martedì 13 novembre 2018
DESIREE E PAMELA, SORELLE DI SVENTURA...
Di certo non le manda a dire: "Le belve di Desirée? Datele in mano a suo padre". Lo dice chiaro e tondo Joe Formaggio, sindaco di Albettone, piccolo comune in provincia di Vicenza. Parole forti, che però sono quelle che pensano da tempo gli italiani, perché, diciamocelo chiaramente, qualcosa non funziona nel settore della giustizia. E' di oggi infatti la notizia che i Giudici per il Riesame hanno fatto cadere le accuse di "stupro di gruppo" annullando di fatto anche l'accusa di omicidio della sedicenne Desirée Mariottini (foto) , la ragazza stuparata e lasciata morire in un palazzo occupato di San Lorenzo a Roma alcuni giorni fa dopo essere stata riempita di un cocktail micidiale di droghe. La motivazione poi lascia basiti: "Gli abusi non sarebbero stati commessi in branco ma singolarmente". Capito? Darsi il cambio per compiere la violenza non è uno stupro di gruppo. Il Gip, (Dio lo illumini!!), ha confermato invece la misura cautelare delle quattro belve, poiché il loro comportamento è stato portato avanti con "pervicacia, crudeltà e disinvoltura". Da qui la reazione del nostro Joe Formaggio, che già il nome è tutto un programma: "Non meritano i 500 euro a testa che ci costano giornalmente in galera". Parole sagge. Pertanto? I quattro fermati, il nigeriano Alino Chima, i due senegalesi Mamadou Gara e Brian Minthe oltre al ganese Yusif Sali presto potrebbero lasciare le nostre patrie galere. No ,qualcosa non quadra... (Gericus)
lunedì 12 novembre 2018
Dove eravamo rimasti?
Bene, dove eravamo rimasti? Si riparte con un Gericus Bellorto ancora più agguerrito nell'indicare i fatti di cronaca, di politica e del sociale che più di altri meritano un approfondimento. Non faremo sconti a nessuno poiché l'obiettività sarà il nostro punto di forza. Gericus Bellorto è un anima libera, difficilmente influenzabile, quindi punti di vista sereni senza guardare l'agone politico.
Vento nuovo dunque che anima un ritorno alla grande, dove in mezzo ai fatti quotidiani ci sarà spazio anche per musica e social. E' dunque un ritorno a casa tra circa 500mila amici che da tempo seguono Gericus da ogni parte del mondo.
Ben ritrovati! Good to see you! Bien Trouvé! Gut Gefunden!
Vento nuovo dunque che anima un ritorno alla grande, dove in mezzo ai fatti quotidiani ci sarà spazio anche per musica e social. E' dunque un ritorno a casa tra circa 500mila amici che da tempo seguono Gericus da ogni parte del mondo.
Ben ritrovati! Good to see you! Bien Trouvé! Gut Gefunden!
sabato 10 agosto 2013
Vivere la vita di un altro...
Una vita più una vita non fanno due
vite. Fanno un enigma. Se fosse un film, lo si potrebbe intitolare
Una vita di troppo. Ma essendo la pura e semplice verità, nessun
titolo può spiegare come si senta oggi, a 49 anni, il bambino che
visse due volte, l'uomo venuto dal nulla. Insomma, Paul Fronczak (foto). Dei
suoi 49 anni, 48 portano di diritto quel nome e quel cognome, però
l'anno mancante è anonimo, un buco nero in una culla. Andò così.
Il 27 aprile 1964, in una nursery di Chicago viene rapito un neonato.
Pare che a sottrarlo sia stata un'infermiera. Anzi, una donna che s'è
fatta passare per infermiera, con tanto di camice e cuffietta. Il
dolore dei genitori non riesce a ucciderli. Li ferisce a morte, ma
non li ammazza. Fanno bene a resistere, e si meritano l'happy end che
va in scena quasi un anno dopo. A Newark, nel New Jersey, quelli
dell'Fbi trovano un bimbo abbandonato. Nessuno lo reclama, da quelle
parti, è un figlio di nessuno. Qualcuno ricorda il caso di Chicago:
che sia proprio lui il «kidnapped baby Paul»? Mamma e papà del
rapito, subito contattati, sentono un brivido di speranza correre
lungo la schiena, una scossa che ridà loro le forze. E quando
amorevolmente esaminano i tratti del volto del fagotto che attende di
conoscere il proprio destino, e si soffermano sulla conformazione
delle orecchie, esultano: «That's my baby!!!», urla la signora
Dora. Una madre non può sbagliare, e la prova del Dna è ancora
fantascienza, nel 1968...
In quel momento, inizia la seconda vita di quel bimbo. Ha trovato una famiglia, ha trovato una casa, ha trovato un futuro. E per i 48 anni seguenti metterà fra parentesi il proprio anno mancante. Diventa un bel ragazzino, poi un bel giovanotto, poi un bell'uomo. Si sposa e si trasferisce nel Nevada. Diventa papà, e il suo pargolo, memore di quanto ha passato, non lo perde di vista un attimo. Le sue orecchie sono sempre fatte in quel modo particolare che gli è valso una mamma, un papà e tutto il resto. Soltanto, i suoi capelli non sono più biondi e folti. E sotto i capelli brizzolati, un rovello rimosso chissà quante volte torna ad alzare la voce, a urlare più forte di quanto urlò mamma Dora quella volta, abbracciandolo e scoppiando a piangere...
Paul non può far finta di non sentire. Non può continuare a essere se stesso ma anche un altro, due persone in un corpo. Una vita più una vita non fanno due vite. Fanno un enigma che deve ottenere risposta. E se la sua mamma e il suo papà fossero soltanto putativi? Se putacaso... Adesso la prova del Dna non è più fantascienza: è scienza. Così Paul si sottopone alla prova della verità. Non può dire bugie, non vuole dirle. A parlare per lui sono i geni. E i geni dicono «no». Dicono che Dora e Chester non sono i suoi genitori. «Cari mamma e papà - li chiama ancora così, e non potrebbe non farlo -, so che questa notizia è difficile per voi, eppure io vi amo e sarò sempre vostro figlio. Ma voglio scoprire la verità sulla mia identità», ha scritto Paul all'indirizzo che sappiamo.
Quarantotto anni dopo, un altro brivido è corso lungo la schiena di Dora e Chester. Un brivido di orrore. Hanno perso un figlio. Per la seconda volta. Di solito la vita dà e toglie. A loro ha soltanto tolto: prima il vero Paul, poi, quasi mezzo secolo dopo, l'altro Paul.
«Chi è Paul Fronczak?» è il titolo del profilo Facebook dell'ex trovatello. Vale per lui e vale per l'altro «lui». Ovunque sia, sulla Terra o altrove, sarà sempre il bimbo di Dora e Chester. E il fratello di un tale che si è preso la sua vita. (Da Il Giornale)
In quel momento, inizia la seconda vita di quel bimbo. Ha trovato una famiglia, ha trovato una casa, ha trovato un futuro. E per i 48 anni seguenti metterà fra parentesi il proprio anno mancante. Diventa un bel ragazzino, poi un bel giovanotto, poi un bell'uomo. Si sposa e si trasferisce nel Nevada. Diventa papà, e il suo pargolo, memore di quanto ha passato, non lo perde di vista un attimo. Le sue orecchie sono sempre fatte in quel modo particolare che gli è valso una mamma, un papà e tutto il resto. Soltanto, i suoi capelli non sono più biondi e folti. E sotto i capelli brizzolati, un rovello rimosso chissà quante volte torna ad alzare la voce, a urlare più forte di quanto urlò mamma Dora quella volta, abbracciandolo e scoppiando a piangere...
Paul non può far finta di non sentire. Non può continuare a essere se stesso ma anche un altro, due persone in un corpo. Una vita più una vita non fanno due vite. Fanno un enigma che deve ottenere risposta. E se la sua mamma e il suo papà fossero soltanto putativi? Se putacaso... Adesso la prova del Dna non è più fantascienza: è scienza. Così Paul si sottopone alla prova della verità. Non può dire bugie, non vuole dirle. A parlare per lui sono i geni. E i geni dicono «no». Dicono che Dora e Chester non sono i suoi genitori. «Cari mamma e papà - li chiama ancora così, e non potrebbe non farlo -, so che questa notizia è difficile per voi, eppure io vi amo e sarò sempre vostro figlio. Ma voglio scoprire la verità sulla mia identità», ha scritto Paul all'indirizzo che sappiamo.
Quarantotto anni dopo, un altro brivido è corso lungo la schiena di Dora e Chester. Un brivido di orrore. Hanno perso un figlio. Per la seconda volta. Di solito la vita dà e toglie. A loro ha soltanto tolto: prima il vero Paul, poi, quasi mezzo secolo dopo, l'altro Paul.
«Chi è Paul Fronczak?» è il titolo del profilo Facebook dell'ex trovatello. Vale per lui e vale per l'altro «lui». Ovunque sia, sulla Terra o altrove, sarà sempre il bimbo di Dora e Chester. E il fratello di un tale che si è preso la sua vita. (Da Il Giornale)
sabato 6 luglio 2013
The lovely story of a man and his sick dog.
A single, beautiful photograpf of a man cradling his dog in Lake Superior to help ease the pup’s arthritis has pulled at the heartstrings of all those who have seen it, and now RadarOnLine.com has the real story behind the heart-breaking image that went viral. “I am so surprised at the reaction of all of this,” John Unger of Bayfield, Wisconsin told RadarOnline.com in an exclusive interview in response to the outpouring of support for him and his loual canine companion. The 49-year-old farm caretaker adopted his dog, Schoep, when he was just a puppy, but after a staggering 19 years together, the aging shepherd mix is suffering from arthritis and has trouble sleeping, so the inseparable pair head to nearby Lake Superior so he can be lulled to sleep by te water. “I knew the water relieved the pain, but didn’t know to what extent it was helping at first. It takes all the pressure off the joints and he is just floating there and doesn’t have any body weight,” explained Unger. “He immediately just zones out and is asleep as soon as he puts his head against my chest. I hold him with my right arm and then I will splash water on him and massage his joints – his feet, his shoulders, and his hips if I can. I have had him out there for over an hour but it is usually about 20 minutes.” The extra mile that Unger goes to for Schoep may surprise some people, but the devoted dog owner told Radar that he owes his life to the pup who brought him back from the brink when he had dark thoughts of suicide.
“After a break-up with my then fiancee, I was going through a really bad time. I went down to the break water in Milwaukee at the marina, which is made of up of big boulders,” he confessed. “I was thinking of ending my life, I had Schoep with me and we were down there quite a while. I decided it was time to do this, I was going to head dive into the rocks.”
But one last look at his adopted pet made John rethink his fatal plan.
“When I was really at that moment to jump, he looked up at me with a look I’ve not seen since or before,” explained Unger. “It was a look of concern, like a human, his eyes were squinted and his brow was scrunchedoes when they try to think really hard. It was quite amazing.”
“It snapped me back to realty and made me think, ‘I shouldn’t be doing this… Who was going to care for this dog if I do this?’
“I had just rescued him a year before and I was not going to abandon him again by killing myself. He snapped me out of the frame of mind I was in.”
The brush with death brought John and Schoep even closer together than before. “Everything had new and more meaning for us in every day. I made the commitment when I rescued him that I was doing it for life and to take care of him and I’m sticking to it.”
The now-iconic photo of the inseparable pair was taken by close friend and photographer Hannah Stonehouse Hudson, owner of Stonehouse Photography. “I wanted to give him something to remember Schoep by after he has gone,” she explained to Radar, and she has been blown away by the response. “This is beyond anything that I imagined. I knew he had been taking him out to the lake and I was just going out as a friend as a favor.”
Stonehouse Hudson said she believes the secret to the picture’s universal appeal is its simplicity and the love that pours from it. “People can take whatever they needed from that photo and then and apply it their own lives,” she explained. “It goes with any feeling of love, it’s not just about dogs, it’s about a spouse someone has lost or a friend or a bad time they went through.”
As for Schoep, “He is doing great! I think he feels really good. He is not sick and he is not dying, he is just an old dog and has arthritis,” she said.
“He’s still really active, we do three walks a day and we swim as much as we can,” Unger went on to say. “I take him to the berry farm and let him just be a dog when I can.”
The pair is heading for their fourth laser treatment on Tuesday to ease the pain in the elderly shepherd’s joints and donations have now been pouring in to help pay for his laser treatments to combat his arthritis. Prints can be bought at LakeSuperiorCards.com, and a portion of the proceeds will go towards vet bills.
(By Debbie Emery) Radar Reporter
"Perché vuoi fare la guerra all'America?"
Nell'autunno 1982 una bambina di 10 anni scrive al leader sovietico che le risponde invitandola in Urrs. Il 7 luglio 1983 Samantha Smith (foto) inizia un viaggio che la farà diventare la più giovane e popolare pacifista, impegnata in continui viaggi intorno al mondo.
Spaventata dall'idea che tra Usa e Urss
potesse scoppiare una guerra nucleare scrive una lettera a Jurij
Andropov, appena eletto segretario generale del Pcus, scongiurandolo
di non attaccare l'America. Samantha Reed Smith, dieci anni, è solo
una dei tanti americani, soprattutto bambini e adolescenti, che
inviano missive al leader comunista per chiedergli di impegnarsi per
la pace. Una foglio di carta destinato ad affogare tra migliaia, se
non milioni, di altre lettere. Ma il caso volle che Andropov risponda
proprio a lei. «Cara Samantha, non ho nessuna intenzione di fare la
guerra al tuo Paese, noi russi siamo un popolo pacifico, se non ci
credi viene a trovarci». Invito prontamente accolto e il 7 luglio
del 1983 inizia il viaggio della bambina verso l'Impero del Male.
L'evento ha una copertura mediatica immensa, Samantha diventa una
star mondiale, subito impegnata in viaggi intorno al mondo. Una
popolarità che le sarà però fatale. Al rientro di uno dei suoi
viaggi il suo aereo cadrà al suolo. Ponendo fine, a soli 13 anni,
alla luminosa e breve carriere della più giovane pacifista del
mondo. Un'avventura meravigliosa iniziata nel più banale dei modi
nell'autunno del 1982 a Manchester nel Maine. Samantha è nel salotto
di casa insieme a mamma, Jane, assistente sociale, forse è il 22
novembre perché quel giorno usciva Time con il faccione di Andropov,
nominato appena dieci giorni prima segretario generale del partito
comunista. È un brutto momento per le relazioni Est Ovest, l'Urss è
impegnata da tre anni nella guerra in Afghanistan, e l'elezione di
Andropov, ex ambasciatore a Bupdapest durante la rivolta d'Ungheria
ed ex capo del Kgb, non appare un segnale distensivo. In quei giorni,
giusto per infondere un po' di ottimismo ai telespettatori americani,
il canale televisivo Abc trasmette «The Day After - Il giorno dopo»
su una futuribile guerra atomica tra le due superpotenze. Basta e
avanza per spaventare una bambina di 10 anni che, vedendo appunto
quella foto sul popolare settimanale, chiede alla madre «Se la gente
ha così tanta paura di lui, perché nessuno gli scrive una lettera
per chiedergli se vuole o no una guerra?» ottenendo come risposta un
sintetico invito: «Perché non tu?». Non era del resto la prima
volta che la piccola scriveva a un grande della terra: cinque anni
prima aveva inviato una lettera alla Regina Elisabetta II
d'Inghilterra, per dirle che le piaceva molto. Perché dunque non
anche ad Andropov? Detto fatto. Poche righe sintetiche in cui, dopo
avergli fatto i complimenti per il suo nuovo incarico, gli chiede se
volesse scatenare una guerra nucleare e, nel caso non fosse vero, di
impegnarsi per non farla scoppiare. Quindi conclude chiedendogli
anche perché voglia conquistare il mondo e l'America in
particolare. La cosa sembrò finire lì, ma nell'aprile dell'83 un
giornalista, corrispondente americano da Mosca, le telefonò dicendo
di aver letto la sua lettera sulla Pravda. Il tempo di realizzare
cosa stesse succedendo e arriva la risposta di Andropov. «Non è
vero che vogliamo la guerra o conquistare il tuo Paese - scrive in
sostanza il leader sovietico - siamo un popolo pacifico e se non ci
credi viene a trovarci. Non ora perché fa freddo, ma appena arriva
l'estate». Così, presi i contatti, ottenuti visti e permessi, il 7
luglio la piccola Samantha prende un volo per Mosca con mamma e papà
Arthur, docente di letteratura e scrittura creativa presso
l'Università del Maine ad Augusta. Visitò Mosca e Leningrado
per venire poi ospitata ad Artek, il principale campo dei «Pionieri»,
l'omologo sovietico dei boy scout, in Crimea. E per non farla sentire
isolata, il Governo russo scegle ragazzi che parlano bene l'inglese,
tra questi Natasha Kashirina di Leningrado con cui rimase poi in
contatto fino alla morte. Non incontra però il su anfitrione:
Andropov è già molto malato (sarebbe morto l'anno dopo) e si limita
a chiamarla al telefono. Il soggiorno di Samantha e dei genitori è
un trionfo, soprattutto per la propaganda sovietica. Parlando ad una
conferenza stampa a Mosca, la ragazzina Smith dichiara che i russi
sono «proprio come noi». Un affetto ricambiato visto che dopo la
morte della ragazzina l'Unione Sovietica le dedica un francobollo, un
diamante, una varietà di tulipani e di dalie, un vascello. A Mosca
viene addirittura scoperto un monumento per ricordarla e, quando
l'astronoma sovietica Chernykh scoprì l'asteroide 3147 ottiene
dall'Unione Astronomica Internazionale di darle il nome Samantha.
Il suo rientro in patria non ha minore clamore, anche se non mancano le critiche perché in tal modo gli «orchi sovietici» vengono in qualche modo umanizzati. Samantha diventa un'attivista pacifista, ospitata nel 1984 in uno speciale sulla politica per bambini voluto dalla Disney, intervista candidati alle presidenziali del 1984 come George McGovern e Jesse Jackson. Visita il Giappone con sua madre, dove incontra il primo ministro Yasuhiro Nakasone e interviene al Simposio Internazionale della Gioventù tenutosi a Kobe. Nel suo discorso suggerisce ai leader sovietici e americani di scambiarsi le figlie per due settimane all'anno, perché così «non desidererebbero sganciare una bomba sul Paese che ospita la propria figlia». Scrive un libro intitolato «Journey to the Soviet Union» (Viaggio in Unione Sovietica) e intraprende persino la carriere di attrice, recitando con Robert Wagner nella serie televisiva «Lime Street». La sua breve esistenza si conclude il 25 agosto 1985 quando, al rientro nel Maine dalle riprese della serie Tv, il suo aereo si schiantò al suolo in fase di atterraggio. Nel disastro muoiono i due membri dell'equipaggio e i sei passeggeri, tra cui appunto Samantha e il padre. La sua prematura scomparsa desta un vasto cordoglio, soprattutto nel Maine dove era ormai una celebrità. Lo Stato decise di dedicarle il primo lunedì di giugno di ongi anno e una statua nei pressi del Maine State Museum di Augusta. Samantha è ritratta mentre libera una colomba, con ai piedi un cucciolo d'orso, animale simbolo sia del Maine che della Russia. Anche una scuola elementare dello stato di Washington e un dormitorio dell'Università del Maine ricordano l'adolescente La sua «carriera» dura solo due anni, ma la spontaneità con cui la percorre e gli incredibili successi ottenuti la faranno rimanere per sempre un caso unico nella storia del movimento pacifista internazionale. (Il Giornale)
Il suo rientro in patria non ha minore clamore, anche se non mancano le critiche perché in tal modo gli «orchi sovietici» vengono in qualche modo umanizzati. Samantha diventa un'attivista pacifista, ospitata nel 1984 in uno speciale sulla politica per bambini voluto dalla Disney, intervista candidati alle presidenziali del 1984 come George McGovern e Jesse Jackson. Visita il Giappone con sua madre, dove incontra il primo ministro Yasuhiro Nakasone e interviene al Simposio Internazionale della Gioventù tenutosi a Kobe. Nel suo discorso suggerisce ai leader sovietici e americani di scambiarsi le figlie per due settimane all'anno, perché così «non desidererebbero sganciare una bomba sul Paese che ospita la propria figlia». Scrive un libro intitolato «Journey to the Soviet Union» (Viaggio in Unione Sovietica) e intraprende persino la carriere di attrice, recitando con Robert Wagner nella serie televisiva «Lime Street». La sua breve esistenza si conclude il 25 agosto 1985 quando, al rientro nel Maine dalle riprese della serie Tv, il suo aereo si schiantò al suolo in fase di atterraggio. Nel disastro muoiono i due membri dell'equipaggio e i sei passeggeri, tra cui appunto Samantha e il padre. La sua prematura scomparsa desta un vasto cordoglio, soprattutto nel Maine dove era ormai una celebrità. Lo Stato decise di dedicarle il primo lunedì di giugno di ongi anno e una statua nei pressi del Maine State Museum di Augusta. Samantha è ritratta mentre libera una colomba, con ai piedi un cucciolo d'orso, animale simbolo sia del Maine che della Russia. Anche una scuola elementare dello stato di Washington e un dormitorio dell'Università del Maine ricordano l'adolescente La sua «carriera» dura solo due anni, ma la spontaneità con cui la percorre e gli incredibili successi ottenuti la faranno rimanere per sempre un caso unico nella storia del movimento pacifista internazionale. (Il Giornale)
lunedì 8 aprile 2013
Homeless man wins $50K in lotto
After living in a tent for nearly 20 years, you’d think you’d want a warm bed as soon as possible.
Not Dennis Mahurin (foto) though. He’s been homeless since 1978 and
after buying a scratch-off ticket from a Circle K gas station in
Bloomington, Ill., he didn’t really plan on becoming rich."I scratched it off right here in my tent,” Mahurin told CINewsNow. “I thought it was a thousand dollars. She said, 'Nope.' I said, 'Oh, I messed up didn't?' She said it was $50,000, and I almost fell over."
With $50,000 in hand, the 59-year-old says he doesn’t plan to change his lifestyle. Instead, he wants to give back.
"With all the other homeless people around here, I've made up my mind,” Mahurin said. “I'm gonna give them each $100."
He says he has eight friends in mind for the cash but expects some more friends to come around once they hear about his new prize.
He told CINewsNow he also plans to visit his son, see a dentist and put some of the cash away.
After taxes, Mahurin will end up with about $35,000 to spend as he wishes.
And, it seems like he’s pretty happy where he is.
“I'm living in a tent, happy as can be in my nature."
sabato 30 marzo 2013
Addio a Enzo Jannacci.
È stata aperta questa mattina la
camera ardente per Enzo Jannacci, (foto)
scomparso ieri sera nella casa di cura Columbus di Milano. Il
cantautore avrebbe compiuto 78 anni il prossimo 3 giugno. Nonostante
la pioggia e le festività in tanti hanno deciso di dare
personalmente l'ultimo saluto al "dottore" della musica.Il
mondo della musica e della politica piange uno degli artisti simbolo
del capoluogo lombardo. "Con la sua ironia e le sue canzoni ha
raccontato la Milano più vera. Rimarrà nella storia della città",
ha ricordato Giulaino Pisapia in un tweet, mentre Fabio Fazio
lo ha definito "un genio: le sue parole che non riuscivano a
star dietro ai suoi pensieri. La sua poesia ha inventato un mondo
bellissimo". Roberto Maroni, poi, lo ha voluto salutare in
milanese: "Riposa in pas, cunt i too scarp del tenis".
"Quelli che... Adesso sanno l’effetto che fa. Buon viaggio",
ha detto invece laconico Francesco Guccini, mentre i
Nomadi hanno chiesto: "Salutaci le stelle...". A
messaggi più sintetici come quello di Syria, che ha salutato
Jannacci con un "ciao signor Enzo", si accompagnano
tweet più personali come quello di Paola Turci: "Rimangono
tutte le tue canzoni e un pezzo di strada fatta insieme".
Ironico Frankie Hi Energy: "Ciao Enzo non ti scapicollare";
triste Luca Bizzarri: «Cristo come mi dispiace. Addio, signor pur
talento". Tanti e accorati i messaggi di Dalia, figlia di
Giorgio Gaber, con cui Jannacci formò una celebre coppia della
canzone italiana: "Ciao Enzo, ti voglio bene". Il
più commosso è Cochi Ponzoni, che con Jannacci ha
lavorato: "Parlare di Enzo? È come parlare di un fratello,
un fratello che è morto. Abbiamo vissuto talmente tante
esperienze insieme, viaggi, cose della vita, lavoro, che per me era
uno di famiglia. Certo Enzo era un grande artista, un poeta, un uomo
eccezionale. Uno che ha compiuto nella sua vita tante di quelle cose
che ce ne vorrebbero tre di vite, jazzista, compositore, attore, era
pure diplomato in composizione all’accademia. E poi medico, e che
medico! Uno che ha avuto esperienza con gente dal calibro di Barnard
e con Azzolina... ma per me e Renato è stato soprattutto un grande
amico, un fratello maggiore uno che ci ha tanto aiutato". Il
cabarettista ha raccontato anche l'incontro con il cantautore:
"Ci siamo conosciuti nel ’64, lui era già famoso, aveva
già avuto il successo di Scarp de tennis, io e Renato eravamo dei
ragazzini. Noi facevamo cabaret al Cab 64 di Milano, lui è venuto a
vederci, gli siamo piaciuti e così abbiamo cominciato a
frequentarci. Lui ci ha aiutato, noi facevamo i testi e lui spesso li
musicava. Ad esempio La vita l’è bela è stata musicata da
lui...".
(Il Giornale online)
mercoledì 27 marzo 2013
L'anello perduto e la favola del barbone del Kansas
Il senzatetto restituisce il gioiello prezioso. E riguadagna la vita e la famiglia. Un anello di platino con diamante, il bicchiere di plastica di un mendicante, un gesto di disattenzione, uno di buon cuore. E, in pochi giorni, una vita che esce dai sacchi di rifiuti in cui - parole del protagonista - era finita e si trasforma in un film da far invidia a Frank Capra.
Sono passati meno di due mesi dal giorno in cui, era l'8 febbraio, una giovane signora bionda di Kansas City, estraendo dal portafogli delle monete per un senzatetto, fa scivolare inavvertitamente nel raccoglitore delle offerte un anello di fidanzamento. A fine giornata il 55enne barbone Billy Ray Harris (foto) lo trova e lo porta subito da un gioielliere a farlo valutare. L'istinto è quello di ricavarne un po' di soldi. Quattromila dollari, dice il negoziante. Troppi per Billy. Ci ripensa: quell'anello merita di essere restituito al legittimo proprietario. E così quando la signora Sarah Darling un paio di giorni dopo torna a cercarlo, incredula, lo ritrova.E invece Billy adesso ha molto di più: una casa, un lavoretto come «roadie» (la persona che viaggia con una band e ne trasporta e sistema gli strumenti), e un nuovo amico, Bill, col quale esce a bersi una birra, a guardare le partite, o un film. Soprattutto, ha di nuovo una famiglia.
Dopo sedici anni trascorsi da fantasma le sorelle e il fratello temevano fosse morto. Almeno questa, hanno raccontato, era la voce che si era sparsa in Texas, dove alcuni degli Harris vivono, a ottocento chilometri da Kansas City. Poi la sorella più piccola, Robin, ha visto una foto sul giornale e non ha avuto dubbi: «L'ho riconosciuto subito, e automaticamente ho iniziato a urlare». Di lì sono cominciate le email, le telefonate, i pianti e le risate. E i progetti per una grande rimpatriata, quest'estate.
Anticipata - e come poteva essere altrimenti - dalla tv. Domenica Billy e i Krejci erano al «Today show», storico programma mattutino della Nbc, quando la presentatrice ha annunciato una sorpresa e ha fatto entrare Robin, Edwin, Elsie e Nellie: i cinque fratelli Harris si sono ritrovati di nuovo tutti insieme. Abbracci, lacrime, sorrisi, ma anche l'imbarazzo del tempo passato. Fuori onda ci sarà tempo per ritrovarsi e raccontarsi cosa è andato storto. E di certo rimettere insieme i fili sarà più difficile, a telecamere spente. Ma intanto grazie al gesto ispirato, come ha raccontato, dal nonno reverendo che l'ha cresciuto, Billy si è guadagnato un'altra chance e si gode la gita a New York, dove sono gli studi della Nbc. Ieri Bill ha pubblicato sul sito della raccolta fondi una foto di Billy avvolto nella bandiera americana, abbracciato a due artisti di strada con le maschere di Topolino e della Statua della libertà. «Ditemi se non ci sono più di 50 sottotesti in questa immagine», ha scritto. E come dargli torto? (Corriere della Sera online)
martedì 26 marzo 2013
In Italy, double jeopardy for Amanda Knox?
Amanda Knox, the American student who was accused of killing a British student she shared an apartment with, was not in court on Monday, as prosecutors made their case for a retrial in front of the Italian Supreme Court, and is “confident” in the Italian judicial system. Knox spent four years in an Italian jail and was found guilty of murdering another college student while traveling abroad in Italy in 2009. Knox’s sentence was later overturned, and prosecutors are appealing that decision, arguing for a retrial, reports the Associated Press.
Knox and her boyfriend at the time, Italian native Raffaele Sollecito, were acquitted of the 2007 death of 21-year-old British student Meredith Kercher in 2011.
The prosecutors appealed, and the case is being heard by the Italian Supreme Court on Monday; a verdict is expected shortly thereafter. Giulia Bongiorno, Sollecito’s attorney, said the case against his client and Knox has been “an absurd judicial process,” notes AP. The appellate court, which overturned the conviction, said that the case lacked evidence against Knox and Sollecito due to the murder weapon not being found and faulty DNA testing, notes AP. Knox, following the acquittal, returned to Seattle and is not in Italy for the appeal, but she may not need to return if the court orders a retrial.
Another individual, Rudy Guede, described as an “Ivorian drifter” was later convicted of the murder of Kercher, reports CNN. But the prosecution believes that Guede did not act alone.
“We are still convinced that they are the co-authors of Meredith's homicide,” prosecutor Giovanni Galati said, according to CNN. Sollecito and Knox were hoping to resume their lives; Knox is currently enrolled at the University of Washington in Seattle and has written a memoir, “Waiting to be Heard,” that will be published on April 30.
Knox is also appealing her own conviction, a slander charge, in a separate trial, notes AP. Knox said a local bar owner was responsible for the death of Kercher, which led to his arrest and detention for two weeks before being let go by police.
(foto: Amanda Knox e Raffaele Sollecito)
venerdì 22 marzo 2013
Massacrò Tommy: il suo assassino esce di galera
Lo strazio di una madre. L'indignazione di tutti noi. C'è un bambino dagli occhi sgranati su un futuro che l'ha tradito, si chiamava Tommy, (foto) la cui morte orribile è una ferita che sanguina ancora. Stimmate dell'Italia contemporanea. Sono passati solo sette anni da quel 2 marzo 2006 e dall'azione scellerata compiuta da un terzetto criminale: Mario Alessi, la convivente Antonella Conserva, Salvatore Raimondi. Quando Alessi chiese temerariamente alla mamma di Tommy, la signora Paola, il perdono, lei gli rispose duramente: «Non so se lo perdonerò mai, voglio solo che sconti la sua pena». La pena, l'ergastolo, Alessi la sta scontando ma si sa che in Italia ci sono molti modi per affrontare il carcere. Ora si scopre che nei prossimi mesi Alessi potrebbe iniziare una nuova vita come giardiniere. Fuori di giorno, in carcere, a Prato, di notte. Sì, ha frequentato un corso e ora è pronto per voltare pagina. Un'immagine bucolica si sovrappone al sangue e all'orrore. Anzi, prova a spingerli via, fra le brume della memoria. Ci spiace. Non siamo pronti. Noi e nemmeno la madre che urla rabbia e dolore: «È ancora un uomo pericoloso». Dicono che in cella Alessi si comporti in modo irreprensibile. Dicono. Lei, con il sesto senso di una madre, ripete: «Ha stuprato una donna e ha ucciso il mio bambino. La prossima volta, se tornerà libero, che cosa farà? Quell'uomo fuori dal carcere può fare solo male». Per la cronaca, se la giustizia avesse fatto subito il suo corso, Alessi non sarebbe entrato nel Guinness della cronaca nera. Era sotto processo per violenza sessuale, ma in attesa del dibattimento era libero. E così ebbe il tempo di congegnare la sventurata spedizione a casa Onofri per portare via e massacrare lo scricciolo che aveva solo 18 mesi.
Poi ebbe la faccia di bronzo di andare in tv, piangere lacrime fasulle e rivoltanti e darsi un contegno zuccheroso, prima di essere finalmente smascherato come uno degli autori, se non il principale, di questo abominio. La giustizia che è arrivata troppo tardi, rischia di andarsene troppo presto. Non si è mai capito come andò effettivamente quel giorno nelle campagne di Casalbaroncolo (Parma).
Alessi ha sempre ripetuto: «L'ho rapito, ma non l'ho ucciso. È stato Raimondi». Rimpalli sul cadavere di un bambino, scarichi reciproci di responsabilità e nessun pentimento all'orizzonte. Lui si è preso l'ergastolo, i complici, fra processi bis e riti abbreviati, hanno limitato i danni. Pare impossibile ma Antonella Conserva se l'è cavata con 24 anni, Raimondi addirittura con 20. Nel Paese che ha appena liberato Pietro Maso e Ruggero Jucker è fin troppo facile prevedere cosa accadrà già domani. E lui, Alessi, poteva rimanere indietro, intrappolato dietro le sbarre? Ricomincia così, o almeno dovrebbe, da giardiniere. Per carità, sappiamo bene che il lavoro esterno non è un permesso premio e nemmeno la semilibertà. Sappiamo anche che il lavoro è la strada maestra per la rieducazione della persona e sappiamo perfino che la fatica può servire anche per risarcire i parenti delle vittime, ammesso che si possa risarcire quel che non ha prezzo.
Sappiamo ma non comprendiamo. Non ora, almeno. Non ora che la madre urla e si dispera. Non in un Paese in cui la giustizia è un colabrodo e sembra che più alto è il crimine commesso più elevate sono le chance di recupero, sconto sulla pena e tutto il resto. Non con un ceffo che ha gestito il dolore come un coccodrillo e si è reso protagonista in cella di un altro episodio dubbio che sa tanto di furbata: Alessi rivelò all'universo mondo le presunte confidenze di Rudy Guede, uno dei killer di Meredith, altra pagina dell'album nero italiano. Guede gli avrebbe raccontato che Raffaele Sollecito e Amanda Knox erano innocenti. Guede l'ha smentito e la storia è finita lì, mentre lui correva a passi rapidi verso il ritorno in società. Come fosse stato assente giustificato. Ogni cosa a suo tempo. Evitateci lo show fra le rose e i cespugli. Se proprio deve, continui a potare le piante del carcere.
(Il Giornale)
mercoledì 20 marzo 2013
Dopo 3 anni e 600 chilometri Rocky torna a casa
Non
è un film, ma potrebbe esserlo stato, e il fatto che sia una storia
vera, fa venire le lacrime agli occhi. Rocky (foto) un pastore tedesco di 5
anni, è tornato a casa tre anni dopo che era stato rubato da alcuni
rom a Salerno. Ha risalito la penisola, 600 chilometri dal Cilento
alla Toscana, fino a Pisa, lì ha poi avuto uno strappo fino a
Carrara, dove vive il suo padrone. E così è tornato a casa, dopo
tre anni in cui ormai si erano perse tutte le speranze. Già, è una
storia vera. Incredibile e commovente, come solo le storie vere sanno
essere. Rocky era stato portato ancora cucciolo in un canile di
Carrara, dove era stato poi adottato da un siriano, Ibrahim Fwal, che
da anni vive nella città toscana, perfettamente integrato. I due
formano subito una coppia affiatata. Come tutti i trovatelli, Rocky
si dimostra subito molto affettuoso e si affeziona rapidamente al
padrone, che lo tratta ormai quasi come un figlio. Facevano tutto
assieme, andavano anche al mare. Ed è lì che Rocky, a due anni,
scomparirà. "Quando
sono tornato sulla spiaggia, alcune persone mi hanno riferito di aver
visto degli zingari portarselo via. Da allora non mi sono dato pace:
l’ho cercato dovunque, ho girato tutti i canili della zona, ho
fatto mettere annunci sul giornale, ma di Rocky nessuna traccia".
Non
serviranno a nulla i cartelli e le ricerche. Rocky scompare. E' un
fenomeno in crescita, quello del furto di cani da parte dei Rom.
Spesso li prendono cuccioli, per usarli come ulteriore elemento di
richiesta di elemosine. Non è un film, ma potrebbe esserlo stato, e
il fatto che sia una storia vera, fa venire le lacrime agli occhi.
Rocky, un pastore tedesco di 5 anni, è tornato a casa tre anni dopo
che era stato rubato da alcuni Rom a Salerno. Ha risalito la
penisola, 600 chilometri dal Cilento alla Toscana, fino a Pisa, lì
ha poi avuto uno strappo fino a Carrara, dove vive il suo padrone. E
così è tornato a casa, dopo tre anni in cui ormai si erano perse
tutte le speranze. Già, è una storia vera. Incredibile e
commovente, come solo le storie vere sanno essere.Cosa gli sia
accaduto, in questi tre anni, solo il cane può saperlo. Forse è
fuggito dai Rom, forse loro lo hanno abbandonato. Qualche tempo dopo,
viene adottato da una famiglia di Salerno. Ma Rocky è irrequieto.
Prova a fuggire un paio di volte e la sua nuova famiglia,
preoccupata, gli mette un collare con tanto di indirizzo e numero di
telefono, in modo da poterlo più facilmente trovare in caso di nuova
fuga. Ma Rocky ci prova spesso. L'ultima volta, quella decisiva, due
mesi fa. E' quella "buona". Rocky punta al Nord. Salerno
dista da Carrara 700 chilometri e Rocky ha lo svantaggio di non aver
studiato geografia. Ma il suo istinto ed il suo cuore sanno dove
puntare. In neanche sessanta giorni, batte seicento chilometri,
ammesso che abbia compiuto un tragitto rettilineo e senza contare le
deviazioni lungo il persorso, che sicuramente ci sono state. E le
pause per nutrirsi, per riposarsi.Riesce finalmente ad arrivare a
Pisa. Mancano ancora cento chilometri buoni a Carrara. Ha i
polpastrelli ridotti ad un sottile strato di pelle sanguinante. E'
malnutrito, stanco. A Pisa, il suo viaggio rischia di interrompersi.
Qualcuno lo ha notato, infatti. Ed ha notato il suo collare.
Leggono
l'indirizzo, Salerno, ed il numero di telefono. Chiamano in Campania.
"Sì, è il nostro cane". Rocky
"rischia" di tornare alla sua seconda famiglia, vede
vanificare il suo immane sforzo. Poi, la svolta. Qualcuno, nota un
tatuaggio strano di Rocky. E' un indizio. Risale a quando era un
cucciolo. E lo abbina ad un siriano di Carrara, che viene supposto
per la prima volta sia il suo legittimo proprietario. Lo
rintracciano, lui è incredulo. Gli ultimi cento chilometri, da Pisa
a Carrara, li fa in auto. Seicento chilometri su settecento possono
bastare come prova d'amore per Ibrahim. Ci può stare uno strappo.E'
raggiante il suo padrone:
«Non ci credevo, non ci potevo credere! Quando me l’hanno portato
a casa era in macchina e da dentro ha sentito la mia voce ed ha
iniziato a fare il diavolo a quattro!» Rocky
è tornato a casa. Tre anni e settecento chilometri dopo, la sua
storia ha avuto un lieto fine. Ed ha ricordato a noi uomini che
l'amore è più forte di qualsiasi distanza geografica, di qualunque
barriera, di qualunque altra cosa. Ci ha ricordato, insomma, il
nostro lato umano. Quello che ci distingue dalle cose inanimate.
Insomma, ci ha ricordato quel sentimento per cui vale la pena vivere.
(Da
“La Nazione” di Carrara)
sabato 19 gennaio 2013
Armstrong: "Senza doping non vinci".
Lance Armstrong (foto) vuole tornare a gareggiare ed è questo uno dei motivi
che lo hanno indotto ad ammettere il doping. «Voglio tornare alle gare,
la squalifica a vita è una condanna a morte», ha dichiarato il campione
texano nella seconda parte dell'intervista a Oprah Winfrey, in cui si è
anche commosso ricordando come il figlio Lucas lo difendesse dalle
accuse di doping e ha definito le dimissioni dalla fondazione Livestrong
come «il momento più umiliante» di questa vicenda. Si conferma anche
nella seconda parte dell'intervista quella che è la strategia del
ciclista texano che ha ammesso il doping fino al 2005 (periodo coperto
da prescrizione), per tentare di evitare di danneggiare realmente se
stesso e la sua fondazione Livestrong. All'atleta sono stati revocati
praticamente tutti i titoli vinti dall'Uci (Unione ciclistica
internazionale), lo scorso ottobre; ha aggiunto che essere stato
costretto a lasciare la sua Fondazione Livestrong per la lotta al cancro
è stato «un momento di grande umiltà».
La fondazione era
per Armstrong come un suo sesto figlio. «Non sono stato forzato, ma
sentivo le pressioni. Era la cosa migliore per l'organizzazione, è stato
il momento più basso» ha ricordato l'ex ciclista. «Stai affrontando i
tuoi demoni?'»domanda di Oprah. «Assolutamente» è stata la risposta. La
presentatrice ha chiesto poi se, a suo parere, l'uso di sostanze vietate
abbia contribuito a farlo ammalare di cancro. «Non credo. Non sono un
medico, nessun dottore mi ha detto questo» ha spiegato Armstrong. Un
filmato di una deposizione del 2005 ha mostrato Lance mentre diceva, in
una sorta di auto-profezia, che se fosse risultato positivo ai test
antidoping avrebbe perso tutti i suoi contratti con la squadra e gli
sponsor, ma soprattutto la fiducia della gente e di tutti i
sopravvissuti al cancro. «L'importante per me non sono tanto i soldi» ma
non perdere il supporto di centinaia di migliaia di persone. «È
disgustoso. Non mi piace, non mi piace quel tizio» ha commentato l'ex
campione, che alla domanda di Oprah: «Chi era quel tizio?» ha risposto.
«Era un tipo che si sentiva invincibile, a cui era stato detto di essere
invincibile e che credeva totalmente di esserlo. Ecco cos'ero. Quel
tipo è ancora qui, non mentirò al pubblico dicendo "sono in terapia, mi
sento meglio". C'è ancora. Deve essere eliminato attraverso un
percorso». Armstrong ha elencato alcuni degli individui con i quali si
dovrà scusare. «Cosa dici ai milioni di persone che ti hanno creduto?»
la domanda della presentatrice. «Dico che capisco la loro rabbia. Mi
avete sostenuto per tanto tempo e creduto e vi ho mentito. Me ne scuso e
passerò tutto il tempo che occorre a porgere delle scuse». Molta gente
crede che Lance abbia scelto di sottoporsi a quest'intervista per poter
tornare allo sport. «Se mi chiedi se voglio di nuovo fare delle gare, la
risposta è sì. Sono un combattente, amo le gare. Non mi aspetto che
accadrà» ha però aggiunto Armstrong. «Non le gare ciclistiche: ci sono
tante altre cose che vorrei fare, ma non posso con questa penalizzazione
e punizione, come correre la maratona di Chicago quando avrò 50 anni.
Mi piacerebbe, ma non posso» ha spiegato l'ex ciclista, bandito da
qualsiasi manifestazione sportiva ufficiale. «Non posso mentirti,
adorerei avere di nuovo il diritto di competere, ma non è questa la
ragione della mia intervistà ha detto l'ex atleta, spiegando che tanti
altri suoi colleghi sono stati puniti con qualche mese di sospensione
per le stesse trasgressioni, mentre io ho avuto la pena di morte. Non
sto dicendo che non è giusto, ma che è differente».
(da Il Giornale)
(da Il Giornale)
giovedì 10 gennaio 2013
Klaus Kinski: Tra incesto e mito
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Si legge in Madame Bovary: mai
maneggiare troppo un mito, alla fine un po' di oro resta sulle dita.
Dentro la grande letteratura ci sono sempre lucide verità, che
aiutano nella vita. Avvicinare eccessivamente un personaggio rischia
di rivelarlo molto diverso, con un seguito di retroscena e di
delusioni che può dissolvere nel nulla la gloriosa icona. Sono
sempre i più intimi, i familiari e gli amici, ad osservare senza
filtri, fino in fondo, al microscopio, la doppia versione
dell'individuo. E le loro conclusioni possono risultare sconvolgenti.
Certo non si può dire che il famoso Klaus Kinski, attore di grido
dell'altro secolo, morto nel 1991, si portasse dietro una reputazione
di pio e devoto. Compiaciuto nel suo ruolo maledetto, definito
«psicopatico e schizofrenico» nelle cartelle cliniche di un
ospedale berlinese pubblicizzate anni dopo la scomparsa, il grande
pubblico l'ha sempre conosciuto quanto meno come eccentrico,
stravagante, anticonformista, rissoso e piantagrane. Eppure,
nonostante questa reputazione, nessuno riesce adesso ad apprendere
tranquillamente quanto la sua secondogenita Pola, oggi sessantenne,
sorella della più nota Nastassja, rivela al settimanale Stern,
parlando del libro autobiografico di prossima pubblicazione. A tanti
anni di distanza, ricordi e parole di figlia sanguinano come ferite
aperte: «Mio padre mi ha stuprata da quando avevo cinque anni fino
ai diciannove. Si è sempre infischiato di tutto, anche quando
cercavo di difendermi. Gli era indifferente e si prendeva ciò che
voleva». Che la donna si decida a raccontare solo adesso un simile
passato, un simile privato, quando il padre dipinto come mostro e
degenerato non ha più facoltà di difesa, può sembrare piuttosto
sgradevole, se non addirittura inquinato da biechi interessi
editoriali. Fosse così, è chiaro, la figlia sarebbe ben più
mostruosa del genitore. Ma è Pola stessa a spiegare i motivi dello
spaventoso outing: «Non potevo più sentirmi dire da tutti che
grande tuo padre, che genio tuo padre. Da quando è morto, questa
idolatria nei suoi confronti è diventata sempre peggio. La mia
verità di figlia è molto diversa. Non sono mai riuscita a vederlo
come grande attore. Ho vissuto tutta la vita nel terrore dei suoi
scoppi d'ira. Ha abusato di qualunque persona, non ha mai rispettato
nessuno». È certo che in casa Kinski non si giocasse al gioco
dell'Oca e non si montasse il presepe a Natale. La stessa Nastassja,
celebre attrice avviata prestissimo alla professione, spesso in ruoli
decisamente scabrosi, non ha mai nascosto le nebbie della sua
educazione domestica, raccontando di un padre «che era sempre
assente, che non ha badato troppo a noi». A ogni modo è quel che
resta di una memoria, di un mito, di un'icona raffinata e controversa
a rendersi così desolante, così insopportabilmente odioso. Sono gli
effetti collaterali del genio, si ama raccontare nel demi-monde delle
arti. Ma è meglio andarci piano. Una cosa è il fascino
irresistibile della simpatica canaglia, altra cosa è l'efferata
morbosità che viene alla luce in queste storie torbidissime. Certo
non si può dire sia la prima volta che un mito popolare, attore o
cantante, pittore o campione, riveli in filigrana tutt'altra
personalità. Non è la prima volta che a smascherare o a dissacrare
il monumento sia chi lo conosce da vicinissimo, convivendoci a tempo
pieno, toccando con mano le sue virtù e i suoi lati scuri. Quante
volte abbiamo sentito figli raccontare di depressioni domestiche del
padre comico, o di meschinità impensabili del padre pensatore.
Questo però fa parte dell'umanità, dove grandezza e miserie di
mescolano sempre inscindibilmente, permettendo di nascondere le
meschinità soltanto a chi guardi da molto lontano e da molto in
basso, con occhi adoranti e superficiali. Ma nella famiglia Kinski
c'è dell'altro, c'è molto di più e di molto peggio. Un padre che
abusa per anni della sua bambina è una bestia spregevole, e non c'è
genialità capace di attenuare il crimine. Se Kinski attore era quel
Kinski padre, solo una gelida pietra tombale può calare sulla sua
arte. Altro non resta. (da Il Giornale)
sabato 15 dicembre 2012
Sandy Hook Elementary School shooting
On December 14, 2012, 26 people were shot to death, including 20 children and six staff, at Sandy Hook Elementary School in the Sandy Hook village of Newtown, Connecticat. The killer, identified by authorities as 20-year old Adam Lanza, then killed himself. Lanza had previously shot and killed his mother, a volunteer at the school, at their nearby Newtown home. It was the second-deadliest school shooting in U.S. history, after the 2007 Virginia Tech massacre.
After shooting his mother, Nancy Lanza, age 54, Adam drove her car to the school.The killing of Nancy Lanza brought the number of victims to 27. Identification belonging to his older brother, Ryan Lanza, was found on Adam Lanza's body.
In early reports by media organizations, Ryan Lanza was mistakenly identified as the shooter. He later voluntarily agreed to questioning by New Jersey Police, the Connecticit State police and the FBI. He was not considered a suspect nor taken into custody. Lt. J. Paul Vance, the Police spokesman, said that the bodies of all deceased victims were removed and identified during the night, although their names were not officially released:
| Nancy Lanza, mother of the shooter |
| Dawn Hochsprung, 47, principal |
| Vicki Soto, 27, first grade teacher |
| Mary Sherlach, 56, school psychologist |
| 3 unidentified adults |
| 20 unidentified children. |
venerdì 23 novembre 2012
Quelle 90 poltrone in più...
Primo sì a un ddl per eleggere una commissione di riforma della Costituzione. Con stipendi da deputati: indennità incluse.
ROMA - L'ultimo a rammaricarsi pubblicamente è stato Gianfranco Fini: «Abbiamo perso una grande occasione. La politica non ha capito che si doveva fare di più, per esempio con il taglio dei parlamentari». Dichiarazione di due mesi fa, quando il presidente della Camera certo ignorava l'esistenza di un'ipotesi suggestiva. Cioè che le politiche di marzo ci potrebbero regalare un numero di eletti addirittura superiore a quello attuale: 1.035 anziché 945. Novanta poltrone in più.
Non è uno scherzo. È quello che stabilisce un disegno di legge approvato a razzo dalla commissione Affari costituzionali del Senato con l'unica opposizione dell'Italia dei valori, il cui rappresentante Francesco «Pancho» Pardi ha invano cercato di demolirlo, e subito fiondato in Aula dove giovedì ha rischiato di essere ratificato al volo. Che cosa dice? Prevede semplicemente l'elezione a suffragio universale di una commissione Costituente che dovrebbe occuparsi della revisione della seconda parte della Carta costituzionale. Ne dovrebbero far parte novanta persone, che non potrebbero ricoprire altri incarichi elettivi, come quello di parlamentare o consigliere regionale. Con il risultato inevitabile di far crescere, sia pure per un solo anno (tanto dovrebbe durare l'incarico) il numero delle poltrone.
A loro saranno affidati interventi come il taglio dei parlamentari, l'abolizione del bicameralismo perfetto, i poteri del presidente della Repubblica... Il tutto mentre nei cassetti di Palazzo Madama giacciono proposte di legge a bizzeffe sugli stessi argomenti. Sulla riduzione del numero dei parlamentari si era perfino raggiunto un accordo fra tutti i partiti: 508 deputati e 254 senatori. Poi la cosa era sfumata.
Dunque il Parlamento non riesce a tagliare il numero degli eletti, pure in presenza di un accordo, poi però riesce a istituire a tempo di record, guarda caso, una commissione di novanta membri che deve provvedere al taglio.
Il disegno di legge è frutto dell'unificazione di numerose proposte variamente datate. E destinate probabilmente a sonnecchiare fino al termine della legislatura se il leader dell'Api Francesco Rutelli, autore di una di esse e relatore insieme a Pasquale Viespoli (prima Pdl, poi Fli, quindi Responsabile), non le avesse improvvisamente rianimate chiedendo e ottenendo il primo agosto scorso la corsia preferenziale della procedura d'urgenza. Che ha però conosciuto un intoppo ieri quando è mancato il numero legale. Se ne riparlerà la prossima settimana, e non si può escludere il moltiplicarsi dei mal di pancia, finora piuttosto isolati. Anche perché c'è la questione dei soldi. Questa commissione Costituente avrà infatti un costo che dovrà essere coperto, in parti uguali, dalla Camera e dal Senato. E lo stipendio dei Novanta? «Il trattamento economico dei membri della commissione Costituente è pari a quello dei membri della Camera dei deputati, ivi comprese le indennità accessorie», hanno proposto Luciana Sbarbati e il suo collega Giampiero D'Alia. Il conto? Una ventina di milioni in un anno. Per fare una riforma che, come ha ricordato Pardi, secondo l'articolo 138 della Costituzione è invece compito del Parlamento. Un po' caruccio di questi tempi, no? (Dal Corriere della Sera online)
sabato 22 settembre 2012
Acido per un amore che finisce.
Una storia che sembra venire da altre latitudini, altri paesi, paesi dove i "volti cancellati" non fanno notizia, e invece succede in Italia, a Brescia. Le peggiori usanze fanno presto ad attecchire, e allora eccoci qui a raccontare l'orrore di questa storia. E' un amore che finisce quello tra Elena P. 23 anni (foto) e incinta al nono mese e William, 26 anni di Travagliato. Un anno di convivenza tra alti e bassi poi, nel luglio scorso la fine. Fin qui tutto regolare, poiché milioni di storie d'amore iniziano e finiscono. "Ho un'altra ragazza" dice William, dubbioso pure sulla paternità del figlio che la sua compagna porta in grembo. Un rapporto deteriorato dunque e quella porta che si chiude. Ma non per Elena che inizia a tartassarlo di telefonate e messaggi, gli taglia le gomme della vettura e così fa pure con quelle dei suoi amici. C'è a questo punto una denuncia ai Carabinieri per "stalkin" fatta da William nei confronti della sua ex compagna la quale a questo punto pensa ad una vendetta "che se la ricorderà". In suo soccorso arriva un amico, un certo Dario B. che da un po' di tempo è un suo spasimante, e poco importa se ha quasi il doppio dei suoi anni. Stabilito il piano, i due con il volto coperto si appostano nei pressi dell'abitazione di William e nella notte tra mercoledì e giovedì scorso lo aggrediscono sulle scale, e una volta immobilizzato, i due gli versano addosso una bottiglia di acido muriatico. Urla di dolore e la fuga dei due aggressori. William viene portato urgentemente all'ospedale di Brescia dove i medici constatano subito la gravità delle ferite. L'occhio sinistro è interamente bruciato e c'è il rischio che il giovane possa perdere anche l'altro. Oltre a ciò, anche il volto è irrimediabilmente "cancellato," e inoltre ha ustioni sul 30 per cento del corpo, tanto che i medici si riservano la prognosi. Per la polizia non è difficile risalire agli autori della brutale aggressione...
La fine della seconda Repubblica...
“60 MLD L’ANNO SONO I NUMERI DELLA PIAGA
SOCIALE E DELLA CORRUZIONE: illegalità, corruzione, malaffare sono
fenomeni ancora notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni,
presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono,
spesso faticosamente, alla luce”.Lo ha scritto nero su bianco la Corte dei Conti, e l'ultima spallata alla dignità politica -come se ce ne fosse bisogno!- arriva da questo ultimo ladrocinio, come specifica bene "Il Giornale".
Con accrediti per quasi ottantamila euro in un solo giorno quel nomignolo - «Batman» - è a dir poco meritato. La lista movimenti del conto corrente del gruppo Pdl «gestita» da Franco Fiorito è piena di sorprese. Così tanto da non sorprendere quasi più. Il 2 maggio scorso, per dire, l'Unicredit annota quattro bonifici per «Francone» con i «soliti» importi ex articolo 8 legge 14/98, quella «per garantire il rapporto tra elettore ed eletto», che dovrebbe servire per i portaborse e che la Regione accredita direttamente ai consiglieri: 4190 euro al mese. Invece quel giorno escono, moltiplicati, dal conto del gruppo: due bonifici da 8381 euro, due da 4191, tutti con beneficiario Franco Fiorito. E non basta. A seguire, stessa data, ecco altri sei ordini di pagamento praticamente identici, tutti da 8380,5 o 8381,1 euro. Se anche questi sono finiti sui suoi otto conti correnti, la cifra totale, in meno di 24 ore, arriva a più di 75mila euro. In mezzo, sempre il due maggio, anche un bonifico da 7.200 euro. E più avanti, nei giorni successivi, la teoria di accrediti continua.Ma il metodo «batman» funziona solo grazie al sistema di (s)controlli della Regione Lazio, che ha visto nel 2011 i 17 gruppi consiliari spendere più di dodici milioni di euro (12.249.712,9), fino a ieri. Poi, dopo il caso Fiorito, sono arrivati i tagli dei tagli voluti dalla Polverini e certificati nel pomeriggio dal voto dell'aula. Tanti soldi, senza dubbio, eppure nemmeno una goccia di questo fiume finanziava il già citato «articolo 8», utilizzato come causale nei bonifici del «Batman di Anagni». Anche quello, peraltro, dimezzato ora a 2095 euro. I 12 milioni servivano a «far funzionare» i gruppi. Che in cambio presentavano un consuntivo annuale al Comitato regionale di controllo contabile. Ma il Coreco non ha grandi poteri di controllo, spiega uno dei componenti, Roberto Buonasorte della Destra. «Verifichiamo solo che i rendiconti arrivino entro i termini. Non facciamo i revisori, la nostra è una mera presa d'atto». E le fatture, gli scontrini, le pezze d'appoggio di quei milioni? «Le conservano i vari gruppi. Quanto alla Destra, assicuro che ogni cent speso da noi, soprattutto in manifesti, è verificabile. Nemmeno un euro dei nostri fondi di funzionamento passa per le mani dei consiglieri».Del gruzzolo distribuito ai partiti nel 2011 e da questi speso quasi il 6 per cento (680mila euro, più di 1.800 al giorno) se ne è andato in spese per alberghi, bar e ristoranti: si parte dai 339 euro dei due consiglieri della lista Bonino-Pannella (meno di mezz'euro al giorno a testa: i radicali e gli scioperi della fame vanno d'accordo) ai 195mila della lista Polverini (41 euro al giorno per consigliere). Più vistoso il «conto» dell'unico consigliere verde, nonché leader nazionale del movimento, Angelo Bonelli: 36.785 euro, più di cento al giorno. Non sempre i conti tornano. Non è chiaro, per esempio, come mai l'Idv con 5 consiglieri incassi 1,2 milioni di euro, contro i 2 milioni concessi al Pd, che di consiglieri ne ha 14. Ma le incertezze sono tante. Nella «distinta» del Pd, tra le spese per «riunioni, convegni, conferenze e incontri» (oltre 210mila euro) si moltiplicano ristoranti e trattorie, così la voce «alberghi, bar e ristoranti» viene invece contenuta in 23mila euro. Le pieghe contabili in cui può affondare inosservato un costo, insomma, abbondano. Un punto su cui hanno messo gli occhi anche gli investigatori. Chissà sotto quale voce saranno finite le elargizioni che secondo quanto raccontato da Fiorito in procura molti consiglieri del Pdl hanno indirizzato verso associazioni di riferimento. Persino l'innocua «cancelleria» rimbalza dai tre euro di Sel ai 4mila dell'Idv. La cui V, forse, sta per valori bollati, a giudicare dagli oltre 11mila euro spesi a testa in media dai cinque consiglieri dipietristi in affrancature e telefonate.
(foto: l'attore Antonio Albanese nei panni del politico Cetto La Qualunque)
martedì 11 settembre 2012
11 Settembre 2001: Never Forget!!!
Un martedì come tanti. John che saluta la moglie per andare in ufficio,
Jean che porta a scuola il figlioletto e scappa a lavorare. Jason il
pompiere che quella mattina è influenzato ma decide ugualmente di
prendere servizio; Mike, il poliziotto che sale in macchina e comincia
il suo giro di ronda; Stephany che saluta la madre nel suo primo giorno
di lavoro... Un martedì come tanti di un settembre ancora mite, e quella
mattina poi il cielo non ha una nube, azzurro come non mai...
Dall'aeroporto Logan di Boston, quasi contemporaneamente, verso le
ore 8.00 due aerei rullano sulla pista. Sono il volo 11 dell'American
Airlines e il 175 dell'United Airlines. Anche dall'aeroporto di Newark
nel vicino New Jersey nella stessa ora si stacca dalla pista il volo 93
della United Airlines e poi, circa un ora dopo, è la volta del volo 77
che lascia la pista dell'aeroporto Dulles di Washington. Un martedì come
tanti dunque, in una New York che corre, che lavora, che sogna. Nessuno
sa che l'inferno invece sta per scatenarsi, violento come non mai.
Dalle finestre di uno dei due grattacieli del World Trade Center
diventati il simbolo della Grande Mela, ovvero quelle splendide colonne
in vetro e acciaio alte 415 metri, Brian seduto davanti al computer nel
suo ufficio al 105esimo piano ha un attimo di incertezza a causa di
quell'aereo che prima, come un puntino lontano ma ora sempre più vicino
punta verso le Torri. Non fa a tempo a provare la paura perchè la morte
lo polverizza in un attimo alle ore 8,45 assieme ai suoi sogni. Betty
nel suo ufficio della Torre sud ha visto l'impatto di quell'aereo e la
nuvola di fuoco e fumo che si è sprigionata. Urla nel suo ufficio al
97esimo piano e fa appena in tempo a scorgere la sagoma di un altro
aereo che dopo una virata si dirige verso di lei. Lo schianto
inevitabile e la fine di tutto avviene alle ore 9.00. Quaranta minuti
dopo un altro aereo si schianta sul Pentagono ed infine, poco dopo le
ore 10.00 un altro velivolo precipita pochi chilometri a sud est di
Pittsburgh. No, non è più un martedì normale, ma è un martedì di lutto,
di tragedia, di dolore. Colpite a morte, le due Torri infine crolleranno
al suolo nel giro di mezz'ora.
NEVER FORGET!!! NEVER FORGET!!!
NEVER FORGET!!! NEVER FORGET!!!
martedì 14 agosto 2012
Quando un popolo ha gli attributi.
L'Australia da' lezione di civiltà a tutto l'Occidente.
Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici. Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando: GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI! “Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà. La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua! La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altra parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi. Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che Vi ha accettati”. Ce lo vedete un Mario Monti -o chi per lui!- fare un annuncio pubblico simile?
lunedì 23 luglio 2012
Benvenuti a Prato, Cina...
Toni trionfalistici: "I cinesi di Prato si fanno italiani", e Anselmo Potenza, presidente della Confederazione Nazionale Artigiani locale pontifica poi che "abbiamo un cinese alla vicepresidenza". Evviva, alleluia! E d'altra parte i "conquistadores" ne hanno il diritto di sedersi ai tavoli che contano e i numeri parlano chiaro: su 190.000 abitanti, Prato conta ben 55.000 stranieri dei quali 40.000 cinesi in città tra regolari e clandestini; 4000 sono le imprese del Sol Levante; il 15% del Pil locale è prodotto ogni anno dalle aziende cinesi; 360 milioni sono gli abiti prodotti da cinesi nel distretto di Prato e il 70% è la quota che viene esportata. "Il clima sta cambiando, e piano piano emergono i vantaggi commerciali per la presenza di questa comunità". E' una realtà in crescita si scrive ancora, insomma, fiato alle trombe e inchino davanti a questa marea cinese che dilaga come un onda di Tsunami. Ma in questo "Dossier dell'Italia che saremo" pubblicato recentemente su La Stampa manca il rovescio della medaglia. Non si parla che questa invasione ha ucciso la piccola industria locale, perché arrivando in un momento di crisi, quindi meno ordini ed entrate in calo, imprenditori cinesi senza scrupoli hanno comprato aziende in agonia per due lire scalzato l'eccellenza artigianale locale poi, vendendo i loro prodotti a prezzi stracciati, hanno ucciso infine quelle industrie che ancora sopravvivevano per l'impossibilità di reggere al confronto, da qui la morte dell'artigianato pratese. Per l'Amministrazione locale "no problem", poiché i cinesi ci salvano l'economia con le loro tasse.... Poveri illusi...La realtà è un altra: "Cinesi, l'Italia al primo posto in Europa per l'evasione fiscale". Vittorio Carlomagno, dell'Associazione Contribuenti Italiani affonda il coltello: "Analizzando i dati, emerge che nei distretti dove la comunità cinese è maggiormente presente, è stato rilevato un indice di evasione fino al 98%". E' la Guardia di Finanza che ha scoperchiato il vaso di Pandora : 6 imprenditori cinesi non hanno presentato nessuna dichiarazione dei redditi a fronte di trasferimenti di denaro all'estero per 6.088.000 euro; altri 4,5 miliardi di euro illecitamente trasferiti in Cina; 558 imprese cinesi che hanno accumulato e spedito all'estero proventi occulti pari a 300 milioni di euro; 24 persone arrestate; 581 persone denunciate; 14 agenzie di Money Transfer bloccate; 207 aziende cinesi sequestrate, unitamente a 283 beni immobili e 471 automezzi, per un valore complessivo di 152 milioni di euro. Il tutto, tirando le fila delle tre operazioni "Cian Liù", "Cian Ba 2011" e "Cian Ba 2012". Parallelamente infine, i Nuclei di Polizia Tributaria di Prato e Firenze hanno sviluppato verifiche fiscali più approfondite nei confronti di 16 imprese cinesi acquisendo così le conferme probatorie di gravi reati fiscali per omesse o infedeli dichiarazioni dei redditi ed IVA, con un sequestro di beni ordinato dal G.I.P. per un valore corrispondente alle imposte evase pari a 12 milioni e 787 mila euro. Paolo Calamai di www.pratoreporter.it fa un ulteriore approfondimento del fenomeno cinese: "Il Comune sta cercando di combattere il problema effettuando con blitz a tappeto nelle fabbriche e nei laboratori gestiti da orientali. Luoghi all'interno dei quali accade di tutto: dai sequestri di persona, agli omicidi, al lavoro nero e minorile, all'evasione fiscale, al non rispetto delle norme igieniche, alla prostituzione, alle cure sanitarie illegali. Ci può essere integrazione -continua Paolo Calamai -, solo se i numeri lo permettono e se si rispettano le regole e le leggi vigenti". Cinesi! Benvenuti a Prato...
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