Ormai non ci salva più nessuno dalla loro presenza. Eccoli lì dunque i nuovi professionisti delle ospitate televisive, loro e sempre loro, come se la popolazione televisiva attendesse con trepidazione parole mai pronunciate, commenti altisonanti, pensieri profondi o verità inconfutabili. Il tutto, grazie -ma si può ringraziare?- alla cronaca nera, ai casi più trucidi che con ritmo quasi quotidiano scombussolano e inorridiscono l'Italia. E dal momento che c'è pure un buon "cachet" -leggasi compenso-, eccoli presenti nei salotti di Bruno Vespa a Porta a Porta e di Alessio Vinci a Matrix, ma anche nelle trasmissioni di intrattenimento pomeridiano e pure domenicale, diventate di fatto un panorama dell'orrore. Insomma, loro e sempre loro. Ma chi sono questi "stakanovisti" dell'apparizione, del commento "forbito" che poi "forbito" non è? Uno tra i più assidui è il "tenebroso" Paolo Crepet, psicologo, che a proposito del delitto di Melania Rea assicura che "è tipico delle donne non parlare in casa dei genitori dei problemi col marito". C'è poi la "severa" Simonetta Matone, magistrato, che sempre sul delitto di Melania sentenzia "che un marito farfallone non è detto che sia un omicida" -meno male che ce l'ha detto...- e poi c'è la "sexy" Roberta Bruzone", criminologa, che più realisticamente ammette "che essere un fedifrago non è certo un bel biglietto da visita quando la moglie viene trovata assassinata". E di questo pensiero è anche un'altra "bella", Marida Lombardo Pijola, scrittrice e giornalista, mentre il "barbuto" Francesco Bruno, criminologo, ospite anche lui fisso di programmi dell'orrore -si è addormentato in diretta come ci mostrò Striscia la Notizia- è quello del "Anna Franzoni è colpevole ma...". Come abbiamo visto, il "parterre" è ampio e i loro pensieri -che li avrebbe espressi tali e quali anche la sora Cesira di Vattelappesca!- finalmente ci hanno illuminato. Ma ce ne sono ancora tanti di professionisti delle ospitate che forse, per rispetto delle vittime -Samuele, Sarah, Yara, Melania tanto per fare alcuni nomi- è meglio non nominare. In troppi oggi campano sul sangue altrui...
mercoledì 11 maggio 2011
Professione: Ospite televisivo
Ormai non ci salva più nessuno dalla loro presenza. Eccoli lì dunque i nuovi professionisti delle ospitate televisive, loro e sempre loro, come se la popolazione televisiva attendesse con trepidazione parole mai pronunciate, commenti altisonanti, pensieri profondi o verità inconfutabili. Il tutto, grazie -ma si può ringraziare?- alla cronaca nera, ai casi più trucidi che con ritmo quasi quotidiano scombussolano e inorridiscono l'Italia. E dal momento che c'è pure un buon "cachet" -leggasi compenso-, eccoli presenti nei salotti di Bruno Vespa a Porta a Porta e di Alessio Vinci a Matrix, ma anche nelle trasmissioni di intrattenimento pomeridiano e pure domenicale, diventate di fatto un panorama dell'orrore. Insomma, loro e sempre loro. Ma chi sono questi "stakanovisti" dell'apparizione, del commento "forbito" che poi "forbito" non è? Uno tra i più assidui è il "tenebroso" Paolo Crepet, psicologo, che a proposito del delitto di Melania Rea assicura che "è tipico delle donne non parlare in casa dei genitori dei problemi col marito". C'è poi la "severa" Simonetta Matone, magistrato, che sempre sul delitto di Melania sentenzia "che un marito farfallone non è detto che sia un omicida" -meno male che ce l'ha detto...- e poi c'è la "sexy" Roberta Bruzone", criminologa, che più realisticamente ammette "che essere un fedifrago non è certo un bel biglietto da visita quando la moglie viene trovata assassinata". E di questo pensiero è anche un'altra "bella", Marida Lombardo Pijola, scrittrice e giornalista, mentre il "barbuto" Francesco Bruno, criminologo, ospite anche lui fisso di programmi dell'orrore -si è addormentato in diretta come ci mostrò Striscia la Notizia- è quello del "Anna Franzoni è colpevole ma...". Come abbiamo visto, il "parterre" è ampio e i loro pensieri -che li avrebbe espressi tali e quali anche la sora Cesira di Vattelappesca!- finalmente ci hanno illuminato. Ma ce ne sono ancora tanti di professionisti delle ospitate che forse, per rispetto delle vittime -Samuele, Sarah, Yara, Melania tanto per fare alcuni nomi- è meglio non nominare. In troppi oggi campano sul sangue altrui...
lunedì 9 maggio 2011
Gunter Sachs, ultimo playboy...
Con Gunter Sachs suicida ieri 8 maggio a Gstaad in Svizzera, si chiude definitivamen-te l'epoca dei "playboy", quella vissuta a cavallo degli anni '60 e '70. Erede di una ricca famiglia -si era preso la "Fichtel & Sachs" del padre morto a sua volta suicida nel 1958-, il giovane 25enne Gunter si era ritrovato nei giri e nelle compagnie che contano, quelle del cosiddetto "jet-set". Facile con i miliardi del papà darsi alla bella vita, pertanto auto da sogno, yacht da mille e una notte e soprattutto, bellissime donne, alcune di questi come le attrici francesi Capucine e Juliette Grecò, la principessina Ira Furstemberg, l'ex imperatrice iraniana Soraya, e Marina Doria, -in seguito sposa di Vittorio Emanuele di Savoia-, con la quale, come ha scritto lui in un libro di memorie, "una volta incontrati ci siamo desiderati immediatamente". Ma la donna che lo proiettò senz'altro nel limbo dei play boy fu Brigitte Bardot, sex symbol europeo ed equivalente in fascino e seduzione al mito americano di Marilyn Monroe. "Quando incontrai Brigitte Bardot in me si destò il lupo", affermò allora Gunter Sachs. E amore fu. Si sposarono a Las Vegas nel 1966, con divorzio avvenuto nel 1969 dopo mesi di eccessi, amori e stravaganze. Se prima era stato l'invidia dei giovani di quegli anni, all'annuncio del divorzio gli stessi giovani si chiesero come può un uomo mandare a quel paese una icona della bellezza come Brigitte Bardot, perché si scrisse che la diva francese lo avesse mollato poiché stufa delle scappatelle del marito. Scavezzacollo ma con gusto, poiché Gunter Sachs oltre che per le sue avventure "d'alto livello", fu riconosciuto anche per lo stile con cui conquistava le sue donne -si dice che in elicottero lasciò cadere sulla villa di Brigitte a Saint Tropez una cascata di petali di rose rosse-, oltre che per il suo abbigliamento che fece epoca: pantalone bianco, camicia a righe bianche e azzurre con collo aperto senza cravatta, e infine piedi nudi dentro a mocassini neri. Di sicuro fu un personaggio che assieme ad altri "pari simili" come Gigi Rizzi -che fu il nuovo amore di BB- e Beppe Piroddi creò il mito di Saint Tropez, quello delle feste senza fine al "Pirata" e delle colazioni mattutine al "Gorille", il bar dei vip sul porto. Una vita sopra le righe dunque per quella stagione irripetibile, chiusa a 78 anni da un colpo di pistola in quello chalet di legno sulle alture di Gstaad, altro luogo esclusivo di un epoca ormai lontana. Come quella, appunto, dei playboy.
(foto: Gunter Sachs e Brigitte Bardot)
giovedì 5 maggio 2011
Osama bin Laden: Ei fu...
Il Cinque Maggio - Alessandro ManzoniEi fu. Siccome immobile
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di
tanto spiro,
così percossa,
attonita la terra al nunzio sta,
muta
pensando all'ultima
ora dell'uom fatale;
né sa quando una
simile orma di pié
mortale
la sua cruenta
polvere a calpestar verrà...
Osama bin Laden "Ei fu" solo tre giorni prima...
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