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lunedì 2 luglio 2012

Azzurri: i sogni muoiono all'alba...

In questo Europeo 2012 siamo partiti male e abbiamo finito peggio. Del resto non è che si sia arrivati alla finale contro la Spagna con un grosso carnet di successi se non la vittoria con l'Inghilterra e l'altra con la Germania, quest'ultima brutto segnale di un Italia spompata, poiché se la partita fosse durata altri dieci minuti i teutonici ci avrebbero raggiunto e superato, chiudendo definitivamente la nostra corsa. Una sconfitta dunque preannunciata, nonostante "i sogni in grande" di Prandelli, e dal momento che sognare non costa niente... Orbene, guardiamo un po' perché: punto primo, mancanza di campioni su cui contare. Se con la Germania ci siamo esaltati con Balotelli (foto), Cassano e Pirlo, nel match finale con la Spagna abbiamo inghiottito amaro: tutti e tre inesistenti. Punto due, la nostra spavalderia. Si, perché conoscendo i nostri limiti, siamo scesi in campo come dei trionfatori predestinati, e qui il merito -o meglio dire: demerito!- è esclusivamente dei media, e questi sono alcuni titoli del dopo Germania: "Il capolavoro di Prandelli"; "Quest'Italia merita rispetto"; "SuperMario: in finale ne farà quattro"; "Buffon: dovevamo fargliene sette"; "Bravissimi, ci date orgoglio" (telegramma alla squadra del presidente Giorgio Napolitano); "Balotelli, talento e cuore"; "Prandelli:Match straordinario, punteggio stretto"; "In campo comandiamo noi!" Un orgia di esaltazione dunque, di annunciata superiorità e di mancanza assoluta di umiltà, una dote che nello sport non guasta mai. Dunque, per vincere - o meglio, per stravincere- puntavamo esclusivamente su Buffon il "portierone di ferro" e soprattutto sui gol di Balotelli e Cassano che però non sono arrivati. Ma è impensabile puntare su qualcuno che è altalenante di carattere e oltre a ciò, non ha grande esperienza di tornei internazionali. A differenza di Lippi che dei due ne ha fatto sempre a meno, Prandelli li ha voluti a tutti i costi e li ha eletti paladini della "nuova Italia". Pregi e difetti che dalle stelle ci hanno scaraventato alle stalle:"Non c'è stato tempo di recuperare" recita Prandelli il giorno dopo la sconfitta, "Non c'è stata partita, loro così superiori che ci sentiamo sereni" dice Buffon mettendosi -beato lui!- il cuore in pace, e "Il genio Pirlo non basta a fare il miracolo". Eccoci qui con spontanee ammissioni che se si vince è un miracolo, che uno, due o tre uomini non fanno squadra, e soprattutto ecco la furbizia tutta italiana di far apparire oro quel che oro non è: "Non abbiamo sbagliato, per noi questo è stato un torneo straordinario" (sic!) conclude un malinconico Prandelli svegliatosi di soprassalto dal suo sogno. L'unico forse a non sapere che i sogni, appunto, muoiono all'alba...

lunedì 13 febbraio 2012

Inter: Andate a lavorare!!!

Non è per la mancanza di José Mourinho né per colpa di Claudio Ranieri. L'inter "è bollita". Dopo l'ultima sconfitta ingloriosa contro il Novara -che ha giocato un ottima partita!-, gli "undici commendatori" nero/azzurri hanno dimostrato i loro limiti. Un declino fisico e mentale -ve li immaginate dei miliardari correre a perdifiato per 90 minuti?!- che ormai si è consolidato fin dall'ultima vittoria del campionato con la "tripleta". Lì, in quell'occasione, i "baroni" si sono saziati di soldi e allori, e da quel momento è iniziata la loro inarrestabile discesa. E se a questo aggiungiamo poi che all'interno della squadra ci sono dei capetti che decidono e bocciano, -voci dello spogliatoio indicano in queste figure il capitano Zanetti e Cambiasso- ciò significa che la situazione è sfuggita di mano sia al ct Ranieri, ma soprattutto al patron Moratti. Amaramente -e lo dice un interista-, l'Inter è una squadra da rifondare, da ripensare anche nel suo organico. Troppi gli stranieri a discapito di talenti emergenti dei vivai nazionali. Così come è, l'Inter non ha futuro. Una sconfitta con il Lecce per 1 a 0; un pareggio col Palermo per 4 a 4;, una sonora sconfitta per 4 a o con la Roma e infine, l'umiliante 1 a o patito con la squadra fanalino di coda, il Novara. Nel web poi la considerazione dell''Inter è al limite storico. In una classifica stilata dai"naviganti" in rete, alla domanda "Chi vincerà il campionato" la squadra di Ranieri si prende solo il 7,3% di possibilità, con una Juventus al 35,47%, un Napoli col 29,48%, e Milan con il 17 per cento. Lo ha capito oramai anche la curva dell'Inter, che stanca di queste inammissibili figure, invece di incitare al tifo, ha urlato ai suoi beniamini "andate a lavorare!!!!". E' già, con 11 punti di differenza dal Milan capolista (con 47 punti) e 9 dalla Juve -ma con due partite da recuperare-, forse trovare un onesto lavoro per la "truppa straniera" sarebbe più che doveroso. Se non altro per rispetto alla gloriosa Inter dei Mazzola e di capitan Picchi...
(foto: l'emblema della disfatta)

sabato 26 giugno 2010

Azzurri: Bidoni Mondiali

Bambini viziati, vezzeggiati, e anche antipatici. Se poi a tutto ciò ci aggiungi anche la spocchia del ct Marcello Lippi, la frittata è fatta. Un flop annunciato dunque, e più vergognoso che mai se pensiamo che tutto ciò è avvenuto nel girone più facile del Mondiale, dove l'Italia campione del Mondo è stata buttata fuori da una mediocre Slovacchia, 34esima nella classifica di merito delle squadre Nazionali. "Mi assumo tutta la responsabilità" annuncia Lippi subito dopo la disfatta, come se dicesse qualcosa di trascendentale. E chi altri dovrebbe assumersi la responsabilità di questa più brutta pagina del calcio nazionale? Chi se non lui, con la sua aria da saccentone che ha snobbato altamente le critiche dei giornali sportivi su una rosa di giocatori che più di una rosa sembrava un crisantemo e per di più appassito? Chi più di lui si è incaponito nel tagliare giocatori che avrebbero potuto dare respiro e credibilità agonistica ad una squadra di bolliti e giovani spaesati? "Non sono tenuto a dare spiegazioni ai giornalisti sulle mie scelte" ha tuonato più volte in sala stampa l'ex mister, come se la Nazionale fosse cosa sua. Ma se questo comportamento non fosse già il massimo dell'arroganza, arriva Fabio Cannavaro: "Siamo dispiaciuti, abbiamo dato tutto quello che potevamo", senza però spiegare cosa, quegli undici pedalatori di campo "hanno dato", se non quella pessima figura che sovrasta in sdegno quella ottenuta con la Corea nel lontano 1966. Alla domanda perché sia successo tutto questo, lo psichiatra Paolo Crepet non ha peli sulla lungua: "Perché sono dei brocchi". Ma la sua analisi è ancora più spietata: "Perché i nostri giocatori sono dei montati, sono dei viziati, figli di mamma e di papà". E che siano dei bambocci lo conferma -senza volere- Marcello Lippi: "Siamo scesi in campo con il terrore, paura nel cuore e nelle gambe". Caspita! I Campioni del Mondo che hanno paura del Paraguay, della Nuova Zelanda e della Slovacchia! Ma di quale Mondo siamo Campioni? Non del calcio, ma di quello dorato degli ingaggi, con giocatori pagati a peso d'oro e allenatori non da meno. Questa mattina alle 7,45, "l'armata Brancaleone" è ritornata in Italia. All'aeroporto di Fiumicino nessuno ad accoglierli, e quei pochi che proprio non potevano farne a meno, hanno gridato dei sonori "vergognatevi!". Voltiamo pagina dunque; via i bolliti, via Lippi, e perché no? via anche Giancarlo Abete, presidente della FIGC, colui che ha richiamato alla guida della Nazionale il "bel Marcello", sfidando anche la cabala che sulle "minestre riscaldate" ha tutta una casistica nefasta...
(foto: Quagliarella e Cannavaro, l'immagine della disfatta)

sabato 14 novembre 2009

STIPENDI GIOCATORI: SCHIAFFO ALLA MISERIA

Lo sport è nobiltà dell'Uomo, che attraverso sudore e sacrifici proietta lo sportivo nell'Olimpo degli dei. Ma anche nella lista dei ricchi "Paperoni". Un tasto questo che non dovremmo mai toccare, perché noi, poveri mortali, che soffriamo come non pochi quando la nostra squadra perde a raffica e i punti in classifica rappresentano la sconfitta di qualsiasi velleità sportiva, noi che celebriamo "tunnel e contropiede", beh, sarebbe salutare per le nostre coronarie, ogni tanto, dare uno sguardo all'elenco degli stipendi di questi "eroi della pedata" e di conseguenza, soffrire un po' meno o forse, per niente. Ebbene, da ciò che riporta la 'Bibbia' del calcio, ovvero la "Gazzetta dello Sport", queste sono le "buste paga" dei nostri "idoli": Eto'o si prende mensilmente 10 milioni e 500 mila euro (e così fino al 2014!), mentre Marco Materazzi -pur restando ormai fisso in panchina-, si porta a casa nientemeno che 2.500.000 euro al mese. Il più povero della squadra -si fa per dire- è René Khriz con 400.000 euro al mese nella busta. Per pagare gli stipendi solo ai giocatori, mensilmente escono 81 milioni di euro, che schizzano a 150 per tutto lo staff, allenatore compreso. Se L'Inter dunque è la squadra più costosa del campionato, il Milan arriva subito dopo: 7,5 milioni di euro al mese se li prende Ronaldinho e 4 Dida, nonostante papere e panchina. Lo stipendio più basso -chissà se potrà arrivare a fine mese...- è quello che prende Ignazio Abate, 700 mila euro. Per mantenere quest'andazzo, mensilmente partono 61 milioni di euro per stipendi, che con tutto lo staff si arriva a 125. Terzo posto per la Juventus: Gigi Buffon è un uomo da 5,5 milioni al mese, mentre Alessandro Del Piero si ferma a 4,5. Alexander Manninger e Lorenzo Ariaudo invece si "accontentano" di 500 mila euro mensili. Totale stipendi 56 milioni che arrivano a 115 per l'intera staff. La Roma si colloca al quarto posto, con il "pupone" Francesco Totti che ogni mese ritira uno stipendio di 5,460 milioni, mentre tale Alessio Cerci si mette in tasca 150 mila euro. La spesa mensile per gli stipendi dunque è di 35 milioni che con il resto della squadra lievita a 70. E io che mi mangio il fegato perché la mia squadra, il Livorno, è perennemente in bilico tra retrocessione e pernacchie, ora, grazie ai raffronti di "busta" gli sono invece molto più... vicino: Cristiano Lucarelli, il bomber e simbolo della squadra labronica, si prende 850 mila euro e Plinio Diniz si accontenta di 'sole' 100 mila. Per gli stipendi quindi, 8 milioni sono le uscite mensili, che al completo di staff arrivano a 14. Alcune considerazioni? Il Livorno intero costa mensilmente meno dello stipendio di un solo giocatore dell'Inter, Eto'o, un fatto questo che dà ragione alla classifica. L'Inter è prima e il Livorno è ultimo.
I conti tornano...

mercoledì 3 giugno 2009

MERCENARI DEL PALLONE...

E nella busta, un milione di euro netti al mese. Per dare meglio un idea, 2 miliardi -circa- delle vecchie lire. E' questo lo stipendio che percepisce attualmente Zlatan Ibrahimovic, (foto) il bomber dell'Inter. Glielo sgancia un certo signor Moratti, soldi sicuri e soprattutto -visto il patrimonio del patron dell'Inter- puntuali. Un milione di euro dunque al mese, tanti quanto bastano per comprare 5 Ferrari F430 spider oppure una decina di Porsche 911 Carrera. Ma se vogliamo essere 'parchi', con lo stipendio di un mese il nostro "emigrante di lusso" può permettersi di acquistare -certamente senza mutuo ma in contanti- una villa da 700mila euro e una supercar senza battere ciglio. Una pioggia di soldi che ne genera altri, ma tant'è, l'ingordigia a certi livelli non ha fine. "Cerca una squadra che gli dia nuovi stimoli e soprattutto un ingaggio più vantaggioso rispetto a quello che gli versa l'Inter", si vocifera nell'ambiente, ed è con questi presupposti che Ibrahimovic ha spedito Mino Raiola, il suo procuratore, a cercare di chiudere l'affare con i dirigenti del Barcellona, pronti a cedere Eto' e 20 milioni di euro pur di averlo. Unico ostacolo a questo suo "pio desiderio", quel Massimo Moratti che però non demorde: "Ibrahimovic non andrà mai al Barcellona se non mettono sul piatto, oltre ad Eto', ben altri 60 milioni". Milioni come noccioline dunque, sistemati sul piatto degli aperitivi anche per un altro "dio della pedata', quel Kakà che anche lui, come il collega interista, arrafferà tra poco e con "nonchalance". Il Real Madrid lo vuole a tutti i costi, e proprio per questo offre 9 milioni netti a stagione per 5 anni e al Milan, 64.5 milioni di euro. E Berlusconi, padre-padrone della squadra rosso-nera, lo sa che davanti "al vil danaro" c'è poco da fare: "Non so se potremo trattenere al Milan Kakà perché gli offrono talmente tanti soldi..." . Valori dello sport, il 'duro sacrificio dello sportivo', 'sangue e sudore'... parole al vento, vuoto termico. "Soldi soldi soldi tanti soldi, beati siano i soldi, i tanto amati soldi perché..." recitava una canzone di qualche tempo fa... In un momento di crisi profonda, per un normale stipendiato che fa fatica ad arrivare a fine mese, la consolazione è solo una: Ma si può sapere quanto pagano di tasse questi mercenari del pallone'?...

sabato 2 agosto 2008

L'IMPORTANTE E' PARTECIPARE?

Bartali, Coppi, Boniperti, capitan Picchi, Mennea, Panatta, Benvenuti... Altri tempi. Campioni senza macchia e senza paura, dove il sacrificio e l'abnegazione erano il vero motore dei loro traguardi vittoriosi, delle loro medaglie. Poi venne il doping e lo sport, quello romanticamente inteso come "esaltazione delle proprie virtù", finì a puttane, offeso, vilipeso e ucciso. Il primo a dare una mazzata a "l'importante è partecipare" fu il martellista azzurro Giampaolo Urlando, pizzicato nel 1984 per aver fatto uso di testosterone. Il doping entra poi nell'atletica, e a finire nella lista dei 'dopati' è il mezzofondista Andrea Longo, positivo al 'nandrolone'. Nel calcio -e qui siamo negli anni '90- , vengono scoperti positivi alla 'fentermina' Peruzzi e Carnevale in Roma-Bari, poi, è la volta di Marco Pantani. E' il 1999 e viene fermato al Giro, poiché l'ematocrito nel suo sangue è oltre il 50%, e secondo i regolamenti di allora, non è doping, ma per tutelare la sua salute viene fermato. Nel 2006 è Ivan Basso ad essere coinvolto nello scandalo spagnolo e sospeso per due anni, poi è la volta di Riccardo Riccò, altro ciclista scoperto positivo all'Epo, e spedito a casa. Ancora un atleta nell'occhio del ciclone. E' Marta Bastianelli, campionessa del mondo in carica di ciclismo femminile, prima donna a cadere nella rete dei dopati. Ultimo, per il momento, è il livornese Andrea Baldini, (foto) il fiorettista trovato positivo agli Europei di luglio e per questo escluso dalla squadra azzurra in partenza per le Olimpiadi di Pechino. E' lo "Spoon River" del nostro sport, il "C'era una volta il campione". Soldi, interessi privati e di sponsor hanno cancellato tutto. Quanta amerezza per noi e per il barone de Coubertain...

sabato 19 luglio 2008

SE POTESSI AVERE... MILLE LIRE AL MESE...

Ma c'è un limite all'assurdo? C'è un punto limite, cui sorpassarlo vuol dire cadere nell'insulto? Un insulto a milioni di persone che al 27 del mese hanno finito i soldi per campare, e che davanti ad affronti simili si capisce che questo mondo, questa società è arrivata a fine corsa. Il motivo che porta a simili considerazioni giunge da quei 40 milioni di euro all'anno offerti ad un giocatore di calcio, il pur bravo Samuel Eto'o, (foto) messo sul mercato dal Barcellona. Quaranta milioni di euro offerti poi non da una società statunitense, dove "business is business", ma dal Kuruvchi di Taskent una squadra dell'Uzbekistan, una nazione ex Urss, dove il reddito medio pro capite è di 50 dollari al mese e dove ognuno deve fare i conti quotidianamente con la povertà più nera. Rincorrere una palla a suon di miliardi dunque, così tanti, in questo caso, da poterci comprare cinque anelli con brillante - 7 milioni è costato un diamante giallo da 70,12 carati- , 30 Rolls Royce Phantom Coupé, 40 isole nei Caraibi, 2 mega yacht come quello di Saddam -lungo 82 metri-, e 4 ville sul lago come quella di Berlusconi a Cernobbio. Il punto è: ma se diamo 40 milioni di euro ad uno che rincorre una palla, quanto dovremmo dare ad un chirurgo che salva una vita dopo un operazione a cuore aperto? In quest'affare che lascia sconcertati, c'è poi la notizia che nonostante tutto, Eto'o ha rifiutato il contratto e la montagna di soldi che gli veniva offerta. Un gesto encomiabile? Mah... sicuramente il calcolo deve avere preso il sopravvento. Restando dov'è, si porterà a casa ancora di più... (Gericus)

venerdì 30 maggio 2008

MANCINI... PASSA ALL'ATTACCO

Il "Mancio" non ce ne sta a perdere l'ultimo incontro, quello più importante, quello della dignità. Si sente ferito e offeso Roberto Mancini, e la sua Inter ormai è solo un ricordo, perché il comunicato stampa diramato questa mattina dalla Società non lascia dubbi: Mancini non è più l'allenatore della squadra. Palla al centro e fischio d'inizio. Lo fa Roberto, questa volta con un suo comunicato:

"Con riferimento al comunicato stampa dell'Internazionale FC pubblicato questa mattina dai maggiori quotidiani nazionali e stranieri e diffuso dalle principali emittenti televisive italiane e europee, nel prendere atto che la decisuione è scaturita da vicende che hanno gravemente offeso il mio onore e la mia reputazione, la cui illecita diffusione è stata censurata con plurime querele davanti alle competenti Procure, ho dato incarico al mio legale di fiducia di tutelare la mia immagine in tutte le sedi competenti, stigmatizzando il comportamento della società datrice di lavoro nella parte in cui ha intesoabusare di vicende false e illecite. Come allenatore ringrazio il Presidente Massimo Moratti, Gabriele Oriali e tutto lo staff che mi ha sostenuto, la squadra e soprattutto i tifosi nerazzurri che mi hanno accompagnato per quattro anni di grandi successi e indimenticabili emozioni e per la stima e gratitudine che continuano a manifestarmi.
Roberto Mancini". (Fonte Ansa)

domenica 23 marzo 2008

INTER: LA SQUADRA CHE NON C'E' PIU'

Un secco 2 a 1 che la dice lunga. Anche ieri, nello scontro più atteso di tutto il campionato, quello in cui una squadra "deve per forza vincere" se non altro per dimostrare di non essere prima in classifica solo "per caso", bene, anche questa prova è stata fallita dall'Inter clamorosamente. Mario Sconcerti, pur usando il fioretto nel suo articolo, scrive di una squadra "che non ha regista, non ha un fantasista, non ha difensori all'altezza e non ha un attacco". In poche parole, "non è più una squadra". E questo lo si preannunciava da tempo, da quel distacco accumulato durante il campionato sulla seconda in classifica e che partita dopo partita si è andato riducendo sempre più, arrivando ad oggi con quel pericoloso -4 dalla Roma, squadra in perfetta forma e candidata allo sprint finale. E mettendo pure su la bilancia della sconfitta le troppe assenze per infortuni nella squadra di Mancini -Samuel, Cordoba, Vieira e Cambiasso- tutto ciò non può attenuare l'inconsistenza attuale dei nero-blu. Ibrahimovic per esempio dal 26 settembre ha fatto solo 2 gol su azione, mentre l'intero reparto offensivo nelle ultime sei partite ha messo in rete solo una palla, quella di Suazo a Genova, per non parlare poi di Cruz che nell'anno in corso non ha ancora segnato un gol. Si è riaperto dunque il campionato, e per Mancini & company sarà dura rianimare una squadra che sembra, ormai, abbia già speso tutto lo spendibile. (Gericus)

mercoledì 12 marzo 2008

INTER: DELUSIONE INFINITA...

L'Inter è fuori dalla Champions, e nemmeno con onore. Abbiamo visto l'Inter di sempre, quella che nelle occasioni importanti naufraga miseramente, come ieri sera con il Liverpool, contro una squadra che la Roma di Spalletti avrebbe fatto a polpette, e dove perfino un Aosta qualsiasi avrebbe fatto la sua bella figura. I nostri "campioni" -ma lo sono veramente?- invece hanno abdicato senza onore né gloria. Lo vedi subito al fischio di inizio come andranno le cose: mancanza di profondità, cazzeggio a centro campo, passaggi sbagliati, scivolate inopportune e occasioni perse clamorosamente. Una zattera di profughi in mezzo ad un mare verde, dove le pagelle assegnate singolarmente (Il Giornale) fanno capire quanto sia relativo l'impegno speso. Un Burdisso (voto: 2) che si fa espellere; un Ibrahimovic (voto: 5) da toglierlo di campo dopo cinque minuti; un Vieira (voto 4) da rispedire al mittente (leggasi: Juve); uno Stankovich (voto: 4) da cedere ad una polisportiva cittadina; un Maicon (voto: 5) da legarlo in panchina, e il resto della truppa, da rimandare a settembre a causa di un 6 striminzito. Questa dunque è l'Inter che ieri sera si è presentata per ribaltare la partita di andata (2 a 0), con i soloni del calcio nostrano che santificavano gli undici nerazzurri con frasi tipo "Ce la possono fare". Un armata Brancaleone che invece ha deluso gli 80 mila del Meazza e il resto dei 'creduloni' sparsi nello Stivale, quelli che sperano di vederla almeno 'regina' del Campionato, con la paura però di una Roma -appunto- che si avvicina a grandi passi. Roberto Mancini ha detto "Basta, a fine campionato me ne vado". La delusione è forte. Come tifoso 'in crisi', mi viene la tentazione di seguirlo... (Gericus)
[foto: l'immagine della disfatta]

martedì 28 agosto 2007

CALCIO D'INIZIO (2007)

Il campionato di calcio 2007/08 è partito, e questo è il “Calcio d’inizio”. A dare il via ai giochi è stato l’allenatore del Catania Silvio Baraldini, che al quarantesimo del secondo tempo ha dato un calcio andato a segno nel fondoschiena del collega Domenico Di Carlo, allenatore della squadra avversaria del Parma. Il motivo di ‘cotanto’ ardore è inutile cercarlo. Quello che basta -e avanza- è la conferma di un mondo -quello del calcio appunto-, dove il “meglio del peggio” è tutti i giorni sotto gli occhi di tutti. D’altra parte cosa ti vuoi aspettare in questo microcosmo di uomini mai cresciuti, ricchi e strapagati solo per rincorrere una palla. «C’è da vergognarsi. Non abbiamo dato un buon esempio ai tanti bambini che ci guardano» ha detto l’allenatore del Parma Di Carlo. Prima giornata di campionato: chissà cosa ci aspetta ancora… (Gericus)

venerdì 20 luglio 2007

I MAGNIFICI 10 DELL'ANNO (1991)

Questa è la classifica dei dieci migliori rappresentanti valdostani nel mondo dello sport:

1) Roberta Brunet, piazzatasi al sesto posto ai Mondiali di Tokyo.
2) Marco Albarello, nono nella classifica finale di Coppa del Mondo e migliore tra gli italiani.
3) Davide Pessina, distintosi nella Philips Milano nel campionato A1 di basket.
4) Aosta Calcio, che ha centrato il traguardo della promozione in C2.
5) Laurent Ottoz, riconfermato campione italiano dei 110 a ostacoli.
6) Marco Baldi, rivelazione e realizzatore di numerosi canestri nella Philips Milano di basket.
7) Hockey Club Courmayeur-Aosta per un campionato di serie B da protagonisti
8) Frecce Rosso/Nere di pattinaggio per i risultati internazionali ottenuti.
9) Paolo Riva, per la conquista del titolo italiano a cronometro.
10) Alda Dal Santo, riconfermata campionessa italiana nel sollevamento pesi.

martedì 19 giugno 2007

L'AOSTA CALCIO IN CERCA DI TIFOSI (1991)

Non ha suscitato grandi festeggiamenti la promozione in C2 dei rosso/neri avvenuta nientemeno che dopo quarant'anni. L'Aosta calcio infatti torna tra le sqyadre professioniste al termine di un campionato cominciato in sordina e concluso in crescendo. La partita di ritorno degli spareggi disputata a Brescello si è conclusa con un allegra invasione di campo da parte dei tifosi rossoneri. Una festa tra pochi "intimi", i quasi 300 sostenitori dell'Aosta, insieme con gli ultras, hanno festeggiato la promozione sul terreno di gioco dopo quei 90 minuti che dal raggelante 1 a 0 del primo tempo si sono conclusi sull'1 a 3. Bandiere, sciarpe, fumogeni, visi bicolore, urla, abbracci, qualche lacrima. Uno sparuto gruppetto rispetto agli oltre 2700 tifosi di casa, rimasti a vedere sconsolati quella festa che doveva essere la loro. Anche ad Aosta la notizia della promozione dei rossoneri non ha suscitato grandi festeggiamenti. Qualche scorribanda di auto, poche bandiere alle finestre. Niente rispetto alle manifestazioni dei tifosi aostani dell'Inter quando la squadra nerazzurra ha vinto la Coppa Uefa. Eppure il campionato dell'Aosta è stato appassionante, con la rincorsa al Bellinzago che ha tenuto con il fiato sospeso per tre quarti del torneo. Sugli spalti del Puchoz normalmente assistono un migliaio di tifosi a partita. Domenica ad assistere alla partita nel campo degli emiliani c'erano 3000 persone. Gli abitanti di Brescello sono 4500, mentre quelli di Aosta sono 36 mila. Ora in C2 per la società rossonera l'impegno si triplica: dal punto di vista economico, per affrontare le spese del professionismo; dal punto di vista dell'organico per rinforzare la squadra, e dal punto di vista del tifo. Tra i tre quest'ultimo è il più difficile: L'Aosta calcio dovrà coinvolgere maggiormente il pubblico per poter contare sul suo apporto nei momenti cruciali. E uno stadio adeguato potrebbe aiutare nell'impresa. (La Stampa)
(Foto: riusciranno queste 'majorette' ad attirare il pubblico allo stadio?)

domenica 29 aprile 2007

IN BICI SUL GHIACCIAIO (1990)

Il vice sovrintendente Ezio Ronco e gli agenti Claudio Piccioni e Mariano Pettavino, componenti del gruppo sportivo della Polizia di Courmayeur (AO), sono scesi dal ghiacciaio della Vallée Blanche con le montain bike. I tre sono stati seguiti nell'impresa dal videoperatore Enrico Petigax, dal fotografo Matteo Chiazza e dall'alpinista Angelo Piccioni. Vincenzo Puliafito ha coordinato la discesa con la radio rice-trasmittente. Il gruppo è partito dal Colle del Flambeau, raggiunto con la funivia del Monte Bianco, alle ore 8,40. Durante la discesa, difficoltosa a causa della neve molle, uno dei ciclisti è addirittura scivolato in un crepaccio. Aggrappato alla bici rimasta di traverso sull'apertura, l'uomo è stato riportato in superfice dai compagni. Il gruppo ha infine raggiunto Montenvers, dove termina il ghiacciaio francese alle 12,30.
(La Stampa)
(foto: i tre sportivi lungo la Vallée Blanche)

domenica 22 aprile 2007

INTER CAMPIONE D'ITALIA (2007)

Con ben cinque giornate di anticipio sulla chiusura del campionato, l'Inter battendo per 2 a 1 il Siena ha conquistato il suo QUINDICESIMO scudetto. A "cucirlo" sulla maglia sono state le due reti di Materazzi. Una stagione dunque vissuta "alla grande", tanto che al momento della conquista del titolo di Campione d'Italia, l'Inter di Mancini con 84 punti distanziava la Roma, seconda in classifica, di ben ben 16 punti. Onore all'Inter dunque! (Gericus)

lunedì 9 aprile 2007

IL RALLY UCCISO DALLE POLEMICHE (1988)

AOSTA - Ormai non ci sono più dubbi: il rally della Valle d'Aosta 1988 in programma per il 25 e il 26 novembre non si farà. Subito dopo il rinnovo delle cariche al Consiglio dell'Automobile Club (confermati Roberto De Vecchi, Mario Maione, Zelina Betral, Pier Giorgio Vivoli, Bruno Meloni, Sergio Ramella e neo eletti Pier Giorgio Jaccod, Ettore Vierin ed Emile Chanoux con totale esclusione del gruppo di candidati guidati da François Stevenin) i responsabili uscenti della commissione sportiva dell'Aci e organizzatori del rally "Ciccio" Rossi e Giorgio Caputo hanno comunicato lunedì di non volerne più sapere della corsa automobilistica valdostana e della sua organizzazione. E' lo scontro tra due gruppi di candidati ai vertici dell'Aci dunque, anzi, di due liste politiche se si tengono presenti i nomi dei leaders, che ha portato alla fine ingloriosa e ridicola di una tradizione. La corsa valdostana, un tempo "Rally Neige" perchè si correva su strade ammantate di neve, si spegne per un tiro maligno del gioco politico, per una lotta di potere, per una corsa ai vertici di un ente che ormai è entrato nei posti di sottogoverno da spartire. Per agguantare le spoglie, non si è pensato al Rally. (La Stampa)

venerdì 30 marzo 2007

GLI HUSKY SUL MONTE BIANCO (1987)

COURMAYEUR - (AO). "E' nostra intenzione salire sul Bianco con una muta di cani e una slitta" dice Dodo Perri, albergatore e "adventure man", -nonchè istruttore e titolare della scuola valdostana di Sled Dog- che assieme all'amico Maurizio Grignolato, Daniele Rao e Giovanni Albergamo, tenterà quest'impresa che ha dell'incredibile. "Ma non mancano i problemi -aggiunge- perchè la Regione non ne vuol sapere. Ho chiesto un contributo ma mi è stato risposto che, visto che dovrò tentare di arrivare in vetta passando dal versante francese, di rivolgermi a loro. Come se non sapessero che è quella l'unica via praticabile con cani e slitta". Attaccato alla sua Land Rover, un carrello pieno di cani, siberian husky, groenlandesi, alaskan malamute, animali visti finora solo nei film. Perchè questa impresa? "Da quando ho abbandonato Milano e mi sono rifugiato ad Entreves -continua Dodo- ho scoperto la vita, la natura, l'amicizia. E quando sono solo con i miei cani in queste splendide vallate ricoperte di neve e di ghiaccio, mi sento davvero il padrone del mondo". (La Stampa)

(foto: Dodo Perri e due dei suoi cani)

giovedì 29 marzo 2007

AOSTA / PARIGI IN MONOPATTINO (1987)


AOSTA - Nuova impresa di cinque ragazze dopo quella di Roma, avvenuta due anni fa. In pochi giorni le cinque giovani atlete, Marisa Lunardi, Manuela Iamonte, Luisa Giordana, Valeria Vittone e Carola Henry, seguite dal tecnico Achille Grumolato, riuscirono in pochi giorni, seconda una tabella di marcia rigorosa, a giungere nella capitale ottenendo ovunque simpatia e consensi. Domattina alle 10 invece, queste cinque giovani (tranne Carola Henry, sostituita per infortunio da Alessia Crocitti), partiranno da via Chambery ad Aosta per compiere un'altra performance dello stesso genere che, data la sua caratteristica di internazionalità, potrebbe anche bussare alla porta del "Guinness dei primati". La tabella di marcia prevede il passaggio alle ore 10,15 a Sarre, quindi la carovana attraverserà Saint Pierre, Villeneuve e via via tutti i paesi per giungere alle ore 11,30 Pré Saint-Didier e verso mezzogiorno all'ingresso del traforo. Per ragioni di sicurezza le ragazze non potranno compiere in monopattino il percorso all'interno del tunnel, quindi le atlete raggiungeranno Chamonix in pulmino poi, con direzione Nantua, dopo 223 chilometri si concluderà la prima tappa. La seconda tappa, in programma per il 5 luglio, porterà la squadra aostana ad Auxerre, dopo 274 chilometri e infine il 6 luglio, terza e conclusiva frazione sino a Parigi, dopo 240 chilometri. Il percorso totale sarà quindi di 737 chilometri e l'arrivo a Parigi è previsto per le ore 16 di lunedì sei luglio sulla piazza dell'Arco di Trionfo. (La Stampa)

(foto: da sinistra: Luisa Giordana, Valeria Vittone, Alessia Crocitti, Marisa Lunardi, Manuela Iamonte con il loro allenatore Achille Grumolato)

venerdì 10 novembre 2006

MONDIALI DI CALCIO DEL MEXICO (1970)

Rimarrà negli annali del calcio, anche se l'Italia si claffica seconda. La magia dell'evento sta in quella stupenda partita giocata contro la Germania e vinta da noi per 4 a 3. Ma a quel magico appuntamento ci eravamo arrivati come al solito...all'italiana, vale a dire con uno striminzito 1 a 0 contro la Svezia e quei due pareggi a reti inviolate contro Uruguai e Israele. Nei quarti di finale invece, forse per un guizzo di orgoglio, con un secco 4 a 1 battiamo il Mexico grazie a due goal di Riva, uno di Rivera e un autogoal ci regalerà il quarto centro. Siamo dunque in semifinale. Ora ci attende nientemeno che la Germania. Ed eccoci in quel magico 17 giugno. Al fischio di inizio dell'arbitro Yamasaki, l'Italia parte bene e al settimo, dopo uno scambio Riva - Boninsegna, questi insacca la prima palla. Il gioco va avanti senza troppi grandi scossoni e il tempo passa. All'ultimo minuto di gioco del secondo tempo, su un traversone di Held, entra in scivolata Schnellinger e mette la sfera alle spalle di Albertosi. Uno a uno con questo goal segnato in tempo di recupero. E' proprio grazie a questo pareggio che la magica Italia diventerà tale. A quattro minuti dall'inizio dei tempi supplementari è Muller che segna ma dopo sette minuti arriva il goal di Burgnich: 2 a 2. Sei minuti dopo segna ancora Riva: 3 a 2 per noi. E' fatta? Macchè! Muller al 5° del secondo tempo segna un altro goal: 3 a 3 mentre le forze cominciano a calare. Un guizzo di Roberto Boninsegna, evitando un terzino tedesco manda la palla al centro, la raccoglie Rivera, finta davanti al portiere Maier e...reteeeeeeeeeeee! Esplode lo stadio con centomila persone che esultano, poi il fischio di chiusura su quel 4 a 3 che ci proietta nella finale contro il Brasile di Pelè. Saremo sconfitti per 4 a 1, ma la vittoria ecclatante contro la Germania per noi avrà il sapore di una finalissima vinta. (Gericus)

(foto: Esultano gli Azzurri dopo il goal di Rivera)

venerdì 13 ottobre 2006

COREA: CHE VERGOGNA! (1966)

Data tra le favorite nel torneo, la nostra Nazionale azzurra di Edmondo Fabbri viene eliminata dai Campionati Mondiali che si svolgono a Londra nientemeno che dalla Corea del Nord. E' una disfatta, se pensiamo che i 'bookmakers' inglesi davano la Corea 1000 a uno in caso di vittoria sull'Italia. Ma cosa è successo in quella 'tragica' sera del 19 luglio? Di tutto, di più. A noi bastava -nella peggiore delle ipotesi- un pareggio per passare il turno. La sconfitta pertanto non era nemmeno ipotizzata, pensata. Dopo mezz'ora dal fischio di inizio dato dall'arbitro francese Schwinte, per un contrasto a metà campo il nostro Bulgarelli esce in barella. Il regolamento (di allora) non prevede sostituzioni ma nessuno si spaventa, dal momento che la partita con i coreani è da tutti considerata alla stregua di un allenamento. Siamo in dieci? Vinceremo ugualmente si pensa, mentre invece la disfatta è dietro l'angolo. Al 42°, un oscuro Pak Doo Ik con un tiro secco trafigge il nostro portiere. Uno a zero per loro. Nella ripresa si và 'in affanno' e impietoso sull'uno a zero arriva il fischio di chiusura. Siamo fuori. Al rientro nella notte a Genova, per i nostri 'eroi della pedata' un nutrito lancio di pomodori. Il Mondiale del 1966 viene vinto dall'Inghilterra, la quale dopo una gara avvincente sconfigge per 4 a 2 la Germania Ovest. (Gericus)

Nella foto da sn: Salvadore; Albertosi; Facchetti. Rosato; Burgnich; Rivera.
Accosciati: Leoncini; Bulgarelli; Perani; Pascutti; Mazzola.