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mercoledì 20 marzo 2013

Dopo 3 anni e 600 chilometri Rocky torna a casa


Non è un film, ma potrebbe esserlo stato, e il fatto che sia una storia vera, fa venire le lacrime agli occhi. Rocky (foto)  un pastore tedesco di 5 anni, è tornato a casa tre anni dopo che era stato rubato da alcuni rom a Salerno. Ha risalito la penisola, 600 chilometri dal Cilento alla Toscana, fino a Pisa, lì ha poi avuto uno strappo fino a Carrara, dove vive il suo padrone. E così è tornato a casa, dopo tre anni in cui ormai si erano perse tutte le speranze. Già, è una storia vera. Incredibile e commovente, come solo le storie vere sanno essere. Rocky era stato portato ancora cucciolo in un canile di Carrara, dove era stato poi adottato da un siriano, Ibrahim Fwal, che da anni vive nella città toscana, perfettamente integrato. I due formano subito una coppia affiatata. Come tutti i trovatelli, Rocky si dimostra subito molto affettuoso e si affeziona rapidamente al padrone, che lo tratta ormai quasi come un figlio. Facevano tutto assieme, andavano anche al mare. Ed è lì che Rocky, a due anni, scomparirà. "Quando sono tornato sulla spiaggia, alcune persone mi hanno riferito di aver visto degli zingari portarselo via. Da allora non mi sono dato pace: l’ho cercato dovunque, ho girato tutti i canili della zona, ho fatto mettere annunci sul giornale, ma di Rocky nessuna traccia". Non serviranno a nulla i cartelli e le ricerche. Rocky scompare. E' un fenomeno in crescita, quello del furto di cani da parte dei Rom. Spesso li prendono cuccioli, per usarli come ulteriore elemento di richiesta di elemosine. Non è un film, ma potrebbe esserlo stato, e il fatto che sia una storia vera, fa venire le lacrime agli occhi. Rocky, un pastore tedesco di 5 anni, è tornato a casa tre anni dopo che era stato rubato da alcuni Rom a Salerno. Ha risalito la penisola, 600 chilometri dal Cilento alla Toscana, fino a Pisa, lì ha poi avuto uno strappo fino a Carrara, dove vive il suo padrone. E così è tornato a casa, dopo tre anni in cui ormai si erano perse tutte le speranze. Già, è una storia vera. Incredibile e commovente, come solo le storie vere sanno essere.Cosa gli sia accaduto, in questi tre anni, solo il cane può saperlo. Forse è fuggito dai Rom, forse loro lo hanno abbandonato. Qualche tempo dopo, viene adottato da una famiglia di Salerno. Ma Rocky è irrequieto. Prova a fuggire un paio di volte e la sua nuova famiglia, preoccupata, gli mette un collare con tanto di indirizzo e numero di telefono, in modo da poterlo più facilmente trovare in caso di nuova fuga. Ma Rocky ci prova spesso. L'ultima volta, quella decisiva, due mesi fa. E' quella "buona". Rocky punta al Nord. Salerno dista da Carrara 700 chilometri e Rocky ha lo svantaggio di non aver studiato geografia. Ma il suo istinto ed il suo cuore sanno dove puntare. In neanche sessanta giorni, batte seicento chilometri, ammesso che abbia compiuto un tragitto rettilineo e senza contare le deviazioni lungo il persorso, che sicuramente ci sono state. E le pause per nutrirsi, per riposarsi.Riesce finalmente ad arrivare a Pisa. Mancano ancora cento chilometri buoni a Carrara. Ha i polpastrelli ridotti ad un sottile strato di pelle sanguinante. E' malnutrito, stanco. A Pisa, il suo viaggio rischia di interrompersi. Qualcuno lo ha notato, infatti. Ed ha notato il suo collare. Leggono l'indirizzo, Salerno, ed il numero di telefono. Chiamano in Campania. "Sì, è il nostro cane". Rocky "rischia" di tornare alla sua seconda famiglia, vede vanificare il suo immane sforzo. Poi, la svolta. Qualcuno, nota un tatuaggio strano di Rocky. E' un indizio. Risale a quando era un cucciolo. E lo abbina ad un siriano di Carrara, che viene supposto per la prima volta sia il suo legittimo proprietario. Lo rintracciano, lui è incredulo. Gli ultimi cento chilometri, da Pisa a Carrara, li fa in auto. Seicento chilometri su settecento possono bastare come prova d'amore per Ibrahim. Ci può stare uno strappo.E' raggiante il suo padrone: «Non ci credevo, non ci potevo credere! Quando me l’hanno portato a casa era in macchina e da dentro ha sentito la mia voce ed ha iniziato a fare il diavolo a quattro!» Rocky è tornato a casa. Tre anni e settecento chilometri dopo, la sua storia ha avuto un lieto fine. Ed ha ricordato a noi uomini che l'amore è più forte di qualsiasi distanza geografica, di qualunque barriera, di qualunque altra cosa. Ci ha ricordato, insomma, il nostro lato umano. Quello che ci distingue dalle cose inanimate. Insomma, ci ha ricordato quel sentimento per cui vale la pena vivere. 
(Da “La Nazione” di Carrara)

domenica 26 luglio 2009

LA COMMOVENTE STORIA DI BONNIE E CLYDE

Nemmeno Walt Disney avrebbe pensato una storia simile! Ma dal momento che le storie belle, esistono anche nella realtà, vale la pana di ricordare questa, una storia dal vago sapore... umano, seppur portata alla ribalta mondiale da due splendidi animali, due Border Collie. La storia inizia in una campagna inglese sotto una pioggia fitta, quando nei pressi di una strada provinciale, alcuni operatori di un centro di soccorso animale riescono a catturare i due cani. Da alcuni giorni gli abitanti della zona avevano notato questi due Collie vagare senza meta, e con la paura che finissero tra le ruote di qualche veicolo, avevano allertato la protezione animali. Portati al sicuro i due animali, ribattezzati subito Bonnie - una femmina di un paio d'anni- e Clyde -un maschio di circa 5 anni-, i volontari non riuscivano a capire come mai uno seguisse costantemente l'altro. Poi la drammatica -e in un certo senso commovente- scoperta: Bonnie, era la guida di Clyde, quest'ultimo rimasto cieco a causa di una malattia degenerativa. Chissà come i due si erano incontrati e chissà ancora com'era nato quel dolce rapporto, sviluppatosi e stabilitosi nel tempo. Per poter muoversi in tutta tranquillità infatti, Clyde appoggiava il suo muso sulla schiena di Bonnie, seguendola a passo spedito e quando per una ragione qualsiasi si interrompeva quel contatto, Bonnie si fermava in attesa del ricongiungimento. Nessuno sa da dove arrivino questi due "inseparabili amici", fatto sta che questa storia ha fatto il giro del mondo. "Non possono vivere uno senza l'altro" ha commentato Cherie Cootes, una delle responsabili del canile "Meadown Green Dog Rescue Centre" di Norfolk davanti ai microfoni della Bbc, "perché ormai Clyde si fida completamente di lei. Quando sono insieme, nessuno se ne accorge che uno dei due sia cieco". Ora, curati e coccolati, Bonnie & Clyde sono in attesa di un nuovo padrone e le richieste non mancano. "E dovranno avere un unica casa perché quando non c'è lei, lui non ha il coraggio di fare neanche un passo". (Foto: a sinistra Clayde e la guida Bonnie)

venerdì 27 febbraio 2009

STOP KILLING SEALS!

Una lettera giuntami via email, parla dello sterminio delle foche, con centinaia di miglia di cuccioli che vengono barbaramente uccisi per la loro pelliccia bianca e soffice. Un orrore senza fine per queste stupende creature dagli enormi occhioni supplicanti, che accanto alle loro madri, vengono uccise, a volte lasciate ferite a soffrire per poi essere spellate mentre magari sono ancora vive. Un appello, lanciato dall'associazione internazionale "Care2" che io ho immediatamente raccolto e che pubblico in lingua originale:

"Hi Gericus! I'm writing because seals urgently need your help right now. Just weeks from today, Canada's cruel commercial seal kill will begin, with hundreds of thousands of baby seals to be slaughtered for their fur. Just like every year, the seals will be clubbed and shot to death, wonded and left to suffer, and cut open while they are stil alive.
Sign the petition letter to ban the trade in all products derived from the commercial slaughter of seals! Horribly, the killing won't stop with Canada. Other commercial seals slaugthers will open in other parts of the world, with even more seals brutalized for profit. But there is hope on the horizon. This spring, the European Parliament will vote on a historic proposal to ban seals product trade, a ban that could save millions of seals from a horrible fate! Canadians are overwhelmingly opposed to the commercial seals slaughter, and that is why most seal products have to be exported to Europe for sale. The fact is, seals in Canada are dying because Europeans continue to buy their skins. Sign the petition letter.
Europeans hold in their hands the power to save the seals -by ending their trade in seal products. Notably, 425 Members of the European Parliament have already called for such a ban. Now it's your turn! Make your voice count for seals. Please, show your support for an unconditional prohition on seal product trade. Sign this patition today and Humane Society International will make sure your message is carried to the halls of Parliament.
Thank you on behalf of our friends at Humane Society International.
Truly Robin E. Care2 and ThePetitionSite Team.

FERMIAMO L'ORRORE! FIRMIAMO TUTTI!
Indirizzo telematico per la petizione: seals petition care2
(Gericus)

domenica 24 agosto 2008

C'E' MAMMA E MAMMA...

E' quando una certa civiltà è in decadenza che altre prendono il suo posto, e chissà che non sia quella degli animali a sostituirci nel mondo del futuro. Ultimo segno che va in questa direzione -ma quanti altri ce ne sono stati!- ce lo racconta China, (foto) una cagnetta meticcia in quel di Abastos, un paesino a 50 chilometri da Buenos Aires. Nella notte del freddo inverno argentino, un 'guaito' insolito ha destato la curiosità di China. Guidata dall'istinto, la cagnetta si è diretta verso quella fonte del suono per vedere di cosa si trattasse: era il corpicino nudo di un neonato appena partorito e subito gettato in strada. Per China, tutto ciò non ha fatto nessuna differenza, tra quel "cucciolo di uomo " e i suoi sei partoriti da alcune settimane e nel caldo della cuccia poco distante. Con la dolcezza e tenerezza di una mamma, China così ha preso tra i denti il neonato -con ancora il cordone ombelicale attaccato- , e lo ha portato nella sua cuccia, mettendolo tra i suoi cuccioli. E' il gesto istintivo di quella cagnolina dunque, che ha salvato da morte certa per assideramento il neonato, oltre alla prontezza del padrone del cane Favio Anzé, che svegliatosi a causa di alcuni strani "vagiti" provenienti dalla cuccia, si è vestito ed è sceso a guardare al suo interno: sporca di sangue e fango e al sicuro tra gli animali, ha scorto il bebè. La corsa disperata all'ospedale Alejandro Korn e le cure immediate per quel "fagottino", che altro non era che una bambina venuta al mondo da poche ore. La madre naturale e "snaturata", scovata poco dopo dalla polizia, è una ragazza di 14 anni, che durante la notte aveva partorito da sola la bambina e subito se ne era disfatta. Orribile storia sul lato umano ma una bella fiaba come quelle raccontate da Rudyard Kipling, dove gli animali -e questa è la realtà, e se vogliamo un ulteriore conferma, leggiamo il post precedente sul balenottero Colin- dimostrano sempre più amore che non gli uomini. Lo ha detto anche il dottor Egidio Melia, il primario che ha preso in consegna il neonato: "L'istinto materno della cagnetta è stato più forte dell'istinto materno della madre". C'è dunque una morale tra i due gesti? (Gericus)

domenica 13 gennaio 2008

AMICI OLTRE LA MORTE (2008)

E così, dopo la splendida "storia d'amore" tra Otto e Marta, i due meticci rinchiusi in un canile del Piemonte e dove lui, adottato da una famiglia, dopo una settimana rinuncia alla libertà per tornare in gabbia con l'amata, ecco arrivare dall'Inghilterra la storia di Oscar e Arthur, lui un cane e l'altro lui, un gatto. Strano, da sempre identificati "nemici per la pelle", in questo caso affossano qualsiasi luogo comune sulla loro rivalità. Cresciuti insieme, i due splendidi animali vivevano uno per l'altro e già fin da cuccioli si vedeva che tra i due c'era qualcosa che andava ben oltre la "comoda convivenza" in casa di Robert Bell,73 anni e sua moglie. Insieme nei giochi, nel momento della "pappa" e nella cuccia, dove raggomitolati uno contro l'altro dormivano sonni tranquilli. Un giorno però Arthur, il grosso micione è morto. Tristezza per i proprietari ma soprattutto per Oscar, che mogio mogio seguiva le fasi del seppellimento "dell'amico" in un angolo del giardino di casa. A notte fonda però, Oscar è ritornato sulla tomba, e con le sue possenti zampe ha iniziato a scavare, poi, trovato il cadavere di Athur, lo ha estratto dalla fossa e teneramente ha cominciato a leccarlo fino a togliergli qualsiasi traccia di terra dal suo pelo, poi, esausto, si è addormentato accanto a quel corpo senza vita. Lo hanno trovato ancora lì alla mattina, e tra la grande emozione del momento, mister Bell ha inumato di nuovo il gatto, e questa volta più profondamente. Colpiti da questa grande prova d'amore, i due coniugi hanno adottato immediatamente un nuovo gatto, sperando che questi riporti piano piano la gioia di vivere ad Oscar, un cane la cui amicizia per un gatto è andata ben oltre la morte. (Gericus)

venerdì 14 dicembre 2007

AMORE A QUATTRO ZAMPE (2007)

E' la purezza dell'amore, quello con la A maiuscola. Quello enunciato dai cantori del sentimento più naturale, quello che spunta da quella misteriosa essenza che noi chiamiamo "cuore". A mostrarcelo, ancora una volta, non è l'uomo con tutte le sue problematiche, le sue incertezze, i suoi calcoli, ma Otto, un cane randagio. Non è poi una novità asserire che i nostri fedeli "amici" hanno un cuore, poiché di dimostrazioni in tal senso sono piene le cronache dei giornali. Ma veniamo al dunque. Da tempo, in quel canile per randagi sulle colline di Nizza Monferrato (Asti), tra Otto e Marta, una cagnolina dagli occhi dolci e dagli incerti natali, era sbocciato quel sentimento chiamato amore. Tutti e due ospiti della struttura, -chissà, per buona o cattiva sorte- avevano finito per fare coppia fissa, e tale rimanevano anche quando aperte le rispettive gabbie, potevano scorrazzare in quel prato, che pur essendo recintato, dava loro la sensazione della libertà. Musi che si leccano, coccole e poi quella ciotola di cibo da dividere in grande armonia. Cosa vai a pensare alla vita che scorre al di là della recinzione, quando tutto ciò che desideri è lì accanto a te e ti fa sentire libero! Un giorno la libertà arriva davvero, perché la scelta per l'adozione da parte di qualcuno, cade su Otto, quel misto di terrier, pelo corto nero e zampette bianche. Potrebbe essere "l'happy ending" per Otto, perché i nuovi padroni gli mettono a disposizione una cuccia calda, un prato per correre in libertà, cibo e carezze. Potrebbe, se non ci fosse quel certo struggimento che ogni giorno lo intristisce sempre più e che lui, solo lui, sa di cosa si tratta. Domenica 9 dicembre, Otto sparisce, lasciando senza un perché i nuovi padroni. E' lunga tutta la notte la strada che farà, ma per lui non sarà difficile individuare la meta, perché l'amore non ha bisogno di bussola né cartelli indicatori. Lunedì, Roberta Galli, responsabile del canile, apre il cancello per iniziare una nuova giornata di lavoro. Diavolo di un cane! Otto è lì, accucciato davanti alla gabbia di Marta, semplicemente lì, fissandola come non mai, stremato, ma felice di essere lì. Per entrare, come abbiamo visto fare decine di volte nei cartoon, Otto ha scavato un tunnel "sottopassando" la recinzione per arrivare da Marta. Magari sarà di nuovo adottato Otto, ma Roberta Galli non ha esitazione: dovranno prenderli assieme o niente da fare. Favola di Natale? Niente affatto. Questa volta è veramente un "happy ending" , perché quando l'amore è immenso, -ce lo ha dimostrato Otto- "anche un canile diventa paradiso"... (Gericus)
(Foto tratta da La Stampa: Otto)