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mercoledì 9 settembre 2009

THE BEATLES DAY: 09/09/09/

E' di nuovo il momento dei "Fab Four", poiché in Inghilterra -quale altro posto se non lì dove sono nati- è riesplosa prepotentemente la "Beatlemania", e come giorno indicato, quello magico del 9, ovvero tanti quanti sono i numeri per indicare giorno, mese e anno. E per rimanere nel numero, i negozi del Regno Unito questa mattina, esattamente alle ore 9,09, hanno cominciato le vendite del catalogo originale dei Beatles 14 album quindi rimasterizzati in digitale e stereo -con dvd video- da acquistare individualmente o in cofanetto, per un totale di 525 minuti di musica del mitico gruppo. L'idea arriva dalla Emi/Apple e i responsabili delle vendite assicurano che tantissime sono già le prenotazioni arrivate da ogni parte del mondo, facendo prevedere che i Beatles, (foto) 40 anni dopo il loro scioglimento, scaleranno di nuovo tutte le classifiche dei dischi più venduti. E subito giornali e tivvù si sono buttati a capofitto su questo avvenimento, con MTVGold, prima fra tutte le emittenti televisive satellitari-, a dedicare ripetutamente nell'arco della giornata un ampio servizio di un ora e trenta sull'avvenimento. Musica dal vivo, filmati inediti ed un lungo appendice dedicato a John Lennon, anima e motore della band, seppure i fans lo abbiano sempre accusato -almeno nei primi momenti- come colui che decretò la fine dei Beatles dopo il suo incontro con Yoko Ono. Riascoltando oggi i brani dei "Fab Four" c'è da rimanere colpiti dal valore e l'immortalità della loro musica, la freschezza delle armonie e la semplicità delle liriche, suoni che in un attimo entrarono nel cuore di tutti, fin dalla storica "Please please me" del '63 a "Let it Be", il loro canto del cigno del 1970. Giusto dunque questo "Beatles Day", un occasione che sicuramente proietterà questo mitico gruppo dentro ad una nuova generazione di fans, con una speranza: che anch'essi provino le stesse gioe ed emozioni che la band seppe regalare ai giovani dei cosiddetti "mitici anni Sessanta".

sabato 8 agosto 2009

ABBEY ROAD, LA FINE DEL SOGNO...

Quarant'anni esatti. Era infatti l'8 agosto del 1969, un venerdì, quando i Beatles, in fila indiana, (foto) attraversarono le strisce pedonali di Abbey Road, Londra. Una delle foto più popolari di tutto il firmamento pop: John Lennon in completo bianco che apre la sfilata, mani in tasca e capelli sulle spalle. Lo segue Ringo Starr in completo scuro. Dietro di lui, in completo grigio, scalzo e sigaretta in mano c'è Paul McCartney -l'unico a non avere il passo sincronizzato con gli altri-, e infine, pantaloni e camicia di jeans, George Harrison. Ma oltre a questi particolari tanto amati dai fans del gruppo, c'è quel Maggiolino parcheggiato sulla sinistra con due ruote sopra il marciapiede targato LMW 281F, sulla destra un ignaro passante fermo ad osservare, e accanto a lui, un furgoncino scuro della Polizia targato SYO 724 F. A scattare l'immagine di un gesto apparentemente normale -diventato in seguito leggenda-, fu il fotografo Ian MacMillan -scomparso nel 2006-, che impiegò una decina di minuti soltanto per produrre una manciata di foto. A 'combattere' affinché quella precisa istantanea diventasse la copertina dell'Lp dei Beatles fu invece John Kosh, allora 22enne, che spinse i produttori ad accettare pure un altra sua idea: non mettere il nome del gruppo: "Sono la band più famosa del mondo. Che senso ha metterci anche il nome"? Le famose strisce pedonali sulle quali attraversarono la strada i "Fab Four" e tuttora esistenti a due passi dal famoso studio discografico che porta lo stesso nome della via, oggi sono diventate il luogo di un raduno immenso di fans a ricordo di quel gesto. Un gesto che praticamente segnava la fine del gruppo, con quel "roof concert" sul tetto dell'edificio e poi la separazione, la fine di un sogno, della nostra gioventù.

domenica 5 aprile 2009

LOWLANDS

La musica dei Lowlands (foto) ricorda le sonorità pure, quelle che provengono dalle radici del rock&folk, in un misto di Woody Guthrie e Muddy Waters, passando tra Bob Dylan e Bruce Springsteen. Leader della band, nata tra le nebbie di Pavia, è Edward Abbiati, padre italiano e madre inglese, ed è ancora lui l'autore di tutti i brani del gruppo. Nel 2008 esce il loro primo album, "The last Call" (L'ultima chiamata) ed è subito successo. Il Cd, interamente autoprodotto, varca immediatamente i nostri confini nazionali e spopola tra le principali radio americane, rimbalzando tra la California, l'Arizona e il South Carolina, per approdare poi sulle stazioni radio di Brisbane (Australia) e Wellington (Nuova Zelanda). "Rock dalle radici crepuscolari" si legge su un giornale del settore a stelle strisce, mentre Ben Lazar, della '10th Avenue Music' rilancia: "An album of unusual bravery". In Europa ormai i "Lowlands" sono di casa in Inghilterra, Belgio e Germania, anche se ora -finalmente!- pure l'Italia comincia ad accorgersi di loro. E così, ascoltando il loro album, ritroviamo il sapore dell'avventura, dei grandi spazi, delle sterminate autostrade americane, tramonti e città notturne, amori perduti e pinte di birra, ma anche di solitudine, come in "Leaving N.Y.C." : "Lasciando New York city, il 4 luglio, fuochi d'artificio in cielo, e dentro mi stavo spezzando, e tutto quello che avevo fatto per arrivare lì, era sparito per sempre, e scivolai via come un ladro nella notte di New York". Struggente poi l'atmosfera in "Like a Rose" (Come una rosa): "L'ho trovata nell'oscurità, come la luna piena in una notte oscura, le dissi che le avrei dato tutto il mio amore, di non farle mai male, e feci del mio meglio. Ma poi fu la vita e tutto il resto, paure, dubbi, e la mia anima agitata". Quattro stelle su 5 dai critici di Maverick, bibbia del country, e scalata tra i primi dieci dischi nella "top ten" di Miles of Music, il principale negozio online di musica folk in USA, oltre un esaltante giudizio (con voto di 9 su 10) ricevuto da Americana UK, ultimo baluardo inglese del rock dal sapore antico. "La nostra musica è un ibrido" dice Edward Abbiati, "ma la verità è che il bagaglio culturale moderno non ha più confini geografici". Musica senza confini dunque, come 'The last Call' il brano che dà il titolo all'album: "This is may last call, before the sun goes down, I'll be gone, this is my last round, before dawn I'll be bound". Vale proprio la pena ascoltarli, (YouTube) e seguirli nei loro concerti, perché oggi, di sonorità simili, la musica ne ha "veramente" tanto bisogno. (Gericus)

Prossimi appuntamenti con i Lowlands:
17-04 Spaziomusica di Pavia, con ingresso gratuito
e offerte in favore dei terremotati d'Abruzzo.
4 luglio a Ferrara;
5 luglio a Conegliano Veneto

Edward Abbiati Voce e chitarra
Simone Fratti
Basso
Phil Ariens Batteria
Chiara Giacobbe Violino
Roberto Diana Chitarra
Francesco 'lebowski' Verrastro Chitarra
Stefano Brandinali Piano & Keyboards
Stefano Speroni Chitarra acustica

Ghost in Town
What Can I Do
You can never go back
Like a Rose
In Between
Leaving NYC
Lately
38th and Lawton
Friday Night
That's Me on the Page
In the End
The last Call

(Etichetta: "Gypsy Child Records")

venerdì 18 aprile 2008

MOGOL: NON CI SONO ALTRI BATTISTI...

AOSTA - Sono una ventina i cavalieri che questo pomeriggio hanno fatto tappa in piazza Chanoux, il salotto buono della città, per dare il via al viaggio di 950 chilometri, che attraverso la vecchia via Francigena li porterà fino a Roma. Capo indiscusso di questa 'galoppata', Giulio Rapetti, meglio conosciuto come Mogol, (foto) colui che circa quarant'anni fa assieme al compianto Lucio Battisti, attraversò a cavallo -lungo gli Appennini- i 1200 chilometri che separano Milano da Roma. Questa volta, scopo di questa nuova avventura organizzata dalla Federazione Italiana Sport Equestri (Fise), far conoscere nuovi itinerari storici per gli appassionati del cavallo nonché aprire nuovi percorsi per un turismo naturalistico. Il ruolino di marcia prevederà 30 chilometri in media al giorno con soste in agriturismo dotati di stallaggio, con arrivo a Roma, dopo 32 giorni, il 19 maggio all'Ippodromo Tor di Quinto. Di nuovo in sella dunque? "A dire il vero, -spiega Mogol- due anni fa, accompagnato dalle guide della Fise, ho fatto di nuovo il viaggio Milano-Roma a cavallo passando ad Est di Firenze, dove abbiamo messo a fuoco il percorso che il prossimo anno dovrebbe essere aperto a cinquecento cavalieri. Adesso stiamo valutando la sicurezza di tutte le piste in previsione che presto possa essere aperto a tutti i cittadini d'Europa". Inevitabile a questo punto, non parlare di musica con il grande artista: Cos'è cambiato nella musica di oggi? "Cosa è cambiato... E' cambiato soprattutto il metodo di far promozione. Una volta si presentavano dei dischi, poi quelli che piacevano venivano trasmessi. Oggi se non c'è una certa garanzia da parte del cantante... è dura per i giovani, perché se non hanno un nome, è difficile che la loro canzone sia trasmessa, quindi, la musica popolare stenta un po'. E' un problema che però penso si possa superare". Si è abbassato comunque il livello della qualità. E' così? "Questo lo decide sempre il pubblico, io posso solamente dire che qualche bella canzone c'è anche adesso". C'è all'orizzonte un nuovo Mogol-Battisti? "No, non ce ne sono, né di Battisti né di Mogol. Ogni era ha i suoi valori. Ci saranno artisti altrettanto validi però, si chiameranno con altri nomi e magari faranno altri generi, perché la musica è un ciclo che si rinnova di volta in volta". (Gericus) [foto copyright]

giovedì 3 aprile 2008

BOB DYLAN IN VALLE D'AOSTA

Per la seconda volta, Bob Dylan, il menestrello di Duluth, terrà un concerto in Valle d'Aosta, esattamente il 18 giugno nella stupenda cornice del castello "Barone Gamba" di Chatillon. E' una tappa che fa parte del "European Tour 2008", con tre serate programmate in Italia, prima di spostarsi in Francia e quindi in Spagna. Il suo primo incontro con la Valle d'Aosta avvenne nel lontano 1992, con un concerto tenutosi all'Arena Croix Noire di Saint Christophe, che a dir la verità non riscosse il successo che si meritava tale appuntamento, poiché solo poco più di 5000 spettatori accorsero ad applaudirlo. Quella del 18 luglio è una grande serata da non perdere dunque, poiché anche se il vecchio Bob -come sua consuetudine- centellinerà con avarizia i suoi grandi successi del passato, porterà comunque con se le più belle pagine della musica folk diventate ormai storia. Schivo e a certi tratti scontroso, Bob Dylan non ama appellativi né etichette: "Non mi definisco un poeta" confessò ad un giornalista di Rolling Stone, la più titolata rivista del settore, "perché la parola non mi piace. Io sono un trapezista". Eccolo qui dunque Robert Allen Zimmerman classe 1941, quello di "Blowin' in the wind", "Mr. Tambourine man", "Just like a woman", "Master of war", "The times they'are a-changin'" e tantissimi altri hit che fecero sognare il mondo degli anni Sessanta. Mannaggia Bob, ma perché non sei venuto in Valle a quei tempi... (Gericus)

sabato 29 marzo 2008

IL RITORNO DEL 33 GIRI

Era un percorso obbligatorio, pertanto il tramonto del cd era inevitabile. Si, perché il cosiddetto "vinile", ovvero la materia con cui era fatto il vecchio "33" o il "45" giri, oltre che portare con se la magia delle copertine -foto dell'artista in studio ed altro ancora- ti donava la "sensibilità del momento", cioè quel leggero fruscio che la 'puntina' produceva sfiorando i 'solchi'. Il pericolo dei graffi era sempre dietro l'angolo, d'accordo, ma la meticolosità con cui si eseguiva l'intera operazione della posa del disco sul giradischi, faceva si che l'album -e l'artista- acquistasse di conseguenza ancora più valore di quello effettivo. La tecnologia ci ha ingannati, pur se in certe cose aveva ragione, poiché senza "strusciamento" ci sentivamo immersi nel suono. Onestamente siamo stati "conquistati" dal cd, ma il problema è che "non lo abbiamo mai amato", si, perché il "vinile", con tutti i suoi limiti, era pur sempre "musica diretta" e non contraffatta dal digitale. Vuoi mettere il famoso "long playing" accanto al cd? No, non tiene il confronto, e oggi la riprova che mai ci eravamo dimenticati del vinile arriva da quei dati usciti recentemente, i quali asseriscono che in Italia nel 2007, la vendita su "vinile" ha registrato un clamoroso +250%, segnando di fatto, se non la fine, una certa inversione di tendenza a discapito dei cd. Un esempio? Per un "long playing" in vinile -in questo caso quello dei Red Hot Chili Pepper- si deve sborsare la bella cifra di 89 euro, mentre i "classici" in cd - Bowie, Cure, Doors, Deep Purple, Eagles, Led Zeppelin, Alan Parson, Santana, The Who- vengono ormai venduti a prezzi di saldo, vale a dire non più di dieci euro. E' il trionfo del "vecchio sul nuovo" dunque, e che trova d'accordo anche un grande della musica, un certo Bob Dylan, il quale senza mezze misure lo ammette: "Il compact fa schifo". Amen. (Gericus)
[foto: Lp: The Police. Reggatta de Blanc. 1979]

venerdì 14 marzo 2008

I SIGNORI DELLE STECCHE

"Se vuoi fare l'attore, devi saper recitare. Se vuoi fare il calciatore, devi saper usare i piedi. Se vuoi fare il cantante, devi avere una bella voce. Naturale, no? No. Basta un rapido sguardo all'ultimo Festival di Sanremo, per notare una stravagante tendenza: i cantanti non sanno cantare. Letteralmente: non hanno grandi estensioni vocali, non ci arrivano, spesso steccano pure". E' questa l'acuta osservazione di Andrea Scanzi apparsa recentemente su La Stampa in un articolo dal titolo "Felici e cantanti, ma la voce è un optional", e non possiamo dargli torto. Tutti, o almeno quelli che frequentano un po' le sette note, se ne saranno resi conto. Ma chi sono "i cantanti" che in quest'articolo vengono esaminati? Presto detto: Jovanotti, Zampaglione (Tiromancino), e Tricarico, quello dello "Stronzo" in diretta forse indirizzato a Chiambretti. Ma andiamo per ordine. Leggendo ancora l'articolo di Scanzi, il pezzo cantato da Federico Zampaglione, (foto) secondo quelli del Ruggito del coniglio (Rai2) è stato cantato "come se fosse una Messa stonata, monocorde, compiaciutamente noiosa come la più tremebonda delle ninnananne". Jovanotti? Bensì siano passati vent'anni, "è ancora quello del 'Gimme five', il suo canto è commovente per mancanza di modulazione, per cui inciampa in stecche e 'zeppe mucciniane', pertanto se la voce stesse ai cantanti come l'uso della macchina da presa ai registi, a Jovanotti non farebbero girare neanche un trailer di don Matteo". Ma il dito è puntato -come sarebbe altrimenti!- anche su Tricarico, "un cantautore decisamente fuori dagli schemi". Il motivo? "Non si sa da dove venga e neanche a quale universo appartenga. Né si sa perché faccia il cantante, totalmente disinteressato com'è all'atto in sé del canto. Con le sue stecche a Sanremo, si potrebbe recintare tutto lo Stato del Montana. Quello è il suo stile. Canta, ma non canta". Tutti -e altri ancora- che stanno all'estensione vocale come Materazzi sta al bel gioco. "Il nostro è un Paese strano -conclude Andrea Scanzi-, perché i politici fanno i comici. I comici fanno i politici. E gli stonati fanno i cantanti". (Gericus)

lunedì 3 marzo 2008

IL "NOVECENTO" DI VALERIO SANZOTTA

Finalmente qualcosa lontano dal giovanilistico camminare "più su del cielo" o dalle fregne di una notte da spendere "prima della maturità". Valerio Sanzotta, (foto) la fresca rivelazione uscita dal Festival di Sanremo appena conclusosi ha portato una ventata d'aria nuova con la sua "Novecento". Sanzotta, 29 anni che compirà tra cinque giorni -è nato a Roma l'8 marzo del '79- dimostra grande padronanza del mezzo e del palco, dove la sostanza prevale sull'esteriorità, in poche parole, merce rara oggigiorno. Nel suo passato ci sono studi di violino e musica classica, oltre che una vera passione per l'opera buffa, il tutto, coltivando il mito dell'America, quella per intenderci di John Kennedy e Martin Luther King passando attraverso la beat-generation. I simboli degli anni '60 dunque, rivisti e presentati oggi con l'intenzione -riuscita- di farci riassaporare il primo Bob Dylan, i concerti da tutto esaurito del Greenwich Village di New York, quelli di Joan Baez, Leonard Cohen, e più tardi di Bruce Springsteen. Ed è vero quando Sanzotta afferma -dopo che lo hanno accusato di suonare musica datata- che la musica country & western non ha tempo, perché attraverso la genuinità dei suoi contenuti, nell'ascoltarla "è come fare una chiacchierata con George Washington o fumare la pipa con il poeta scrittore dell'800 Walt Whitman". Eccolo qui dunque Valerio Sanzotta, il giovane artista che potrà riportare in auge i fasti dei vari De Gregori e perché no, anche di De André, con colorazioni che possono prendere spunto infine dai grandi 'chansonnier' francesi come Brel, Brassens e Moustaki. Sanremo in poche rare occasioni laurea grandi personaggi, ma tra questi vale ricordare Vasco Rossi, e Zucchero, -tutti e due snobbati dalle giurie in sala ma rivalutati dal pubblico- e Eros Ramazzotti. Secondo me, Valerio Sanzotta, "vincitore morale" di questo Festival edizione 2008, ha tutte le carte in regola per unirsi al terzetto... (Gericus)

sabato 23 febbraio 2008

MA CHI ERANO I BEATLES? #1

"Se si mettono insieme dei pezzi si può fabbricare un auto, che può funzionare ottimamente e anche a lungo. Ma se ogni pezzo è perfetto, allora avremo una Roll-Royce. Nei Beatles infatti, ogni ingrediente è perfetto". Disse proprio così Dick James nei primi anni Sessanta ascoltando il quartetto, e che poco dopo, formato una società di edizioni con un capitale di 100 sterline, sarebbe diventato il loro l'editore ricavando talmente tanti soldi da far schizzare la sua società tra le più quotate in Borsa. Si fa presto a dire "Beatles", senza immaginarci tutto quello che c'è dietro, tutto quello che racchiude questo nome, che a sentire John Lennon venne fuori da una visione, dove un uomo apparso sopra una torta fiammeggiante disse loro: "Da ora in poi voi sarete Beatles, con la A". E così fu. L'era dello "ye ye" nasce con loro, motori trainanti di una riscossa giovanile che in un attimo contagerà il mondo intero, oltre che nella musica, nella vita di tutti i giorni di milioni di adolescenti. Londra è il fulcro di questo 'movimento', ma anche in Italia "Please please me", come un terremoto, ha sotterrato il vecchio cliché della musica tradizionale, quella dei Claudio Villa e delle Nilla PIzzi, dove da troppo tempo lo sdolcinato amore fa sempre rima con cuore. Come un onda inarrestabile, il successo dei quattro Beatles abbatte confini, frontiere e miti consolidati nel tempo, tanto che anche Elvis Presley, sentendo scricchiolare il suo trono di "re del rock&roll" dirà con una certa inquietudine: "Ma chi si credono di essere quei quattro zazzeruti inglesi". La storia lo dirà. [continua] (Gericus)

sabato 19 gennaio 2008

UN DISCO AL GIORNO (2008)

Oggi, dalla mia collezione di dischi, ho estratto l'Lp "Let me be your woman" di Linda Clifford. La 'pantera nera' con questo album realizzato in due versioni ed uscito nel 1979, ci presenta, -nella sua convinzione femminista- "Don't Give It Up", oltre che una accattivante e originale versione di "Bridge Over The Trouble Water" del duo Simon & Garfunkel, ambedue i brani nella piacevole versione 'long format'. Un disco che non passerà inosservato tanto da piazzarsi prepotentemente tra i "Top 40 Pop" nella classifica di Billboard. L'album, prodotto con grande cura, a detta di molti critici segnerà senz'altro una tappa miliare nella carriera di questa artista, che nata a Brooklyn nel 1944, si ritrovò nel mondo della musica dopo aver vinto il titolo di "Miss New York State" all'età di 22 anni.

"LET ME BE YOUR WOMAN" by Linda Clifford
Etichetta RSO Records, Inc
Produced and arranged by Gil Askey
Album doppio
side one
:
Hold me close (4:48) Let be your woman (3:12) Don't give up (9:26)
side two:
I can't let this good thing get away (4:13) Don't let me have another bad dream (3:54) Sweet melodies (7:55)
side three:
One of those songs (11:50)
side four:
Bridge over the trouble water. (10:22)

sabato 7 aprile 2007

PINK FLOYD A TORINO (1988)

Prima italiana dei Pink Floyd al Comunale di Torino. Dalle 21,15 sin verso mezzanotte, sessantamila spettatori hanno seguito quasi rapiti, uno spettacolo di eccezionale bellezza: musica di fascino e qualità (con ricorso a sofisticati impianti che garantivano il suono quadrifonico), luci computerizzate che hanno squarciato il buio dello stadio creando effetti suggestivi, persino uno spettacolo pirotecnico che ha mandato in visibilio i circa 60 mila presenti (e buttato giù dal letto migliaia di abitanti nelle zone adiacenti). La capienza era stata ritoccata nelle ultime ore dalla Commissione di vigilanza, che ha consentito di vendere 58 mila biglietti, 3 mila in più di quanti previsti. Tutto si è svolto nel più regolare dei modi. Anche i 360 volontari dell'Unione Regionale delle Pubbliche Assistenze hanno avuto poco lavoro: poche decine gli interventi, quasi tutti per lievi malori dovuti al gran caldo. E' la musica la vera protagonista della serata, di questo "The Momentary Lapse of reason Tour 88" che inizia con la struggente "Shine on you crazy diamond", l'omaggio al 'perduto' Syd Barret, il tutto in un atmosfera di organi e laser, blu profondi, pozzi e vapori di luce. Immagini d'acqua e di cielo, con serenità e quiete. La tensione, le inquietudini hanno ceduto il posto ad uno spettacolo dai colori di un caleidoscopio dalle mille sfumature e nessuna dissonanza. "Wish you were here" e "Another brick in the wall" hanno chiuso la magica serata. Un successo grandissimo. Venerdì e sabato si replica a Modena, l'11 e il 12 al Flaminio di Roma. (La Stampa)

mercoledì 14 febbraio 2007

QUESTA SERA BRUNO LAUZI AD AOSTA (1979)

"Sono venuti i Rockets, gli Incesti, Perez Prado, Ezio Greggio: mai che sia stato un successo di pubblico. Aosta è una città strana: raccolgo spesso lamentele da parte di molti che dicono che in città non c'è niente, poi quando fai qualcosa la gente non risponde". Michele Cannatà, impresario artistico, si sfoga così alla vigilia del recital di Bruno Lauzi che si terrà questa sera al Moogs Club, la discoteca di Aosta. Sta organizzando spettacoli in tutta Italia, e il mancato successo ad Aosta lo ha amaramente sorpreso. "Voglio sperare -dice- che con Bruno Lauzi le cose vadano diversamente".
(Gazzetta del Popolo)

domenica 4 febbraio 2007

SONO ARRIVATI GLI APACHES (2007)

Quattro musicisti di sangue Apaches residenti nel New Mexico (USA) hanno allietato la Fiera di Sant'Orso ad Aosta con la musica della loro cultura. Vestiti in pelle di daino, collane di osso al collo e capelli ornati da piume, i quattro musicisti "Sumaj" sono stati la vera novità e attrazione di questa Fiera. Su di una base registrata, il gruppo ha cantato e suonato brani che trasmettevano senzazioni e immagini di grandi pianure, profumi lontani e serenità interiori. "E' una musica che noi dedichiamo a la Pacha Mama que es nuestra madre tierra, al Taita Inty que es nuestro padre sol y a las montanas que siempre nos miran" ha spiegato Manuel Males ,sicuramente il capo visto il folto piumaggio che ornava la sua testa. Eccezionale uno dei loro tre cd dal titolo "Meditation" dove in lingua Apache troviamo 'Wayrapa Muspuynin", "Puyumuyumwan" ed altri brani ancora, mentre sublime è la maliconia che ci prende ascoltando "Last of Mohicans" o "May you walk in sunshine". Per loro non ci saranno scalate alle Hit Parades internazionali o foto in prima pagina, poichè così và il mondo. Una cosa è certa però: la musica non è quella che si vende a milioni, ma quella che raggiunge l'anima... (Gericus)

lunedì 25 settembre 2006

THE BEATLES (1963)

Dall'Inghilterra arriva notizia che un gruppo musicale, The Beatles, fa letteralmente impazzire la gioventù. Si tratta di una band formata da quattro giovani 'zazzeruti' i cui nomi sono John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr. Sul finire dell'anno precedente, esattamente l'11 settembre, la band era entrata in sala d'incisione per uscirne due mesi dopo con un 45 giri dal titolo "Please Please me". A lavoro completato, George Martin, loro direttore artistico, non esita a dire: "Congratulazioni signori. Avete appena finito di incidere il vostro primo Numero Uno". Mai profezia fu più esatta. Il due marzo del '63 infatti il brano è in testa alle classifiche inglesi e quasi in contemporanea sale al primo posto anche in America. In Italia giunge il 12 novembre dello stesso anno e anche qui si piazza immediatamente tra i dischi più venduti. Con i Beatles, di colpo la musica mondiale ha cambiato registro, ed è subito 'beatlesmania'.

venerdì 1 settembre 2006

AMICI (5)

Giovanni Barontini da Livorno non ebbe indugi: "Vorrei entrare a far parte del vostro gruppo" disse con tono sicuro. Bene, che strumento suoni? "Nessuno" disse con altrettanta naturalezza. Iniziò da queste parole, in una calda serata d'estate tra una corsa in moto e una partita di biliardo la sua avventura di bassista nel gruppo dei Satelliti. Di lì a pochi giorni, tra lo sconcerto dei suoi genitori che di punto in bianco lo videro lasciare un lavoro sicuro, Giovanni sentenziò: "Se devo fare qualcosa di concreto in questo settore, la musica deve essere al primo posto". E non si sbagliò, poichè da buon lungimirante capì le potenzialità di quel gruppo di amici che invece di andare a divertirsi in giro come tutti i giovani della stessa età, passava intere giornate a provare e ripprovare fino alla nausea pezzi rubati nella notte a Radio Luxebourg per inserirli nel proprio repertorio. Jet Harris come modello, Giovanni Barontini diventò, -grazie alla sua tenacia- uno dei migliori bassisti in circolazione, dando così corpo a quel sogno di avventura nato in una sera d'estate. Chissà se oggi Giovanni si ricorderà dei primi tempi passati a studiare 'scale' dal 'maestro' di via Garibaldi, degli occhiali che questi portava con lenti spesse come culi di bicchieri e di sua moglie che gli serviva la pastasciutta tra un "giro in Do ed un accordo in Mi7". I sogni a volte passano anche da qui. Ciao Giuanin, e come ho detto sempre, "Lunga vita al rock'n'roll".

sabato 12 agosto 2006

MUSIC, SWEET OLD MUSIC... 1981

Il giradischi ha ripreso a suonare. Questa volta sul piatto del mio Stanton è finito "Nothing But Love" di Peter Tosh. Correva l'anno 1981 quando questo 45 giri furoreggiava in discoteche e radio e tutti riallacciavano questa voce ad un altro grande del reggae, senz'altro il più grande in assoluto, ovvero a Bob Marley. Nato il 9 ottobre del 1944, Peter McIntosh -questo era il suo vero nome- con Marley aveva avuto molto a che fare, poichè per anni aveva suonato nel gruppo dei Wailers, ovvero la band che accompagnava il 'monarca del reggae nei concerti in giro per tutto il mondo, una vicinanza che in seguito -messosi in proprio- avrebbe forgiato la sua carriera da solista. Sei anni dopo l'uscita di questo disco, esattamente l'11 settembre del 1987 Petr Tosh veniva assassinato a colpi di pistola nella sua villa sulle colline di Kingston. La polizia dopo brevi indagini, archiviò l'omicidio come 'rapina'. A tutt'oggi, i suoi assassini circolano ancora indisturbati per il mondo.

..."You bring the sunshine when it's dark/
with nothing but love sweet love/ and make me smile and say it's fine/ when I haven't got a dime..."

lyrics from "Nothin But Love".
Fred Harrys - Hella Mitchel
recorded and mixed by Geoffrey Chung
produced and arranged by Peter Tosh
A production Rolling Stone Records

martedì 8 agosto 2006

AMICI (4)

Roberto 'Bob' Ghiozzi da Livorno non si scompose troppo quando un giorno qualcuno gli chiese di entrare a far parte di un gruppo rock. Per lui la musica era arte, poichè sulla tastiera del suo pianoforte verticale gli spartiti fino allora avevano 'parlato' di Bach e di Beethoven piuttosto che di Presley o Little Richard. Figlio d'arte, -suo padre e sua madre infatti erano artisti del Teatro dialettale Livornese- Roberto quel giorno accettò più per curiosità che convinzione. Chissà se durante i primi mesi di gavetta nei fumosi e rumorosi locali fiorentini abbia mai pensato al sacro silenzio di teatri prestigiosi e a concerti in Do minore per piano e oboe, -questo non lo sapremo mai- fatto stà che di giorno in giorno cominciò ad assaporare il successo tra un 'Give me some loving' degli Spencer Davis Group, un 'Yesterday' dei Beatles e un 'Wither Shade of Pale' dei Procol Harum. Una magnifica avventura che arrivò fino agli anni '70, poi l'onda del beat si infranse su musiche inesplorate fatte di sax, trombe e tromboni portate nel mondo dai musicisti neri del profondo sud americano. Difficile -se non impossibile- voltare le spalle alla musica per chi la musica ce l'ha nel sangue, così Roberto 'Bob' Ghiozzi oggi è un ricercato Docente di Musicoterapia, ovvero un professionista che mette al servizio di chi soffre suoni e armonie cariche di senzazioni gioiose per alleviare disagi e sofferenze. La parte più nobile del musicista, praticamente un ritorno alle origini... Ciao 'Profeta', e come ho detto ad altri, "lunga vita al rock'n'roll"...

lunedì 31 luglio 2006

AMICI (3)

Franco Marcheschi da Livorno diventò chitarrista per caso. A indirizzarlo in qualche modo verso il mondo musicale fu un medico del pronto soccorso il quale, dopo averlo medicato alla mano sinistra in seguito ad un grave incidente motociclistico, gli disse: "Questa mano dovrai tenerla in esercizio continuo per un bel po' di tempo". Uscito dall'ospedale Franco si comprò una chitarra e con quella iniziò a tenere 'in esercizio' la sua mano. "Cos'altro avrei potuto fare per seguire il consiglio del medico"? raccontò in seguito. E così, prova e riprova accordi e scale su scale, una volta ristabilitosi però non appese la 'sei corde' al chiodo anzi, accortosi che di chitarra ormai ne sapeva abbastanza, entrò a far parte di diversi gruppi rock che sul finire degli anni '60 nascevano come funghi nella città labronica. Il successo a livello nazionale arrivò ben presto poi, quando sul finire degli anni '70 la musica 'nera' cambiò i gusti dei giovani, con un nuovo gruppo cavalcò le ultime ondate del 'beat' in Argentina, rinnovando i vecchi fasti del successo. Ora le sue Fender Stratocaster, Gibson Les Paul e Gretsch sono riposte in bell'ordine nel salone di casa. Che nostalgia però di quelle notti insonni dove imparavamo "Apache" degli Shadows o "Roll over Beethoven" di Chuck Berry... Ciao Tic Tac, e come ho già detto a qualcuno, "Lunga vita al Rock'n'Roll"!

domenica 30 luglio 2006

MUSIC, SWEET OLD MUSIC...

Una cassapanca piena fino all'orlo di vecchi dischi in vinile. Tutti regolarmente conservati nel miglior modo possibile. Da anni non 'girano' più, soppiantati dal progresso digitale. Si certo, il digitale è una gran bella cosa, poichè tutto è perfetto...sembra quasi di essere al cospetto di chi suona. Io però voglio rivivere il 'fruscio' della puntina che sfila nei solchi sfidando polvere e graffi. Era così la mia musica e quei circa 5.000 dischi tra 45 e 33 giri lo testimoniano. Ho tirato fuori 'dal passato' un disco a caso: "Fantasy" degli Earth Wind & Fire. Con attenzione certosina l'ho pulito col panno giallo, ho acceso il giradischi che ancora fa parte del mio studio e l'ho posizionato dentro al dischetto di plastica scura dei 45. Mi sono seduto comodamente sulla poltrona e ho chiuso gli occhi. Lo farò più spesso, anche perchè quei 5.000 dischi se lo meritano...

lunedì 17 luglio 2006

CHI ERANO "I SATELLITI" (2006)

Rispondo qui all'Anonymous che in data 15 luglio ha postato le sue domande su "AMICI 2" (blog del 28 giugno scorso) chiedendo "chi erano i Satelliti, da dove venivano e se facevano parte del Clan Celentano". Dunque: Il gruppo dei Satelliti nasce a Livorno a metà degli anni '60 ed è formato da cinque elementi -2 chitarre, basso, batteria e tastiere-. Nati col nome "The Criker's", dopo una serie di concerti in giro per la Toscana, a Certaldo (FI) si 'imbattono' in Ricky Gianco, cantante allora in vetta al successo discografico e autore di talento. E' un incontro fortunato poichéaprirà loro le porte del successo e della discografia. Oltre ad accompagnare Ricky nei suoi numerosi concerti in giro per la Penisola infatti, i Satelliti -hanno abbandonato nel frattempo il vecchio nome - incidono uno dietro l'altro una serie di azzeccatissimi dischi, il primo dei quali "Finirà" (versione italiana di 'For Your Love' degli Yardbirds) vende oltre 200 mila copie. A questo punto il gruppo comincia a calcare i palcoscenici più prestigiosi del momento -Piper Club di Roma, tempio della musica 'rock'-, ad avere un infinità di concerti in giro per l'Italia e tournée importanti (con Antoine dove al 'Palazzo delle Esposizioni' di Genova suonano davanti ad una platea di oltre 25 mila persone), oltre ad apparizioni televisive (Disco dell'Estate '67) e riprese tv (con la regia di Enzo Trapani) durante i concerti. Sei dischi di successo, poi, nel 1969, (anno micidiale sia per i fermenti giovanili che per le mode musicali) il gruppo si sciolse. Fu una breve esistenza se vogliamo quella dei " Satelliti", cinque anni che bastarono però a inserirli negli annali della musica "beat" targata "anni '60". Per concludere, a differenza di Ricky Gianco (lui con Adriano fondò il Clan Celentano), i Satelliti non vi fecero mai parte, poiché al momento dell'incontro con Ricky, questi, -come Don Backy ed altri- era già uscito dal Clan.

Formazione del gruppo:
Roberto Guscelli -chitarra e voce-.
Giovanni Barontini -basso-.
Franco Marcheschi -lead guitar-.
Roberto 'Bob' Ghiozzi -tastiere e voce-.
Piero Baronti -batteria-.

DISCOGRAFIA:
Mercurius/Texas Rider - (Jaguar '65)
Finirà/Questa sera- (Jaguar '65)
Perchè non scegli me/La vita è come un giorno - (Ricordi '66)
BaBaBamBamBa/Quando sei con me -(Ricordi '67)
Mondo mio/Che ore sono? -(Ricordi '67)
Loro Sanno Dove/Lo Scatenato - (RTR '68)