martedì 1 aprile 2008

UNA BALENA A PLACE MOULIN ...

AOSTA - La notizia è di quelle "del secolo": I guardiani della diga di Place Moulin in Valle d'Aosta, ieri mattina si sono accorti che qualcosa di anomalo si trovava nell'invaso. Da un accurato controllo, con grande stupore si sono accorti che una balenottera di grosse dimensioni nuotava in lungo e largo nel freddo specchio d'acqua, mandando grossi sbuffi d'aria verso il cielo. La notizia ha subito fatto affluire sul posto decine di auto, fotografi e turisti, sia svizzeri che italiani. Grande è l'apprensione e la curiosità, poiché si dice che bisogna catturare immediatamente il cetaceo poiché potrebbe mettere a repentaglio la sicurezza della diga stessa. Nel frattempo, lungo i tornanti che portano a Place Moulin, lunghe teorie di auto hanno cominciano ad ingrossarsi. A chi chiedeva spiegazioni, la risposta era delle più semplici: lo scorso anno, nelle acque del lago artificiale, sono state gettate per sbaglio uova di trota provenienti dalla Scandinavia, tra le quali, e non si sa come, c'erano finite pure quelle di balena. Ed in tanti perciò si sono recati alla diga per vedere con i propri occhi la balenottera di montagna, nessuno ricordando che le balene sono dei mammiferi e che di conseguenza uova non ne fanno. Oltre a questo, poi, nessuno si è ricordato che oggi è il "primo aprile", la festa "degli allocchi"... (Gericus) [da La Gazzetta del Popolo. 1967]

MATER SEMPER CERTA, PATER...

Certo la sapevano lunga i nostri antenati, tanto lunga da tirarci fuori addirittura un proverbio oggi più che mai d'attualità... Su questo argomento "Il Giornale" di oggi ci presenta una bella pagina intera, titolando il suo pezzo "Il popolo delle infedeli esce allo scoperto". Per chi non lo avesse ancora capito, stiamo parlando di 'paternità', quella per cui bolla in un bel 10% la percentuale di bambini in Italia non figli del padre presunto. Su 100 bambini dunque, dieci sanno in modo errato chi è il padre. Un bel guaio, tanto che in America, per sollevare dall'incertezza un bel numero di madri - e mogli dunque - sulla provenienza genetica della prole messa al mondo, ecco che arriva in farmacia il kit fai-da-te "Dna Paternity Test", ovvero il test sulla paternità che al prezzo di 30 dollari toglie dubbi, paure e sensi di colpa. Storie di vip soltanto? Niente affatto, perché in farmacia finiscono anonime massaie come donne in carriera, e seppur con alcuni accorgimenti tipo "il test non è per me ma per un amica" acquistano il kit e corrono a casa. E il successo dell'iniziativa farmacologica arriva da quel 60% sul totale delle donne USA che in poco tempo si è recato in farmacia, con la California in testa per quelle 10 mila confezioni sparite dagli scaffali in soli tre mesi. Ma è veramente così vasto il problema? Sembra di si, e come dicono i sociologi, il tutto è dovuto alle molteplici occasioni di incontro, coppie che lavorano distanti uno dall'altra e la facilità dei rapporti che giocano a favore di questo fenomeno, senza escludere comunque il fattore "superficialità" nella donna. E' storia recente infatti il caso di quella ragazza di Merano che messo al mondo un figlio, nell'incertezza di riconoscere il padre genetico fece fare l'esame del Dna ad una mezza squadra di calcio poi, ancora nell'incertezza, aggiunse pure un paio di assessori comunali e un certo numero di compaesani. Ultima domanda: possono essere esentati da questo problema quei padri abituati a sentirsi dire "tuo figlio ti assomiglia come una goccia d'acqua"? Niente affatto, perché la genetica - lo sostengono i medici - "a volte riserva brutte sorprese"... (Gericus)

LA FIERA DELLA VANITA'...

Onestamente trovo umiliante quel mercato delle vanità che molte trasmissioni televisive alimentano, tramite programmi improntati sulla ricerca di giovani talenti. Quella che sul momento mi salta agli occhi per la sua "assurdità" è "X Factor", e il punto principale di tanto sconcerto non è per i suoi partecipanti - poverini, perché non sanno quel che fanno... - ma per i suoi "esaminatori", una sorta di triunvirato da "fiera della vanità". Già a vederli mi ricordano la famiglia Addams, con quel lucifero Morgan, la spettrale Ventura e dulcis in fundo, Mara Maionchi, nella parte di "colei che tutto sa" in quanto a talento. Trasmissioni inutili - e tra queste ci metto poi Amici, Grandi fratelli e simili - perché il talento di un potenziale artista, non lo si può valutare 'tout court' dopo una esibizione di due o tre minuti e per di più sortita magari dall'umore del momento di due o tre esaminatori, perché se così fosse, molti cantanti di oggi sarebbero disoccupati, primo fra tutti un certo Vasco Rossi. Presentatosi per la prima volta e da perfetto sconosciuto al Festival di Sanremo nel 1982 con il pezzo "Vado al massimo" infatti, il rocker di Zocca subì un impietosa stroncatura - Nantas Salvalaggio in primis - sia sul piano artistico che su quello personale. Un mese dopo, smentito clamorosamente il verdetto dei "soloni della critica", il brano di Rossi entrò nella classifica dei dischi più venduti restandoci addirittura per sedici settimane. Ecco perché trasmissioni come "X Factor" non hanno senso di esistere, perché a decretare il successo è sempre il pubblico, il mercato. E non un "esaminatore" seppur lucifero e una "io so se vali"... (Gericus)