
I mucchi di pietre sono stati portati via. Per
Sakineh Mohammadi Ashtiani, 42 anni,
(foto) il tribunale di
Tabriz (Iran) ha fatto una "
benevola eccezione": sarà impiccata e non lapidata. E il suo tempo sta per finire, dando credito alle notizie che arrivano per bocca di
Karimi Davood, presidente dell'associazione rifugiati Iraniani in Italia:
"Abbiamo ricevuto dall'Iran fondate informazioni di un accelerazione dei tempi dell'esecuzione, quindi potremmo essere alla vigilia dell'impiccagione". E atroci sospetti sono anche gli arresti dell'avvocato difensore della donna e del figlio di Sakineh, sbattuti in una cella per motivi tuttora da chiarire ma col perentorio ordine di "
non rilasciarli fino a che non sarà stata eseguita la condanna a morte". Il regime iraniano dunque non ascolta appelli giunti da ogni parte del mondo occidentale, dimostrando una volta in più -come se ce ne fosse bisogno- l'assoluto menefreghismo di diritti umani e gesti di clemenza. Da parte loro nessuna dichiarazione in merito, ma una cosa preoccupa ancor di più, poiché si pensa che il regime dei mullah "
intenda impiccare Sakineh in grande segretezza e lo annunci al mondo a fatto compiuto". Come già scritto, Sakineh fu condannata in prima istanza a
99 frustate "
per adulterio", e in seguito, alla lapidazione decisa dal tribunale di Tabriz il 15 maggio 2006 poiché implicata nell'omicidio del marito, una accusa però mai provata e decisa attraverso una confessione estorta alla donna dopo atroci torture. Il cappio è pronto dunque, e oggi potrebbe essere l'ultimo giorno di vita di Sakineh, anche se l'ultima parola di vita o di morte spetta ora ad un uomo. "
Tutto è nelle mani della Suprema Corte, l'ayatollah Alì Kamenei" fanno sapere. Per Sakineh, è l'ultima fiammella nel buio di un Medioevo giunto al terzo millennio...
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