles di Washington. Un martedì come
tanti dunque, in una New York che corre, che lavora, che sogna. Nessuno
sa che l'inferno invece sta per scatenarsi, violento come non mai.
Dalle finestre di uno dei due grattacieli del World Trade Center
diventati il simbolo della Grande Mela, ovvero quelle splendide colonne
in vetro e acciaio alte 415 metri, Brian seduto davanti al computer nel
suo ufficio al 105esimo piano ha un attimo di incertezza a causa di
quell'aereo che prima, come un puntino lontano ma ora sempre più vicino
punta verso le Torri. Non fa a tempo a provare la paura perchè la morte
lo polverizza in un attimo alle ore 8,45 assieme ai suoi sogni. Betty
nel suo ufficio della Torre sud ha visto l'impatto di quell'aereo e la
nuvola di fuoco e fumo che si è sprigionata. Urla nel suo ufficio al
97esimo piano e fa appena in tempo a scorgere la sagoma di un altro
aereo che dopo una virata si dirige verso di lei. Lo schianto
inevitabile e la fine di tutto avviene alle ore 9.00. Quaranta minuti
dopo un altro aereo si schianta sul Pentagono ed infine, poco dopo le
ore 10.00 un altro velivolo precipita pochi chilometri a sud est di
Pittsburgh. No, non è più un martedì normale, ma è un martedì di lutto,
di tragedia, di dolore. Colpite a morte, le due Torri infine crolleranno
al suolo nel giro di mezz'ora.
NEVER FORGET!!! NEVER FORGET!!!
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martedì 11 settembre 2012
martedì 14 agosto 2012
Quando un popolo ha gli attributi.
L'Australia da' lezione di civiltà a tutto l'Occidente.
Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici. Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando: GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI! “Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà. La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua! La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi. Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che Vi ha accettati”. Ce lo vedete un Mario Monti -o chi per lui!- fare un annuncio pubblico simile?
lunedì 18 giugno 2012
Perdono, perdono perdono...
Un perdono non lo si nega a nessuno, e poi in Italia è di moda. Lo chiede il giornalista alla madre cui abbiano ucciso un figlio -"Lei perdona l'assassino"?-, lo chiede il bombarolo di Brindisi -"Chiedo perdono alla famiglia di Melissa"- e lo chiede al Signore il peccatore redento. Mai ci sognavamo però che anche la legge nelle aule dei tribunali "perdonasse" il malfattore. E' di questi giorni infatti la notizia che il Tar ha perdonato il giovane carabiniere che si era appropriato di 80 euro contenuti in un portafogli smarrito che un onesto cittadino, trovatolo, lo aveva portato in caserma. Quindi? Era stato restituito al legittimo proprietario alleggerito però del denaro, che da un indagine interna si era appurato che l'autore del gesto era stato il giovane carabiniere. Espulso per "Condotta biasimevole" dall'Arma e deferimento all'autorità giudiziaria, con condanna a un anno e 4 mesi per peculato sia pur con la condizionale e la non menzione. Ma lui ha questo verdetto non c'era stato, quindi ricorso al Tar che ha ordinato di reintegrarlo. Motivo di questa decisione dei giudici? "E' un ragazzo giovane, aveva solo un anno di servizio e poi, cosa vuoi che siano 80 euro"... Siamo un paese cattolico, quindi...massì, il perdono ci sta tutto. A Malpensa rubavano a tutto spiano nel deposito bagagli e la storia andava avanti da anni, poi le telecamere smascherarono i topi dei bagagli, che altro non erano che i dipendenti stessi. Ben 34 di questi "Arsenio Lupin" del bagaglio erano stati accusati di associazione a delinquere, furto aggravato e ricettazione. Licenziati in tronco ma riammessi in seguito tutti al loro posto dal giudice, dal momento che la Sea, la società che gestisce il servizio, "non era stata capace di indicare gli oggetti spariti e le eventuali denunce dei passeggeri". E i furti sono ricominciati. Ma il perdono continua. E' perdonato e riammesso allo sportello quel cassiere di banca che fu licenziato poiché "si fece un prestito attingendo dalla cassa" e la motivazioni dei giudici fu "che era depresso", quindi scusabile, come quel magistrato, un gip di Venezia che a suon di congedi per malattia non lavorava da mesi, salvo poi scoprirla -era una donna- in giro sui mari del mondo con la sua barca a vela. Fu "perdonata" anche lei e non allontanata dall'incarico, solo la rifusione di un rimborso alla collettività che la Corte dei Conti quantificò in circa 7.000 euro, l'equivalente dello stipendio di un suo mese di lavoro. Ma la casistica è ancora lunga, anche se credo sia il caso di fermarci qui. Ho sempre giudicato di buon occhio i giudici americani che pongono alternative ai rei colpevoli di leggeri reati, come per esempio pulire la scuola per una settimana a dei vandali scoperti in flagrante a insozzare la scuola stessa, operare in attività sociali a giovani denunciati per rissa e infine, dopo un normale processo, la gogna per un autista di camminare su e giù lungo un arteria cittadina con un grosso cartello con su scritto "In questo incrocio per colpa mia ho causato un incidente mortale". La morale? Che la legge degli uomini faccia il suo corso in terra e non porga l'altra guancia, in attesa, appunto, di quella divina...
venerdì 15 giugno 2012
Ubriachi al volante con licenza di uccidere...
Una serata in pizzeria per la famiglia di Baldassarre Quinci, 43 anni, maresciallo dell'Aeronautica. Con lui, la moglie Lidia Mangiaracina di 37 anni e i figli Martina di 12 e Vito di 10. La gioia di stare assieme, lui che per lavoro spesso é assente e quella serata del 15 gennaio del 2011era quindi fortemente voluta. Non si fa tardi, perché anche se è sabato e i ragazzi non dovranno alzarsi per la scuola, c'è bisogno di riposo, dopo una settimana di attività frenetica, quindi tutti in macchina e via tranquilli per le strade di Campobello di Marzara (Trapani) diretti a casa. Nel calduccio dell'auto c'è ancora tempo per due risate, racconti scolastici, i primi sbadigli... Capita tutto in un attimo, due fari che squarciano la notte ed un rumore di lamiere che si accartocciano poi, come per incanto, il silenzio assoluto...il niente. Glielo diranno con tutte le cautele possibili i parenti a papà Baldassarre, ricoverato in ospedale, che la sua bella famiglia non esiste più, tutti morti sul colpo in quel maledetto incidente. E gli diranno pure che la macchina, una BMW che li ha centrati in pieno era guidata da un giovane ubriaco, Fabio Gullotta, 22 anni, 0,72 ml di alcool nel sangue e 120 chilometri orari nell'attraversare quell'incrocio maledetto tra le vie IV Novembre e Vittorio Emanuele. Dolore al dolore, l'uscita dall'ospedale per papà Baldassarre e il ritorno in quella casa troppo vuota ma piena di ricordi lancinanti. Che senso ha la vita si sarà chiesto. La risposta l'ha trovata in una corda alla quale si è appeso sei mesi dopo, sopraffatto dalla disperazione. Una famiglia distrutta nella sua interezza.... Ieri, nell'udienza preliminare di Marsala, il giudice Vito Marcello Saladino ha condannato il colpevole della tragedia Fabio Gullotta a due anni di prigione con pena sospesa grazie al patteggiamento. Lo ha riconosciuto si colpevole di omicidio colposo plurimo aggravato dallo stato di ebbrezza, ma non "colpevole abbastanza" (?!) per scontare la pena, concedendogli pure il beneficio del "non ritiro della patente". In poche parole, ogni vita umana cancellata è costata al colpevole "6 mesi", e soprattutto da "non scontare". Papà Baldassarre preferì raggiungere la sua famiglia prima di questa ennesima ingiustizia...
(da sinistra: Baldassarre Quinci; Vito; la moglie Lidia e Martina)
(da sinistra: Baldassarre Quinci; Vito; la moglie Lidia e Martina)
venerdì 27 aprile 2012
Vanessa Scialfa: così muore una donna.
La speranza di ritrovare in vita Vanessa Scialfa, 20 anni, (foto) scomparsa da due giorni, è svanita nella tarda mattinata di ieri, giovedì 26 aprile, quando il suo corpo, avvolto in un lenzuolo, è stato ritrovato in fondo ad un burrone sovrastato da un cavalcavia della strada che da Enna porta a Caltanissetta. Strangolata. E' stato il fidanzato Francesco Lo Presti, 34 anni a portare gli inquirenti sul luogo del ritrovamento, perché è lui che lì ce l'aveva gettata, ed è lui che due sere prima le aveva stretto il cavo di un computer intorno al collo. Era bella Vanessa, di una bellezza mediterranea, fresca e solare. Amava la vita e si fidava della gente e così è successo anche con Francesco, l'uomo sbagliato. E sarà proprio lui, attore da due soldi, a denunciare la scomparsa di Vanessa. "E' uscita di casa sbattendo la porta senza prendere i suoi oggetti dopo un diverbio tra noi due" dirà sia ai genitori della ragazza che ai carabinieri. Ma le cose non stanno così, e gli inquirenti non lo mollano. E' risaputa la sua gelosia, il suo modo morboso di concepire un legame, tanto che non voleva che frequentasse persino i suoi amici, costringendola spesso a restare chiusa in casa. Gelosia criminale. Lo spiega lui ai carabinieri come sono andate le cose quando gli mettono le manette ai polsi: "L'ho uccisa perché in un momento di intimità mi ha chiamato col nome del suo ex fidanzato, e io non ci ho più visto..." Incredibile! Vanessa Scialfa se ne è andata per questo, per un lapsus improvviso e senza significato. Ma per lui, per quell'amore malato, tanto è bastato per uccidere, annientare una vita. Non ha sbattuto la porta e se ne è andata come voleva far credere la bestia. Vanessa se ne è volata via senza un perché, sicuramente incredula di quello che stava accadendo, perché lui era il suo uomo, quello che chiamava amore. "Datemelo tra le mani che lo ammazzo" urla il papà di Vanessa appena saputo che è stato il fidanzato a togliergli la figlia.
venerdì 20 aprile 2012
Ma lo Stato dov'é?
A volte leggi notizie che lasciano basiti. Una di quelle è pubblicata in questi giorni e riguarda la famiglia di uno dei due Marò "sequestrati" in India dal 18 febbraio scorso. E' la moglie del maresciallo Massimiliano Latorre che ormai, perse le speranze per una rapida soluzione del caso, denuncia la situazione venutasi a creare nel frattempo. Ne viene fuori uno Stato canaglia, esigente e vorace nel chiedere ma farraginoso e avaro nel dare a chi di dovere. "Da quando mio marito è nella condizione di cui tutta Italia sa -dice la donna, Rosalba Ancona-, al di là di tutti gli altri gravissimi problemi c'è la preoccupazione di una mamma che sente il dovere di garantire ai suoi tre figli il necessario". E spiega la precarietà della sua situazione economica, nella quale si trova adesso ad affrontare anche il distacco della fornitura elettrica, "ultimo dei tanti problemi che potrei elencare". Parole che indignano per la noncuranza sia dello Stato in primis, che della società elettrica in secondo luogo. La famiglia di un militare italiano è dunque abbandonata a sé stessa, dopo le belle e altisonanti parole dei governanti: "Sono vicino alle famiglie dei due militari" come disse nei primi giorni il Capo dello Stato Giorgio Napolitano-, e "faremo di tutto per riportare a casa i nostri due militari" fecero eco i vari ministri. Finito il momento solenne delle frasi a effetto, -mai credere ai politici!-, tutti si sono dimenticati delle esigenze quotidiane di queste famiglie -ci metto pure quella di Salvatore Girone-, e ora assistiamo alle conseguenze. Tutto ciò porta ad una sola e amara conclusione: fare il proprio dovere non paga. Vergogna...
venerdì 13 aprile 2012
Crepuscolo di un Italia alla deriva.
Non so se leggere i giornali di oggi, venerdì 13 aprile, sia più un resoconto di quello che succede nel mondo oppure sia una lunga lista di malfattori della politica pescati con le mani nella marmellata. Cominciamo con La Stampa: "Lega: espulsi Rosi Mauro e Belsito", il tutto a seguito dei soldi spariti dalle casse del Carroccio. "L'addio al Senato? Calma" annuncia appunto Rosi Mauro, sottosegretario al Senato e chiamata in causa per "qualche soldo" finito nelle sue tasche. E ancora: "Milano indaga anche sul ruolo di Calderoli", con sottotitolo "Finanzieri in otto banche per acquisire documenti". Ma alla vicenda della Lega si aggiunge altro: "Nell'inchiesta spuntano Scopelliti -governatore della Regione Calabria- e la sua giunta", oltre a "Ecco dove si incrociavano Lega e n'drangheta". E sui politici "disinvolti" ecco che si scrive: "I trucchi di Lusi per i rimborsi", riferendosi al tesoriere della Margherita Luigi Lusi che "Con scontrini anonimi, spese spalmate in bilancio e viaggi da record ha sottratto alle casse del partito 13 milioni di euro". Spostandoci in Puglia, a proposito del suo Governatore Nichi Vendola si legge "Nuovo avviso di garanzia a Vendola" per abuso di ufficio, falso e peculato nell'accordo con un ospedale ecclesiastico dove è coinvolto pure un vescovo. E rimanendo sempre nella stessa regione, "Cozze, escort, soldi, scommesse. Affondiamo, ma siamo moderni" è il titolo a proposito di uno scandalo che vede coinvolto il sindaco di Bari Michele Emiliano, che a quanto pare riceveva regali in natura -sia cibo che sesso- da parte di personaggi dalla personalità "poco chiara". Ma come se non bastasse, arriva anche una richiesta di arresto per Alberto Tedesco, ex assessore alla Cultura e poi senatore, implicato in strani giri sulla sanità. Ma c'è ancora: "Tangenti al Ministero: funzionario in manette", con riferimento ad un certo Bruno Colantonio in forza al ministero dello Sviluppo Economico, il quale, per insabbiare una multa da 20.000 euro emessa a carico di un imprenditore, aveva chiesto una tangente di 2.000 euro dal soggetto multato. Politici specchio di una società senza futuro o una società che si adegua all'andazzo politico? Una domanda più che logica in questo "spolpamento" delle nostre casse. Si legge infatti sul Giornale: "Anziana falsa cieca truffa lo Stato per 32 anni". Il tutto è accaduto a Viterbo e la donna in questione, 71 anni dichiaratasi cieca dal 1989, si è intascata 3.000 euro al mese tra pensione di invalidità e indennità di accompagnamento, un qualcosa come 110.000 euro fregati all'Inps, quindi a noi, cittadini di un Italia ormai alla deriva.
martedì 3 aprile 2012
Emanuela Orlandi: soluzione del giallo?
E' una storia lunga quella di Emanuela Orlandi, la ragazza di 15 anni scomparsa il 23 giugno del 1983 a Roma e mai più ritrovata. Una storia anche misteriosa, dove entrano in gioco i poteri forti del Vaticano, servizi segreti e malavita. Ma perché Emanuela è invischiata in questa storia? Perché era una cittadina vaticana, figlia di un commesso della Prefettura della Casa Pontificia, e perché due anni prima, il 13 maggio dell'81, Papa Giovanni Paolo II° aveva subito un tentativo di uccisione da parte di un certo Mehemet Alì Agca, un killer turco, e poi per uno scandalo finanziario, quello dello Ior -Istituto Opere di Religione- guidato dal cardinale Marcinkus, quello del "You can't run the Church on Hail Marys" (Non si può governare la Chiesa con le Ave Maria). Ma chissà se davvero la vita di Emanuela Orlandi si intreccia con questi fatti, ma il caso vuole che poco meno di un mese dopo dal suo rapimento, il 5 luglio del 1983 arriva una misteriosa telefonata in Procura dove una voce maschile con un forte accento inglese, afferma di avere la ragazza in ostaggio, pronta ad essere rilasciata in cambio della liberazione di Alì Agca, l'attentatore del Papa. Dopo quel contatto, un vuoto che dura anni, 22 per l'esasttezza, quando nel luglio del 2005 un'altra telefonata anonima annuncia in diretta nella trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?", che il corpo di Emanuela Orlandi è sepolto con quello di Enrico De Pedis all'interno della cripta nella basilica di Sant'Apollinare, grazie ad un favore -come continuava la telefonata- che questi aveva fatto a suo tempo al cardinale Ugo Poletti. Ma chi è De Pedis? Col soprannome di Renatino, questi -morto il 20 febbraio del 1990- , da sempre è stato considerato un boss della Magliana, e per ritornare alla telefonata, si scopre che fui proprio il cardinal Poletti -all'epoca presidente della Cei e vicario papale a Roma- a concedere il nullaosta della Santa Sede affinché "Renatino" potesse avere questa tumulazione. Ma cosa lega ancora Emanuela Orlandi a questo boss? Lo spiega il 24 luglio del 2011 alla Stampa un ex della banda della Magliana, tale Antonio Mancini, affermando che "la ragazza fu rapita per fare pressioni sullo Ior", la banca vaticana, una teoria che porta ancora al di là delle mura capitoline, avallata dal terrorista Alì Agca, il quale nel 2010 chiama in causa il cardinale Giovan Battista Re come "uno che sa". Possiamo dire che questo "cold case" sta per risolversi? In fin dei conti basterebbe aprire la tomba di De Pedis e controllare, anche se un autorizzazione a procedere in tal senso, firmata tre anni fa dal cardinale Agostino Villini, vicario a Roma di Ratzinger, è già stata fatta ma mai messa in atto, come se seppellire un boss della malavita dentro una basilica non fosse già uno scandalo. Un Vaticano reticente ma che sa la verità dunque, un Vaticano che riporta per metodi ai periodi neri della Santa Inquisizione, quelal dei roghi e delle streghe. "Apprendi a mortificare il tuo intelletto! Piangi sulle ferite del Nostro Signore! E getta via tutti i tuoi libri!" gridava il predicatore Umbertino da Casale lasciando l'abbazia di Eberbach ormai in fiamme nel film "Il Nome della Rosa"...
domenica 11 marzo 2012
Luigi Lusi: ah la vita, la vita l'è bela...
Cosa vuoi che sia pagare 180 euro uno "spaghettino al caviale" in uno dei migliori ristoranti di Roma, quando il tuo bancomat ti consente di spendere e spandere a piene mani fino a 20 milioni di euro, anche se i soldi non sono tuoi. Quest'ultimo particolare per Luigi Lusi, (foto) ex tesoriere della Margherita non aveva molta rilevanza, poiché l'importante era averli a disposizione, punto e basta. E dal momento che la fame vien mangiando, a sentire i giudici Luigi Lusi aveva una fame insaziabile, come dimostrano le pezze in supporto. Quindi, sotto l'insegna del "non facciamoci mancare niente", un weekend a Venezia con la consorte, il tutto per 6.300 euro. E se già la cifra parla chiaro, sono i particolari a rendere tutto più...romantico: aereo Roma/Parigi con tanto di macchina con autista ad aspettarli all'aeroporto parigino, da lì trasporto alla stazione ferroviaria e via sul fascinoso Orient Express con destinazione, appunto, Venezia. In tempi di crisi, si dice, la miglior cosa per far rinascere l'economia è spendere, e su questo punto, Lusi, non aveva dubbi: un altro viaggetto da 9.200 euro -destinazione sconosciuta-, uno a Toronto e New York, e poi, dato che gli amici "sono amici", una bella vacanza per sette persone alle Bahamas per un totale di 33.000 euro. Ma queste, come direbbe il grande Totò, "sono quisquiglie", poiché nel frattempo era riuscito a comprarsi una villa da tre milioni di euro, appartamenti e uffici, oltre a rimpinguarsi -sempre secondo la magistratura che lo sta indagando- conti correnti personali e azioni a destra e manca. Ora i vertici dell'ex partito la Margherita cadono dalle nuvole e "sparano a raffica" sul "mariuolo". Ma come, sono anni ormai che i soldi vengono dilapidati dall'intraprendente ex tesoriere e nessuno se ne era accorto? Nessuno si era reso conto dell'improvviso benessere di questo "impiegato" politico? Qualcosa non quadra, tanto che in una trasmissione televisiva Luigi Lusi ha detto: "Se apro la bocca è la fine della sinistra". Apriti cielo! "Parole inammissibili!" tuonano in risposta i leader dell'ex partito, e annunciano querele. Soldi, soldi, tanti soldi. Ma se la storia sopra citata fa già schifo per se stessa, lo schifo maggiore è sapere che è lo Stato, quindi noi, che regala senza regole e senza riscontri, milioni di euro ai partiti, soldi che in una maniera o l'altra vengono poi usati -non si sa come e certamente in maniera impropria- dai professionisti della politica, dai bla-bla-bla dei leader e comprimari dei partiti, alla faccia di una crisi che ha messo in mutande gli italiani e in ginocchio le industrie. Nel reame della politica, affollato da migliaia di Lusi, tutto questo però è lontano, appartiene ad un altro mondo. Qui non si tira la cinghia, ma si pranza in ristoranti esclusivi a suon di 1.500 euro per una cena -da ricevuta intestata a Luigi Lusi-, si va in vacanza alle Kayman, spendendo sotto la voce "divertimento" ben 218.000 euro solo nel 2011. Uno scandalo dentro uno scandalo, punto di non ritorno della politica italiana...
venerdì 10 febbraio 2012
Squali intorno alla Concordia...
C'è un giovane che in ogni programma televisivo parla dei suoi traumi. Era un passeggero della Costa Concordia, la superba nave miseramente naufragata all'Isola del Giglio: "La notte non dormo più, ho gli incubi...e di giorno, in mezzo alla gente, quando vedo delle persone anziane mi viene da piangere". C'è un'altra passeggera, questa volta una signora, che dice da quel maledetto giorno soffre di claustrofobia, "non posso più entrare in luoghi chiusi e stretti perché mi manca l'aria e poi, ho incubi ricorrenti". Una coppia scampata e anche lei presente in molti talk show, avverte che "siamo vivi per miracolo, e da quel maledetto giorno -già sentito-, la nostra vita è cambiata". Scene da una crociera finita sugli scogli, dal cocktail col capitano al cappotto prestato dall'isolano per ripararsi dal freddo, dato che nel momento del disastro tutti erano in sala pranzo, al bar o in teatro, quindi abiti da sera o pseudo tali. Finito il dramma, ora si passa all'incasso. Un risarcimento per le vittime è più che sacrosanto, e sacrosanto ancora è il risarcimento per i sopravvissuti. Con due distinguo però. Un pool di avvocati americani ha fatto sapere che per ogni vittima chiederà al colosso USA, Carvival Corporation -proprietaria di Costa Crociere-, un risarcimento di due milioni di dollari, circa 1milione e mezzo di euro. La vita non ha prezzo, quindi, due, quattro o cento non restituiranno la vita ai defunti, ma faranno certamente la felicità dei parenti. Diverso è l'altro discorso, quello dei superstiti, e anche qui gli avvocati americani l'hanno sparata grossa: per sei passeggeri in vita, per esempio, hanno richiesto a Costa Crociere ben 450 milioni di dollari, ovvero oltre 70 milioni a testa. Ebbene, se 14.000 euro offerti dalla Società sono effettivamente pochi, 70 milioni a testa sono una sproporzione immane. Quattrocento persone -si presume tra italiani e no- già si sono affidate agli avvocati americani per una "class action", senza però tenere conto che tra le clausole incluse sui biglietti acquistati e sul contratto firmato prima del viaggio, infatti, c'è un punto riguardante la scelta del Foro competente in caso di controversie, che nel caso specifico, è quello di Genova. Qualsiasi iniziativa legale intrapresa in America dunque potrebbe essere invalidata, con una forte penale da pagare da parte dei passeggeri allo studio legale statunitense. Una crociera come un bingo al Superenalotto? Mah, ho i miei dubbi. Una cosa però è chiara: intorno al relitto della Costa Concordia, nel mare dell'Isola del Giglio, sono arrivati gli squali...
lunedì 6 febbraio 2012
Io uccido: non colpevole.
Un altro spietato assassino che non finisce in galera. E' il pugile dilettante ucraino di 27 anni Oleg Fedchenko, (foto) che una volta arrestato, candidamente ammise che quel giorno, uscito di casa e incavolato per la propria situazione economico-sentimentale, "avrei ammazzato di botte la prima persona che incontravo sulla strada" . E così fece. Era il 6 agosto del 2010 dunque, quando con questi propositi la prima persona che incontrò fu Emlou Arvesu, 40 anni sposata e due figli piccoli, una colf filippina che stava rientrando a casa. La massacrò di pugni fino ad ucciderla, non risparmiandola neppure quando la donna giaceva ormai esanime sull'asfalto. Quattro poliziotti giunti sul posto saltarono addirittura addosso all'uomo mentre questi ancora inveiva contro la donna, riuscendo a fatica ad ammanettarlo. Poi la galera in attesa del processo. Ieri l'assassino ucraino è stato "assolto" dal gup -giudice udienze preliminari- di Milano, Roberta Nunnari dall'accusa di omicidio aggravato "perché non imputabile". Avete capito bene: non è imputabile uno che massacra di botte il primo disgraziato che gli capita a tiro. Tutto ciò grazie ad una perizia psichiatrica del maggio scorso fatta dal professor Ambrogio Pennati, nella quale si sostiene che "Oleg Fedchenko era totalmente incapace di intendere e di volere al momento del fatto perché soffre di una grave forma di schizofrenia paranoide". Un altro tassello di deficienza della nostra giustizia che si assomma a quello di tanti altri, di quella giustizia che ormai vien da ridere -se non da piangere- chiamarla tale. Quindi? Pochi anni in uno ospedale psichiatrico poi la libertà. "E' difficile accettare una sentenza simile" affermano i familiari della vittima. Inconcepibile invece dicono gli italiani. E a riprova che il solco tra società e giustizia è oramai incolmabile, ieri sera 5 febbraio nel corso di una trasmissione televisiva, il papà di un giovane ucciso per strada un paio di mesi fa è stato molto chiaro: "I responsabili dell'uccisione di mio figlio paghino per quello che hanno fatto, altrimenti li ucciderò io con le mie mani". Come non capirlo. Siamo ritornati al Far West. L'Italia si merita una "NON-giustizia" simile?
sabato 4 febbraio 2012
Una Margherita da... mungere.
Milioni di euro come fossero noccioline e milioni che volano via come coriandoli. Il bello è che nessuno se ne accorge. Deve essere una strana contabilità quella del partito della Margherita, poiché da quanto si apprende, il suo tesoriere -ora ex- Luigi Lusi avrebbe fatto sparire secondo le accuse mossegli, nientemeno che 13 milioni di euro, spesi in appartamenti e viziucci vari. Milioni che passavano con disinvoltura dal conto della Margherita a quello personale. Ma come? Ancora non si sa la metodica, anche perché tutti nel partito, dirigenti e no, "si fidavano di questo ex boy scout Luigi Lusi", come se appartenere al gruppo di Robert-Baden Powel -fondatore appunto dell'associazione scoutistica- fosse sinonimo di morigeratezza e onestà. Ora che la pentola è scoperchiata, la gente si chiede se sia giusto finanziare a suon di milioni -e tanti!- i partiti politici, far sì insomma che una numerosa casta possa vivere lautamente di politica "perché tanto i soldi ci sono e sempre arriveranno". E quindi -come si legge sulla Stampa di sabato 4 febbraio- "un Audi per il tesoriere -ex- Lusi come automobile in uso, autista e segretaria personale, un tavolo fisso al ristorante La Rosetta -solo pesce a due passi dal Pantheon- e una suite presidenziale negli alberghi". E nonostante ciò, nessun sospetto dei vertici del partito, defunto ma in vita solo per il gruzzolo che riceveva dallo Stato. Ora, di fronte al fatto compiuto, Luigi Lusi patteggia con la magistratura che lo ha indagato: "Chiedo un anno di detenzione e restituisco 5 milioni di euro". Hai capito? Dal delirio alla farsa. Arturo Parisi, colui che assieme ad altri doveva controllare i conti già si era scontrato con Lusi, "ma è ovvio -commenta- che se avessi avuto sentore di qualche irregolarità..." Un tesoriere che si comporta da nababbo non è sufficiente? Brutta bestia il prosciutto sugli occhi......
Una vita lunga 18 mesi
Dormiva tranquillo il piccolo. Forse sarà stato svegliato dalle urla concitate dei suoi genitori. Diciotto mesi, quindi neppure la sorpresa di quel litigio alle 6.30 del mattino. Sicuramente qualche lacrima di paura, svegliato di soprassalto da quel sonno sereno che solo i bambini sanno fare. Due braccia poi lo hanno afferrato e strappato dal tepore delle coperte, un piumino forse buttato attorno al suo piccolo corpo e poi via, nel buio della notte, di quella notte da lupi che stava vivendo Roma tra neve e gelo. Chissà, forse strillava ancora, livido di freddo e di spavento, poi un volo nell'aria che ti fa mancare il respiro...uno, due, tre secondi, poi la fine in quell'acqua gelida e limacciosa del Tevere. L'autore di quel gesto, il padre, lo hanno rintracciato i carabinieri poco tempo dopo e portato in caserma. E' un pregiudicato 26enne che ha confessato il suo misfatto. Dopo un lungo litigio con la moglie, questi si era allontanato da casa portandosi via il figlio, poi, giunto a metà ponte Mazzini, lo aveva gettato nel fiume. Ad accorgersi del gesto, un un agente della Polizia Penitenziaria che passava in quel momento e che subito ha allertato le forze dell'ordine. Ora, i sub della polizia stanno scandagliando il fiume alla ricerca del corpicino, ma del piccolo ancora nessuna traccia. Un gesto orrendo compiuto verso chi è più indifeso, e soprattutto messo in atto dal padre. Sul web intanto, i commenti alla notizia fioccano numerosi. Uno di questi è scritto da un certo "Lettore 41", il quale spiega come nell'antica Roma venivano trattati questi soggetti; (fonte Wikipedia): "Immediatamente dopo la condanna, il reo veniva tradotto in carcere con soleae lignae (zoccoli di legno) ai piedi e un cappuccio di pelle di lupo in testa. Questi veniva poi frustato con virgae sanguinae (verghe color del sangue) e quindi veniva cucito in un culleus (sacco) di cuoio impermeabile insieme ad un cane, un gallo o una vipera ed una scimmia, e dopo essere stato trasportato attraverso la città su un carro trainato da un bue nero, veniva gettato nel Tevere o in mare". Esplicito il suo pensiero, anche se io non sono d'accordo con questi metodi barbari. Perché sacrificare pure un cane, un gallo, una vipera o una scimmia? Che in quel sacco ci sia solo l'assassino... (foto: le ricerche dei sub)
lunedì 30 gennaio 2012
Der Spiegel. Italienisch? Alles Skettinen!
Evvabbè, c'era da aspettarselo. A Rimini -ma non solo-, l'italiano già negli anni Sessanta per i maschi tedeschi era il "pappagallo", ma per le bionde valchirie invece era il "Casanova". Luoghi comuni, come l'italiano tutto "sole, pizza e mandolino". Passano gli anni e tutto muta. Oggi, per i tedeschi, il settimanale "Der Spiegel" racconta invece -in modo dispregiativo- che siamo tutti "Schettino", aggiungendo "tu credi che un tedesco, o un inglese si sarebbe comportato come il comandante italiano"? E' già, loro si che si sarebbero comportati bene! E' un amore/odio quello che i tedeschi nutrono verso gli italiani e magari chissà, ha lontane origini. Lasciando stare gli eventi storici, forse il tutto nasce da quella sonora sconfitta ai Mondiali del 1970 per 4 a 3? Ci rimasero male, perché i nostri amici "kartoffel" erano sicuri di battere questi "scuri e piccoli uomini" in casacca azzurra, ma fecero male i loro conti perché prima Boninsegna, poi Burgnich, poi Riva e infine Rivera gelarono i loro entusiasmi, consegnando all'Italia, oltre al titolo, quella che da tutti fu etichettata come "La più bella partita del secolo". E' proprio in quei tempi che un'altra copertina di "Der Spiegel" mostrò l'Italia sotto forma di un piatto di spaghetti con una pistola sopra, volendo significare terra di Mafia, quindi di delinquenti. Diavolo di un popolo, proprio loro -come ha evidenziato in questi giorni Il Giornale- "che hanno partorito Auschwitz" vengono a fare la paternale a noi italiani, che qualche colpa magari ce l'abbiamo, ma mai al loro livello. Si, tra noi e loro c'è una grossa differenza, questo è innegabile, ma vuoi mettere il buon cuore dell'italiano con la loro ottusa formalità? Vedere solo una parte della medaglia e non vedere l'altra limita l'angolo di veduta. Come guardare un film e solo dall'inizio poterlo giudicare senza guardare la fine. Già, perché se così fosse, nel film "La grande guerra" di Monicelli potrebbero pensare che i militari italiani fossero solo dei codardi, dei cagasotto, pronti a trovare una qualsiasi scusa per sfuggire al pericolo, in questo caso ai soldati austriaci. Salvo poi vedere -alla fine del film- che davanti alle parole abbaiate da un ufficiale austriaco a due poveri militari del Regno, Giovanni e Oreste, questi preferiscono il plotone di esecuzione piuttosto che fare la spia. La morale? Cari tedeschi, nel mondo ci sarà sempre uno "Schettino" qualsiasi, ma grazie a Dio in Italia ci saranno sempre un Oreste e Giovanni...
giovedì 26 gennaio 2012
Omicidio Stradale
E' lo "Spoon River" della strada. Foto sorridenti, scampoli di vita felice. Alberto Benato di Verona aveva poco meno di 18 anni quando un ubriaco alla guida di un auto lo uccideva il 15 marzo del 2008. Andrea De Nardo di Peschiera aveva 15 anni. Amava la squadra del Milan e sognava un giorno di diventare un calciatore. E' stato falciato da un auto il 29 gennaio 2011 mentre col fratello attraversava la strada. Roberta Caracci invece di anni ne aveva 24 e viveva ad Arese. Il 31 ottobre del 2008, un drogato alla guida di un auto ha centrato in pieno e a forte velocità la vettura sulla quale viaggiava Roberta uccidendola sul colpo. Riccardo Cervelli, livornese, aveva 62 anni. Amava profondamente la sua famiglia e il mare. Il 27 luglio del 2010 tornava a casa in sella al suo scooter quando veniva travolto e ucciso da un auto che aveva invaso la sua corsia. Cinquanta sono i volti che appaiono in un momento felice della loro vita sulle pagine del quotidiano "Il Giorno". Sono "Vittime della Strada", parte di quelle 5.000 persone che annualmente perdono la vita per colpa di qualcun altro, drogato, ubriaco o incosciente che sia. "La pena è un dovere dello Stato" dicono e chiedono i congiunti, "poiché noi siamo vittime per sempre del dolore e di un sistema che non sa valutare la gravità dei reati", mentre invece oggi, "chi uccide sulla strada rimane completamente impunito". Quasi 57.000 firme sono state raggiunte con l'intento di sensibilizzare lo Stato all'introduzione del codice di legge del reato di "Omicidio Stradale", poiché "è necessaria alla giustizia e alla protezione della vita". Lo chiedono i parenti delle vittime, ma lo chiediamo tutti, poiché 12 morti al giorno sulle strade italiane sono troppi. In ricordo di:Alberto Benato. Verona, 15.03.2008
Alex Di Stefano. Vicenza,02.06.2011
Andrea De Nando, Peschiera, 29.01.2011
Andrea Nardini. Passignano sul Trasimeno (Pg), 09.07.2009
Antony Marinelli. Cisterna di Latina, 06.10.2009
Antonio Spagnulo. Pagliare del Tronto, 11.05.2009
Antonio Taranto. Autostrada NA-BA. 13.02.2011
Claudio Caruso. Milano, 08.10.2011
Davide Caligiore. Roma, 23.07.2008
Davide Nocella. Terracina 15.11.2009
Davide Scarfeo. Palermo, 01.01.2011
Edoardo Morosi. Firenze, 12.06.2010
Flavio Arconzo. St.172 dei Trulli (Br) 18.10.2006
Francesco Pignatiello. Cicciano (Na) 27.11.2008
Francesco Sottile. Terme Vigliatore, 21.04.2002
Gabriele Borgogni. Firenze, 04.12.2004
Gabriele Caccavaio. Bonefro (CB) 05.08.2010
Gabriele Chierzi. Milano, 08.10.2011
Gioacchino Caruso. Palermo, 19.01.2011
Giorgia Zuccaro. Brindisi, 05.06.2011
Giuseppe Boscarelli. Colle Sannita (Bn) 16.10.2010
Giuseppe Magnifico. L'Aquila, 02.10.2005
Giuseppe Miraglia. Sanbuca di Sicilia (Ag) 12.2008
Laura Aveni Banco e Giansimone Lipari. Furnara (Me) 01.01.2008
Lorenzo Guarnieri. Firenze, 02.06.2010
Lorenzo Senesi. Barberino (Fi) 30.03.2009
Luca Grieco. Roma, 27.11.2010
Lucia Pozzi. Melegnano (Mi) 25.12.2004
Lucia Varriale. Bologna, 05.03.2011
Luigi E. Capriotti. Alba Adriatica 02.09.2008
Marco Bungaro. SS Maglie-Lecce 02.10.2010
Massimiliano Sperandio. Novi Ligure, 27.03.2007
Massimo Bellini. Alessandria, 21.07.2011
Massimo Botti. Roma, 22.12.2008
Matteo La Nasa. Lecco, 21.11.2011
Mattia Polisciano. Maratea, 29.07.2010
Maurizio Recchia. Bari, 28.05.2009
Michael Cocchi. Castelvetro di Mo, 27.09.2011
Mirko Lovecchio. Vaprio D'Adda (Mi) 08.07.2011
Pietro Corda e Scefica Mesic. Autostrada Parma-La Spezia. 12.11.2007
Raffaele Di Fabrizio. Penne, 24.04.2004
Riccardo Cervelli. Livorno, 27.04.2010
Roberta Caracci. Ospiate di Bollati (Mi) 31.10.2008
Roberto Belviso. Castellana Grotte (Ba) 18.11.2008
Roberto Cantone. Como, 16.06.2007
Simone Figlioli. Frosinone, 03.02.2006
Simone Lenzi. Autostrada Mi-Laghi. 11.03.2007
Sonia Sicari. Catania, 24.01.2009
Tommaso Cavorso, Rufina (Fi), 26.08.2010
Valentina Pesarin. Autostrada A/15, 02.10.2011
venerdì 20 gennaio 2012
Salga a bordo, cazzo!
Da naufraghi a ospiti televisivi. Il passo è stato breve, solo una manciata di giorni, il tempo di asciugarsi dall'acqua di mare e via, verso la notorietà. E allora eccoli lì a imperversare nei salotti televisivi del pomeriggio, della sera e anche del primo mattino, lì con i ricordi e le angosce -a quanto pare quest'ultime presto dimenticate- da raccontare a Vespa, (foto) alla Vernier o a Vinci, ma non a Salvo Sottile, poiché lì si parla solo di omicidi da risolvere. "Ero in sala ristorante" dice uno, mentre l'altro ricorda che "ero al teatro". C'è chi "ero in cabina a mettermi l'abito da sera per la festa che si sarebbe tenuta poco dopo" e c'è chi "ero al bar a sorseggiare un aperitivo prima della cena". Scampoli di vita, con l'aggiunta di un particolare ricorrente: "Ad un certo momento abbiamo sentito un contraccolpo e tutto è volato per terra". La televisione ha trovato un altro filone da spremere rivolgendosi ai "reduci del Concordia", e chissà ancora per quanto andrà avanti così. Ce ne era bisogno, dato che Sara, Yara e Melania davano segni di stanca in quanto a consensi televisivi, quindi lo scoglio dell'isola del Giglio ha risolto il problema auditel. La guerra ora è per l'accaparramento dei personaggi maggiori di tutta questa storia, dal comandante Francesco Schettino -si parla di cifre da capogiro per averlo in studio- al comandante della Capitaneria di Porto di Livorno Gregorio De Falco, quello del "Salga a bordo, cazzo!" Ma si corteggia anche la moldava Domnica Cemortan -e non è detto che non arrivi!- che era in plancia nel momento del disastro e ancora tentativi -ma solo per quando sarà uscito dall'ospedale- per avere Manrico Giampietroni, il commissario di bordo che ha fatto solo il suo dovere, cioè, quello di salvare i passeggeri ma si sa, in un Paese come il nostro chi fa il proprio dovere "è un eroe". "The show must go on" dunque, perché l'Italia è questa...
sabato 14 gennaio 2012
Costa Concordia, spettro del Titanic
Solo 3 mesi e un giorno separa il naufragio del Titanic (14 aprile 1912) da quello della Costa Concordia (13 gennaio 2012), e come possiamo vedere, a distanza di 100 anni precisi da quella notte. La storia è un ciclo che si ripete, anche se questa volta non c'è un comandante Smith in vena di record da battere, bensì il comandante Franco Schettino che struscia una roccia sommersa davanti all'isola del Giglio adducendo che "quella roccia sommersa non era segnata sulle carte nautiche", senza spiegare però per quale motivo la sua nave - 114.500 tonnellate; lunghezza 290 metri; 13 ponti; 3.800 passeggeri; 1100 uomini d'equipaggio; anno di costruzione 2006; costo 565 milioni di dollari- si trovasse a navigare nella notte a poche centinaia di metri dall'isola. Il tutto è avvenuto alle ore 21,45 circa di venerdì 13 gennaio -e poi non dire che il venerdì con l'aggiunta del 13 non porta iella!- quando i vacanzieri erano a cena, quindi abiti da sera, musica in sottofondo e camerieri indaffarati. E' un attimo, ed anche qui come sul Titanic che urta l'iceberg, uno sferragliare di lamiere che strappano le rocce sottostanti poco sotto la linea di galleggiamento provocando uno squarcio nella carena di 70 metri, un brusco contraccolpo che fa cadere piatti e passeggeri e poi la luce che si spegne. Anche le urla sono uguali a quelle del Titanic, ed anche il marasma che segue è identico. Non va giù di prua il Costa Concordia né tanto meno si spezza in due, ma si adagia velocemente prima a sinistra e poi, definitivamente a destra, inclinandosi di 50 gradi. Una signora superstite afferma che poche ore prima del disastro, parlando con degli amici di viaggio e meravigliata dalla possente struttura della nave, aveva sostenuto che "questa nave è inaffondabile", chissà, forse per scaramanzia o piuttosto per scacciare le paure degli abissi, ritrovandosi un paio d'ore dopo proprio nelle vesti di naufraga, proprio come era successo ai passeggeri di un altro bastimento ritenuto "inaffondabile", il Titanic. T re per ora sono i morti accertati e 43 i dispersi, anche se tra i 67 feriti, due sono in gravi condizioni. 1912 e 2012, il secolo che riporta lo spettro del Titanic, di quel bastimento che sul ponte portava una targa con su scritto "Neppure Iddio mi può affondare" ma che invece bastò lo spuntone di un iceberg per farlo inabissare, trainandosi dietro la vita di 1.523 passeggeri. Segni premonitori da non sottovalutare, come quella bottiglia di champagne che per tre volte non si volle infrangere contro la prua del Costa Concordia (foto) nel momento del varo...
sabato 7 gennaio 2012
Quando la vita vale "zero"
Un 2012 che si apre nel peggiore dei modi. Dopo i 35 morti ammazzati nella sola città di Roma nel 2011, l'anno nuovo si apre con un duplice odioso omicidio. Quello del cinese Zou Zeng e della figlia Joy di nove mesi (foto) che aveva in braccio. Una pallottola, sparata da un delinquente ha trapassato la fronte della piccola finendo dritta nel cuore del padre . E' successo ancora a Roma, e la tragedia si consuma verso le nove di sera di giovedì 5 gennaio. Zou Zeng, assieme alla moglie Lia, cinesi entrambi ma da tempo residenti nella capitale, hanno appena chiuso il loro bar sulla Casilina, angolo via Tempesta. Pochi passi e sono davanti al portone della loro abitazione quando due balordi -non si sa se italiani o stranieri- gli si avvicinano: "Dacci la borsa o ti uccidiamo come un cane". Una reazione istintiva dell'uomo per salvare l'incasso della giornata e la risposta immediata dei malviventi è un colpo di pistola sparato a distanza ravvicinata. Il proiettile, l'unico, trapassa il cervello della piccola Joy e centra il cuore del papà che si accascia a terra. Anche la donna tenta una difesa ma viene ferita con colpi di taglierino, poi i due assassini si allontanano velocemente a bordo di una moto. La bambina muore all'istante mentre il papà cessa di vivere poco dopo sull'ambulanza, velocemente giunta assieme alla polizia sul luogo dell'omicidio. Brutalità nello svolgersi dei fatti, disprezzo assoluto della vita altrui anche davanti ad una piccola bambina. La città come una giungla, come un Far West dell'800, la legge del più forte. E' routine ormai. Uccide il giovane perché lasciato dalla fidanzata, il rapinatore perché trova resistenza, la mamma perché il figlio è d'impiccio, e il ladro perché trova in casa un padrone che l'affronta e infine, si muore sulla strisce pedonali a causa di un pirata che si da alla fuga. Bisogna farci l'abitudine? Bisogna accettare perché "non puoi farci niente"? Non sono mai stato un accanito sostenitore dell'occhio per occhio dente per dente, ma per certe brutalità gratuite comincio a rivalutare certe soluzioni drastiche usate in alcuni Stati americani. E' aberrante dire questo? Beh, allora rifiutiamo pure questa soluzione a "stelle e strisce", ma allora che l'ergastolo sia ergastolo fino in fondo, cancellando dal nostro ordinamento giuridico la parola "rito abbreviato, buona condotta, infermità mentale" e altre amenità che servono a rimettere in pista il delinquente dopo pochi anni. Il cancro non si cura con l'aspirina...
martedì 6 dicembre 2011
Chi ha ucciso Chiara Poggi?
No, Alberto Stasi non è il colpevole dell'omicidio dell'ex fidanzata Chiara Poggi, (foto) trovata uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto del 2007. Lo aveva sancito anche la sentenza di primo grado. Un delitto che si avvia quindi a diventare "perfetto", ovvero, senza colpevoli. Ma esistono "delitti perfetti"? La risposta è no, "esistono processi sbagliati". Da un po' di tempo in Italia molti delitti finiscono "senza un colpevole", anche se le prove portate al vaglio della magistratura sono molte, nitide, chiare. Esami su esami, prove e controprove, psichiatri, periti di parte, Scientifica, Gis, tracce biologiche, Dna, cani molecolari ...ognuno dice la sua in una babele di supposizioni, teorie, motivazioni, rendendo tutto più difficile. Oggi poi va a malapena in galera chi è trovato con la pistola fumante in mano, figuriamoci se ci va uno invischiato in un processo indiziario, pur se "al di là di ogni ragionevole dubbio" non può essere che lui l'omicida poiché è l'unico venuto a contatto con la vittima il giorno della morte. Per ritornare a bomba, Alberto Stasi ha vinto il "secondo round", e nonostante ciò Rita Poggi, la mamma di Chiara, afferma che "ho ancora fiducia nella giustizia, quindi resto in attesa di sapere chi ha ucciso mia figlia". Ora ci sarà sicuramente la Cassazione, l'ultimo appuntamento con la giustizia, che il più delle volte però conferma i due precedenti gradi di giudizio. Negare, negare, negare. Sembra questa la formula per sfuggire al carcere quando non ci sono testimoni che ti puntino il dito contro.Chi ha ucciso dunque Chiara Poggi?
martedì 29 novembre 2011
Doina Matei santa subito...
Se c'è un paese privo di memoria, pronto a porgere l'altra guancia, questo è l'Italia. Almeno in questo siamo primi nel mondo intero. Dei più turpi e assurdi delitti, per esempio, la nostra memoria è corta, e per di più, arriviamo persino a confondere la vittima col carnefice. In certi casi poi, come si suol dire "a morto caldo", ecco spuntare il "perdono", come se aver tolto la vita ad un essere umano fosse quasi come il pentimento di una frase di troppo. Tutto questo per entrare nel merito di ciò che si legge oggi sulle pagine di alcuni quotidiani a proposito dell'uccisione di Vanessa Russo, 23 anni, (foto) avvenuta il 26 aprile del 2007 nella metropolitana di Roma per mano della rumena Doina Matei. Un banale litigio che finì con la punta di un ombrello infilzato in un occhio dell'italiana, che morirà il giorno dopo per le gravi ferite riportate. Rintracciata dopo la fuga, la rumena in sede processuale venne condannata in via definitiva a 16 anni di carcere, pena che tuttora sta scontando nel penitenziario di Perugia. Questo il fatto, il triste fatto, poi, siccome siamo italiani, c'è anche un seguito. Un premio -avete letto bene: un premio letterario- a Doina Matei offerto dalla provincia di Livorno e dal Salone del Libro a proposito di un suo manoscritto nell'ambito di "Racconti dal carcere", dove la ragazza esterna tutto il suo pentimento, l'amarezza per "i miei progetti andati in fumo", alludendo a quella casa da comprare in Romania con i soldi racimolati facendo la prostituta per le vie di Roma. E poi scrive: "Ha senso fare ancora dei progetti dopo che la vita ti ha sbattuto in faccia che i sogni non si avvereranno"? Un pentimento non tanto per quella vita che ha spento, ma per i suoi progetti che non troveranno sbocco, per i suoi due figli che non avranno una casa, per una vita agiata dunque. Chissà se tutto ciò sarà stato valutato dai "baroni letterari" che hanno voluto premiare questa nuova Grazia Deledda, il Silvio Pellico delle "Mie Prigioni" o il Thomas Mann del "Decadenza di una Famiglia", chissà, ma siccome come dicevo all'inizio, in Italia tutto finisce a "tarallucci e vino", ecco che si premia il carnefice e si dimentica la vittima. Al cimitero di Prima Porta a Roma una lapide è sempre ricoperta di fiori bianchi. Sono quelli portati dai genitori di Vanessa, una ragazza che di sogni ne aveva davvero tanti, un marito, dei figli e un lavoro onesto. Se non fosse per quell'incontro con Doina nella stazione della metropolitana il 26 aprile di quattro anni fa...
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